Mi torsero la faccia.
- Paresi, osò il dottore -
ed io guardai me stessa
nel ritratto del bambino
dal volto mangiato
o in quello, maledetto,
del bambino piangente.
Abitanti del sottosuolo,
striscianti in silenzi cupi
di pura utilità,
mi tinsero di sangue i vestiti.
Brandivano mannaie di ossessioni,
tra rose divelte da picconi di egoismi,
e orge de pensieri manipolanti.
Portavo la vergogna
appesa come una coda,
tra i ratti di un solaio buio
restii alla morte, anche senza ossigeno.
Il dio dei presepi aveva le facce
di pietra - buone e giuste - di quelli del paese.
Il dio dei presepi mangiava il mio sangue,
la mia pelle, ma non riuscì
a divorare la poesia
che nascosi in un bicchere,
nel palmento delle putrefazioni.
Sul mio film spezzato
innestai oceani mai immaginati,
amori folli come maree o gabbiani,
azzurri come l'azzurro che cercavo,
ininterrotta su un filo.
Imputridirono i serpenti,
tra violenze e accidie,
nella sonnambula gattabuia,
orrida anche per gli orchi.
Ma il fiore, lo stesso,
dallo scalino diroccato, sbocciò;
dal seme
di una melagrana d'argento.
I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Annalisa Scialpi, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa puó sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia per la collaborazione.