VASI
Ritorna spesso se cala la sera
quel mio sentire che conosco bene
una malinconia che ripropone
nello spazio fra gli occhi e la mente (*)
dei tratti, un'immagine, una faccia
solamente accennata, una traccia
di cui so il nome immediatamente.
Poi , quasi per passare via da quella,
ne viene un'altra, come a paragone,
che quella precedente mi cancella,
ed è già questa nuova apparizione
la sola che ora conta veramente,
con il suo intorno che pieno si invera
in un groviglio di corpo e parole.
E sono insieme anni, mesi, giorni,
non c'è una faccia che via via non torni
e tutte quante per un tempo sole,
tanto diverse individualmente.
Le ho amate tanto e ritornano piene
ognuna di un suo carico intenso,
un contenuto ch'è pesante, denso,
fatto di istanti, desideri, pene.
Se mi hanno amato, ognuna di loro,
se un po' ho riempito ogni singola vita,
se rimane una traccia: lo ignoro;
è una domanda strana, inaudita.
Le ho amate tanto e è stato in un'era
in cui ignoravo cosa fosse amare.
Ora lo so, almeno, lo intuisco,
come capisco che non lo so fare,
e che ogni incontro risuona nel vuoto,
cozzare fesso di vasi crinati
che solo a pochi è dato di colmare.
QuinCdAago26
(*) La mente è il continuo pensiero del corpo, di un altro.
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