Tu dormi serena, immersa in un sonno profondo,
gli inverni più forti non ti possono svegliare,
né il rombo del tuono che arriva come grugnito,
nemmeno i suoni del cielo oscuro e disperato.
Nemmeno la mia voce che si trasforma nell’urlo
e questo sentimento che per te pulsa nel cuore,
nemmeno l’eco di tutti i nostri ricordi comuni,
il cinguettio degli uccelli, la sinfonia dolce.
Nemmeno i fiumi delle mie lacrime ti svegliano,
perciò il mio grido deglutisco come un boccone,
esso si scontra nell’abisso che ho dentro di me
e si frantuma, svanisce per rinascere di nuovo.
Però il tuo sorriso senza un’ombra di tristezza,
proprio come l’avevi nella vita: sereno, pacato,
solo quello mi confonde, perciò non so che fare:
svegliarti o lasciarti dormire, mia amata Mamma?
Nel ventesimo anniversario della morte di mia madre, Sherife Kurti, per dirle che la penso ogni singolo giorno ed è sempre nella mia anima, dove si custodiscono gli amori più grandi (25 ottobre 2006).
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