Lo so che mi stai cercando
e non dire che sfuggo che sono
il solito clichè della femmina preda.
Sto prendendo un gelato a Campo
de' Fiori,
ti sto immaginando,
e tuttavia non illuderti:
non farò mai il tuo numero.
Voi maschi uccidete con una gomitata;
caddi troppe volte dal nido.
Amami,
che il braccio è rimasto appeso
a quello di un bambino troppo ligio
per essere un uomo,
lasciandomi nuda
nel mercato dell'illusione.
Tu amami,
nelle tue lenzuola fredde, la sera,
quando metti la sveglia e guardi
la giacca appesa alla sedia
- anche in estate.
Amami sapendo
che non mi prenderai,
perchè ho la coda degli uccelli
e la follia dei gatti.
Quando senti il tempo scorrere
e tu sei il bambino sulla scala
che va giù, inesorabile,
amami come un tentativo,
l'ultimo,
come un vecchio assetato
dell'ultimo vaso.
Solo così
potrai scucire qualche spina
dalla torre dei miei sillogismi,
liberando l'aorta
dai vegliardi.
E pensa
come il gabbiano implume
spinto dal tetto del mondo.
Può darsi che ritorneremo lì,
tra i nostri libri,
a fare l'amore
e che rinverdirà l'arazzo che lasciammo,
ammuffito nella nostra casa.
Lo specchio rifletterà,
senza più indugi, quello che so
che rotolò nel tabacco di una pipa
ai confini del bosco.
Da allora amai solo il fiume freddo.
Se vuoi, tu,
cercami da lì.
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