Un ibisco giallo cresceva sul limitare di un cortile. Ogni estate preparava i suoi boccioli, ma i palloni dei ragazzi che giocavano lì accanto li recidevano prima del tempo. La pianta restava spoglia, incapace di consegnare alla luce la propria parte di sole.
Lì vicino lavorava un falegname. Nel silenzio della sua bottega, l'uomo misurò quel danno ripetuto e decise di costruire una barriera di legno, solida, capace di reggere i colpi.
Quando tornò la bella stagione, protetto da quel guscio scuro, l'ibisco fiorì. Ma il trauma ripetuto aveva segnato la linfa: a ogni dischiudersi di petali, i vecchi tagli tornavano ad aprirsi. Ma fu proprio attraverso quelle fessure che la fioritura cambiò natura: il giallo originario si venò di sangue, finchè l'intera pianta non divenne rossa.
Il falegname guardò quel rosso imprevisto e vi riconobbe la stessa faticosa ostinazione con cui, da giovane, aveva tentato di dimenticare un amore finito. In quel momento, il peso che portava nel petto svanì, sostituito da una strana forma di pace.
Guarito da quella vista, l'uomo tornò a guardare oltre la bottega. E l'ibisco continuò a fiorire, splendido, rosso, non più nonostante le ferite, ma grazie ad esse.
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