Pubblicato il 02/04/2013 06:15:14
LORENZA FOSCHINI Il cappotto di Proust (storia di unossessione letteraria) Mondadori 2010.
Se non il buio della notte, il crepuscolo della sera che lo ammanta, indubbiamente la cifra di Marcel Proust, come quel suo cappotto grigio antracite che gli scende dalle spalle fino ai piedi, con il quale egli si conduce attraverso il tempo perduto e mai del tutto ritrovato di questo piccolo libro, per un certo verso davvero originale. Lo si legge velocemente come una detective story in cui ad essere investigato appunto un indumento di lana robusta foderato di pelliccia di lontra, che fa del suo proprietario quel dandy sacrificato alla letteratura che, a sua volta, ci ha regalato il romanzo francese pi tradotto e diffuso al mondo, certamente uno dei pi importanti e lunghi della letteratura europea del Novecento. Come pure dir lo stesso Proust in seguito, a proposito della lungaggine sproporzionata del suo celebrato romanzo A la recherche du temps perdu, per cui: "...crire un roman ou en vivre un, n'est pas du tout la mme chose, quoi qu'on dise. Et pourtant notre vie n'est pas spare de nos oeuvres". A voler sostenere che, per quanto se ne possa dire, scrivere un romanzo o viverne uno non affatto la stessa cosa, e tuttavia, non possibile separare la nostra vita dalle nostre opere, per cui: la costanza di unabitudine di solito proporzionale alla sua assurdit, un aforisma questo divenuto in seguito il suo biglietto da visita. Ancor pi del suo passato di dandy se vogliamo un po trascurato o, forse, nientaffatto dandy come spesso lo si appella, semmai uno snob per estrazione sociale e per cultura. Ma chi era poi questo famigerato dandy, se non un eccentrico che si divertiva a stupire il pubblico con atteggiamenti e gesti provocatori, con il suo particolare modo di vestire e di vivere? Se non un voler essere ricercato nel vestire che non poteva considerarsi necessariamente un sinonimo del dandismo, riassumibile invece nel vivere la vita come fosse unopera darte? Difatti il dandismo o dandinismo che dir si voglia fu anche una moda letteraria e artistica, considerato piuttosto uno stile di vita che coinvolgeva e condizionava ogni aspetto di un certo vivere sopra le righe. Tratti caratteristici del dandy erano infatti la ricerca di eleganza e perfezione non solo nel vestire, ma anche negli atteggiamenti e nei gusti personali, la consapevolezza di una certa superiorit intellettuale, la ricercatezza e l'originalit per differenziarsi dalle masse borghesi e la volont di ribellarsi alle regole della societ benpensante dell'epoca. Ci, sebbene il dandismo di per s non fosse una esperienza estetica fissata nello spazio e nel tempo come la si pu immaginare, bens variava abbastanza notevolmente una volta a contatto con le diverse realt culturali pi o meno tipiche degli occidentali, soprattutto legate a una forma di snobismo reiterato nel tempo. Concepito come movimento artistico e culturale gi dai preraffaelliti, una corrente artistica della pittura vittoriana (XIX secolo) sviluppatasi ed esauritasi in Gran Bretagna e ascrivibile alla corrente del simbolismo, che pu essere definita - insieme al raffinato simbolismo di Klimt ed alle forme del liberty - l'unica trasposizione pittorica del decadentismo reale, cui vanno ascritti tra i suoi esponenti principali, i pittori Dante Gabriel Rossetti ed Edward Burne-Jones. In Et Vittoriana e proprio in Inghilterra, patria di questo movimento culturale, tra i dandy pi conosciuti vanno ricordati inoltre i letterati Lord Brummell e Oscar Wilde, divenuti entrambi sinonimi di eleganza ed eccentricit. L'influenza del dandismo inglese pervase in seguito tutta lEuropa, a cominciare dal midi-monde francese, dove ad apprezzarlo furono soprattutto Charles Baudelaire e Joris Karl Huysmans. Un esponente famoso di questo movimento in Germania era ritenuto a suo tempo il compositore Franz Liszt, mentre in Spagna fu invece il pittore Salvador Dal. Tra i pi significativi dandy italiani troviamo Gabriele D'Annunzio che nel suo romanzo dedicato al Piacere, identific come radice del dandismo, un certo disgusto aristocratico e un risentito disprezzo antidemocratico delle masse. Nonch Italo Svevo che, in La coscienza di Zeno, mise in relazione con un costante senso di inadeguatezza la preminenza dell inettitudine dellindividuo, che pure interpretava come sintomi di una malattia psichica che solo pi tardi si scoprir essere una malattia della societ. Ma torniamo al nostro Cappotto e a quel dandy letterario per eccellenza come pu essere considerato Marcel Proust, contrastato forse soltanto da due altri scrittori famosi: laustriaco Robert Musil, curatissimo nella persona e negli abiti ma dal portamento troppo militaresco che, con il suo LUomo senza qualit pubblicato pi o meno negli stessi anni della Recherche, rappresenta simbolicamente la crisi dellindividuo nella societ moderna; e il dublinese James Joyce uomo dal carattere umorale e critico verso la societ dappartenenza (quella Dublinese). La sua opera Ulisse, sar di fondamentale importanza per lo sviluppo della letteratura del XX secolo, in particolare della corrente moderna, che diverr il manifesto dellanticonformismo.
Ma siamo ben oltre, e possiamo considerare il dandismo gi scemato nel decadentismo o, se vogliamo, nella trascuratezza di una moda destinata a finire. Come pure racconta Lon Pierre-Quint a proposito di Proust:
Fin da quando era ragazzo, Marcel vestiva con estrema cura, ma con uno stile tutto particolare. Aveva, la ricercatezza del dandy mescolata gi a una certa trasandatezza di vecchio saggio medievale Sotto il colletto rivoltato, portava cravatte mal annodate o dei larghi plastrons di seta acquistati da Charvet, di un rosa cremoso si cui aveva lungamente cercato la nuance. Era abbastanza magro da potersi permettere il gilet a doppiopetto. Una rosa o unorchidea alla bottoniera della sua redingote Guanti chiari, con impunture nere, spesso sporchi e sgualciti, comprati da Trois Quartiers, perch l si forniva Robert de Montesquiou. Un cilindro dalle tese piatte e una canna da passeggio completavano leleganza di questo Brummel un po selvaggio. Ma anche nei giorni pi caldi dellestate, indossava questo pesante cappotto foderato di pelliccia, divenuto leggendario per quelli che lo hanno conosciuto.
Un cinico dunque, o forse, come ho gi avuto modo di scrivere, un edonista di tendenza epicurea se stiamo alla metafora dellorchidea (Sodoma e Gomorra) cha Marcel amava portare allocchiello, mentre risulta palese se consideriamo una sua affermazione rimasta famosa: Il cinismo il profumo della vita, la procrastinazione il suo diffusore. Ed ancora Lorenza Foschini a informarci inoltre, (attraverso la scrittura di Paul Morand), che Marcel vestiva a quel modo dallet di ventanni. Non aveva mai cambiato abbigliamento, dando cos limpressione che per lui il tempo si fosse fermato. La sua immagine appariva come fissata negli anni della giovent, come imbalsamata. A chi lo vedeva la prima volta dava la sensazione di unapparizione:
Un uomo pallidissimo insaccato in un vecchio cappotto foderato di pelliccia folti capelli neri tagliati sulla nuca, alla moda del 1905, sollevavano sul dietro la sua bombetta grigia. La mano inguantata di capretto lucido color ardesia reggeva un bastone; le guance davorio opaco si ombravano verso il basso di un azzurro tenue i denti erano grandi e belli; i baffi facevano risaltare le labbra marcate; le palpebre bistrate sovraccaricavano lo sguardo vellutato, profondo, velandone il magnetismo Camminava con una sorta di lentezza impacciata, o meglio, non camminava, ma appariva come un ombra nata dal vapore dei suffumigi, il viso e la voce mangiati dalla consuetudine della notte.
questo il Marcel Proust, malato e stanco vicino ormai alla fine, che ci viene incontro dalle pagine di questo libro prezioso, (impreziosito dalle immagini depoca in esso contenute) nel modo in cui non ce lo saremmo mai aspettato e che, al tempo stesso, ci sorprende e ci aiuta a comprendere la dedizione dello scrittore che non smette di scandagliare nelle peculiarit dellesistenza umana, fino ad annullare se stesso in favore della propria opera letteraria. Mai si era conosciuta una generosit tale da strappare alla morte che lo incalzava attimi di vita per comporre la parola fine. Lui, il narratore instancabile della Recherche non poteva che trasmetterci messaggi discontinui, se egli stesso si trasciner poi come la controfigura di se stesso, nella figura dello scrittore tout court, che trascorrer lunghissimi anni in una camera foderata di sughero, ..lontano da quella realt di cui cerca di registrare i segnali, anche i pi impercettibili, con il solo strumento - la scrittura - di cui dispone (Lavagetto). Ma di cosa disponeva a sua volta la nostra Lorenza Foschini nel redigere Il cappotto di Proust? Come lei stessa ci dice: di unossessione letteraria e aggiungo di un amore a lungo meditato che lha condotta a incontrare Piero Tosi, lo straordinario costumista viscontiano, il cui riconoscimento a livello internazionale supera di gran lunga ogni immaginazione, che la indirizza al Muse Carnavalet, e mi piace immaginare che quasi laccompagna nella ricerca del tempo perduto, fino a sfiorare quel liso cappotto, come fosse una reliquia, scriver in seguito. Parigi, Muse Carnavalet, rue de Sevign, qui che Lorenza Foschini arrivata a scovare, il cappotto dimenticato in una scatola di cartone: Mi avvicino lentamente a piccoli passi, sorridendo per limbarazzo e mi accosto al tavolo. Davanti a me c il cappotto, adagiato sul fondo della scatola, posato su di un grande foglio come su di un lenzuolo: irrigidito dallimbottitura di carta che lo riempie, sembra davvero rivestire uin morto. Dalle maniche, anchesse imbottite, escono ciuffi di velina. Mi sporgo di pi, piegandomi sul piano di metallo dove poggiata la scatola, mi sembra che vi sia al suo interno un fantoccio senza testa e senza mani. Pieno, corpulento, con un ventre sporgente. Ed cos che lautrice di questo felice libello ci narra la storia del suo ritrovamento, affidandosi alla potente e molto proustiana capacit evocativa degli oggetti, nel ricostruire le vicende di alcuni dei personaggi che hanno gravitato intorno alla vita dellillustre scrittore. Al tempo stesso avverte leditore Il cappotto di Proust unelegante e (dandistica) rievocazione della societ parigina di inizio secolo, popolata di scrittori e artisti di rilievo, ed anche, un sentito omaggio ai particolari pi umili dellesistenza: perch proprio le cose pi comuni come un vecchio e liso cappotto, possono talvolta svelare scenari di inaspettata passione.
Lorenza Foschini giornalista RAI, autrice e conduttrice di trasmissioni di successo, ha realizzato numerosi documentari e programmi di approfondimento. Fra i suoi libri, oltre a una traduzione di inediti proustiani, ricordiamo Ritorno a Guermantes, e Misteri di fine millennio.
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