Domani
raccoglieremo rose, la stanchezza
epurati romantici ci scioglieremo
in un'acqua lieve. Il ritorno della spuma.
Il ritorno dei vascelli. Nessun correttore di
bozze o preti saccenti. Toglieremo croste
alle cicale. Al sole che ci manca. Diremo
i nomi dei rami tremuli. Il nome del verde.
La spazzatura agli angoli delle strade
la monderemo. Per ora resta atroce il sospetto.
le saracinesche chiuse conservano tracce d'umanità,
più lievi del mare aperto di questo chiarore trapanante
i crani di accidia e inanità.
Passeri in gabbia su balconi lunghi come bare
stretti come i pensieri. Le polveri hanno atomi
da sparo di pensieri scaduti.
Non dicono più, gli angioli fermi come cattedrali,
rubano lingua alle ombre, all'assedio che il mondo
tramuta in risi opachi di rondini stordite.
Il vincitore è solo. Mette morti nei sacchetti
della spesa. Gioca la schedina del totocalcio.
Un giradischi è sull'uscio, assieme a una vecchia cornice.
Un campo, un gregge. Così verde da sembrare finto.
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