Che strano sogno avevo,
con dolci prati verdeggianti
sui quali danzava l'innocenza e la gioia dei bambini
e in cui mi perdevo sempre.
Mi sorrideva la vita
quando udivo i loro sorrisi scaldarmi l'anima.
Che strano uomo ero,
tenevo il mondo sotto braccio
con quel sogno nel mio cuore,
avevo negli occhi
la luce di albe e tramonti
e danzavo sulle stelle
al suono dei suoi respiri.
Che strano mondo ho conosciuto in quel sogno,
luce e oscurità s'abbracciavano,
dall'una nasceva l'altra ed erano una monade,
la vita sorrideva
e la quiete tingeva l'orizzonte di luce,
finché le tenebre s'impossessarono del cuore degli uomini,
rendendo quell'abbraccio mortale
e quel mondo cambiò,
ogni cosa cambiò.
Che strano uomo sto diventando,
il mio cuore cerca ancora quel sogno nelle strade,
nei volti della gente,
si veste di ricordi per affrontare il presente,
nonostante lo abbia per sempre perso.
Ma non la mente,
che vorrebbe non fossero mai esistiti quegli uomini
che hanno vestito d'innocenza la loro saevitudine.
Che strano uomo sono adesso,
cuore e mente in continua lotta
su un terreno dov'è sepolto quel sogno
bagnato da lacrime
e sul quale cresce solo sofferenza.
Eppure, di fronte a quella lapide,
mi chiedo se quegli uomini meritano il perdono.
Mentre i giorni trascorrono inesorabili,
riempiti solo dall'eco di un sogno che non c'è più,
mi dico cosa siamo senza sentimenti ed emozioni...
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