Oh dio, com'eri stupendamente
pragmatico, maschile,
tanto che mi appesi alla tua giacca
e scivolai...
Hai mai sentito parlare del ruvido
che ti sale in gola ti graffia, fin
dentro al veleno?
Come fanno l'amore la terra
e l'etere?
Si accoppiano come clandestini.
Ma devo ammettere che tu eri il
monolite
più interessante che abbia incontrato.
Come si fa bollire il sangue?
Come se ne fa malta?
Era l'interrogativo.
Per questo non mi interessavano
le tue risposte.
E se devo odiarti, voglio farlo
con la stupida leggerezza
che mi è stata sempre contestata.
Spostati dallo specchio!
C'è un tempo in cui finiscono
le parole,
un tempo in cui ti amo e non ti amo.
Un tempo per piangere i morti
mai nati.
E questa idea incontestabile,
inconfutabile
di essere
disperatamente mia.
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