Non scenderò nelle piazze
a chiedere il diritto di essere donna.
Io sono androgina,
donnauomo, uomodonna:
custodisco un potere
che non ha bisogno di permessi.
Ma quando guardo la miseria del mondo,
questo Sud capovolto in un pitale di violenza,
la donna, in me, vacilla.
E ricorda i calci in faccia
di chi doveva proteggerla,
l’incesto, il confine violato,
il totalitarismo che cancella un volto.
L’uomo in me, allora, ha compassione
di questa umanità bestiale,
già all’inferno senza saperlo.
E dice: vai, parla col vento,
con le civette, i grilli, con i tuoi cani,
loro sanno.
Lo sapeva il salice nel giardino,
quando mi rispondeva
e non avevo occhi per piangere,
ed ero solo una bambina.
Oggi mi sento salice anch’io.
Perché so che anche il letame,
in me, diventa luce.
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