Ecco ciò che io sono;
non più te; ho lavato le vesti
e tuttavia
resta la macchia quell'alone
di tristezza che cade come un drappo
funebre sul cuore e sfuma le cose
mente tu resti in una malinconia grave
di peonie mai esplose.
Mi affollano i venti
e parimenti la calura, i presepi
sanno di muffa come le statue storte
degli amori decomposti.
Una ridda, le vecchie foto,
che mugghia nelle orecchie
e Orfeo è morto, ucciso,
sull'orlo della caverna.
Mi faccio come le strade sterrate;
pietra su pietra metto insieme
un mausoleo scomposto di troppa
vita
e stordita m'aggiro nel regno
delle facce e dell'insostenibile
pesantezza della musica latitante
dal grembiule di un garzone.
Era ben altra, la morte che temevo.
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