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La melagrana d’argento

di Annalisa Scialpi
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Pubblicato il 09/10/2026 14:07:56

 

 

Mi torsero la faccia.

- Paresi, osò il dottore -

ed io guardai me stessa

nel ritratto del bambino

dal volto mangiato

o in quello, maledetto,

del bambino piangente.

 

Abitanti del sottosuolo,

striscianti in silenzi cupi

di pura utilità,

mi tinsero di sangue i vestiti.

Brandivano mannaie di ossessioni,

tra rose divelte da picconi di egoismi,

e orge de pensieri manipolanti.

 

Portavo la vergogna

appesa come una coda,

tra i ratti di un solaio buio

restii alla morte, anche senza ossigeno.

 

Il dio dei presepi aveva le facce

di pietra - buone e giuste - di quelli del paese.

Il dio dei presepi mangiava il mio sangue,

la mia pelle, ma non riuscì

a divorare la poesia

che nascosi in un bicchere,

nel palmento delle putrefazioni.

 

Sul mio film spezzato

innestai oceani mai immaginati,

amori folli come maree o gabbiani,

azzurri come l'azzurro che cercavo,

ininterrotta su un filo.

 

Imputridirono i serpenti,

tra violenze e accidie,

nella sonnambula gattabuia,

orrida anche per gli orchi.

 

Ma il fiore, lo stesso,

dallo scalino diroccato, sbocciò;

dal seme

di una melagrana d'argento.


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