Pubblicato il 04/01/2021 07:44:27
Leggere / Ascoltare Idee e Suggerimenti per tenersi occupatidurante il loockdown.
PSALM - di Paul Celan Salmo nella traduzione di Nessuno ci impasta di nuovo da terra e fango, nessuno rianima la nostra polvere. Nessuno. Che tu sia lodato, Nessuno. Per amore tuo vogliamo fiorire. Incontro a te. Un Nulla fummo, siamo, reste- remo, noi, in fiore: la rosa di Nulla, di Nessuno. Con il pistillo chiaro-anima, lo stame deserto-cielo, la corolla rossa per la parola porpora, che cantammo al di sopra, oh al di sopra della spina.
detto: Con salmi e inni e cantici spirituali (San Paolo Lettera ai Colossesi). Dapprima inclusi nel rito liturgico, alfine di trasfigurare e di elevare lumanit al di sopra delle vicende terrene, il canto dei Salmi (*) ha illuminato da sempre il successivo cammino della preghiera verso nuovi e pi alti ideali, offrendo alla religione un linguaggio altamente spirituale, le cui ampiezza espressiva ha ancora tuttoggi un effetto trainante sulle masse che nei secoli ha rappresentato la sublimazione del rito liturgico cristiano. Dalliniziale canto Gregoriano, all'Exsultandi et Lautandi del canto-fratto, alle odierne Prayers" (*) del compositore georgiano Giya Kancheli, sono passati qualcosa di pi di 1000 anni, acci il senso caratterizzante la preghiera non mai venuto meno. Delluso di fare musica e di elevare canti durante le cerimonie liturgiche, rituali della diffusione del culto cristiano, del quale fatta menzione nellAntico Testamento con riferimento alle lodi solenni composte sulle parole sacre inizialmente recitate, che dovevano essere intonate con gaudio ed esultanza, non si persa oggi memoria. O almeno cos sembra, seppure in parte, stando alle testimonianze raccolte nellarea slava, successivamente unificata nel canto rituale della Chiesa russo-ortodossa, il cui rigore imposto alla forma ne delimita immancabilmente la portata strumentale dogni pretesa darte, per farsi linguaggio collettivo, sia di recitazione che strumentale che fosse eseguibile e recipita dalle masse raccolte in preghiera. In ci Giya Kancheli sembra aver raccolta ogni forma preesistente, antica e antichissima, nella sua odierna creazione musicale, ricreando a sua volta un nuovo stile, unico e inconfondibile. Il cui andamento piano e grave ondeggia come di un mare solo apparentemente calmo, che allimprovviso scaturisce dal profondo, come per una tempesta rigeneratrice di spume, ad esprimere limtima natura del proprio sentimento religioso. Cos in Caris Mere (*), quasi lestensione di una preghiera che implode con notevoli assonanze col Gregoriano, sia di forma che di stile, sia nelluso dellorgano che degli strumenti esibiti, quali: voce soprano, clarinetto, viola, e linserimento del sax soprano e orchestra darchi. Un mix che si rivela testimonianza di una medesima derivazione liturgica, per quanto sarebbe improprio asserire un origine diversa dalluna dallaltra forma, ma pi verosimilmente ritenere entrambe confluite da un comune patrimonio, tramandato dalle culture pi antiche alla cultura cristiana. Concepita in forma di preghiera lopera di Giya Kancheli prende spunto dal Salmo 23 cui detto Il Signore il mio pastore, incluso nel CD Exil (*), per poi includere ogni altro significato voluto, spaziando da testi di Paul Celan, ad Hans Sahl. Mentre in Abii ne Viderem (*) lutilizzo della Stuttgarter Kammerorchester diretta da Dennis Russel Davies; con le voci e il flauto del The Hilliard Ensemble, e Kim Kashkashian impegnato alla viola. Lopera completa Prayers si sviluppa in quattro parti formando essa stessa un ciclo e cos suddivisa: Morning Prayers, Midday Prayers, Evening Prayers, Night Prayers. Volendo essere up-to-date lensemble Kronos Quartet (*) ha elaborato questultima in un Cd dedicato allautore georgiano, cui va riconosciuto, insieme allestone Arvo Pӓrt, leccellenza musicale della grande tradizione liturgica. Che la liturgia musicale si sia occupata in particolare allantica innodica cristiana, noi sappiamo che in letteratura, invece, in via alternativa ci si occupati, attraverso linguaggi e immagini, al simbolismo fenomenologico delle diverse forma dellimmaginazione. Pertanto, inseguire un schema speculativo nel campo della filologia linguistica che fin dai primi enunciamenti potrebbe risultare infruttuoso, per me cosa ardua da affrontare, in questo contesto. Soprattutto se a proporlo uno stimato filosofo francese di tendenza teologico-cristiana qual Stanislas Breton, che ha dedicato un eccellente saggio Simbolo, schema, immaginazione (*) alla riflessione sul simbolo della poetessa e scrittrice Rubina Giorgi.
Scrive Breton: Simbolo ci che, senza concetto, al di l o al di qua del concetto, fa dunque comunicare gli uomini tra loro e le cose tra loro. [] Molti indizi, oggi ci persuadono della necessit di tralasciare sia lontologia tradizionale sia la semiotica generale che lha rimpiazzata. Tra le opere che testimoniano questa insoddisfazione e che delineano, in modo fermo, lo schema di questo superamento, ce n una che abbiamo scelto perch ci sembra essere il punto dincontro di diverse tendenze e di molteplici discipline: [] cio la scienza filosofica dellessere, afferente alla metafisica platonico-aristotelica. [] Da cui laffermazione: La fine della metafisica, potrebbe essere linizio della simbologia. Ne consegue lindividuazione, nellambito della speculazione filosofica, di uno schema necessario nello studio della ricognizione scientifica, antecedente alla formulazione dell ontologia formale. Un metodo di apprendimento rivolto alla comprensione del sistema significante che, come anche detto nellintroduzione del saggio, rivolge la sua utilit allo studioso/lettore, nelladdentrarsi, seppure con non poca difficolt, nella materia significante ed accettarne i concetti e/o a condividerne le tesi.
Una proposta di lettura questa che, stando almeno nelle intenzioni dellautore, guarda allinsieme del pensiero in ambito linguistico a lui contemporaneo. Breton, infatti, rivolge una speciale considerazione alla simbologia di Rubina Giorgi, che ha svolto unimportante excursus, quanto pi addentro all ontologia formale, attraverso laspetto delle forme e ai significati intellegibili, rivolto, soprattutto, alla funzione che il simbolo riveste nel nostro mondo odierno. Nella specifica del simbolo che Breton rende in modo quantomeno suggestivo oltre che rigoroso, si hanno in breve: due poli entrambi ricettivi, divisi da un intervallo vuoto e/o nullo (nihil) reso fruibile nellimmaginale (vedi Cobin, Hillman e altri). In primis va qui chiarito che il sussistere dell approccio immaginale nei confronti del simbolo, non esula da ci che fondativo nel pensiero immaginale riferito al simbolico. In breve, l dove Breton cita Rubina Giorgi: ..il simbolico, come funzione di negazione e di distanza, non vuoto perch auto-riflettente, ma auto-riflettente perch vuoto. Il movimento dellautoriflessione conferma questo vuoto. [] Per ristabilire lequilibrio tra il causale ed il semantico, necessario che lo schema elevi alla dignit di nuovi significati delle accezioni preliminari e convenzionali, che non sono del resto da concepire mai come cause propriamente dette, e le inserisca in una totalit originale dove esse prendano una valenza nuova.
Soprattutto quando questa applicata allintenzionalit dellarte cui limpersonalit dellartista diventa abnegazione del soggetto nei confronti delloggetto. Unesigenza speculativa messa al servizio della creativit, per cui come scrive Carlo Di Legge: labnegazione del me provoca (spesso) le rappresentazioni pi raffinate dei molteplici recessi della soggettivit. Ma il passo poetico non si ferma qui, infatti Breton aggiunge che ..loggetto e il soggetto non sono fissati una volta per tutte. Bisogna assimilarli non a degli elementi invariabili ma a delle polarit reversibili. [] Nel suo movimento, il simbolo soggettivit in modo che specularmente (moto proprio del riflessivo), rimanda di continuo il soggetto alloggetto e viceversa. In ci non v nulla di misterioso quanto invece c di speculare, in ogni singola istanza c sempre allorigine unintenzionalit ricettivo-creativa propria dellessere pensante (animale, vegetale, umano), afferente a una sorta di energia:
Difatti il simbolo re-interpretato secondo Breton sulla scia delle avances di Rubina Giorgi equivale a un principio didentificazione, laffermazione stessa dellindividualit dellessere antropico: Ed anche questa energia sospesa ad un irraggiamento originario che, aldil dellessere e della forma, si presenta come pura indeterminazione per eccesso di cui le figure sensibili e le forme intellegibili, come pure lo stesso movimento formativo, spiegano, in una lingua cosmica, linesauribile generosit.
Veniamo quindi messi di fronte a un problema logistico che si vorrebbe risolvere, ma di certo scrive Carlo Di Legge nella sua eccellente introduzione: Non (con) la logica formale classica dunque, ma (con) una logica che, tuttavia, consente di districarci, orientandoci nella selva delle somiglianze, e che paradossalmente presiede alla comunicazione e allinterpretazione, se interpretazione sempre legata alla comunicazione: quello simbolico , per quanto non possieda chiarezza n evidenza, il luogo che offre certezze, pur nella variabile molteplicit delle forme: Il suo carattere polimorfo non gli impedisce (al simbolo) di assicurare la comunicazione tra gli uomini. Non pi del resto di quanto la sua ambiguit non lo condanni allincomprensibile. Ad ogni modo questa comprensibilit si accontenta benissimo dellequivoco e della pluralit dei sensi.
Pertanto giungiamo a unaltra affermazione: Lessere la forma, attiva o passiva, che sfida ogni nostro gioco linguistico. (Breton) Come anche detto nellintroduzione, che lo si riconosca o meno, questa propriamente la nostra vita. [] Ci parla del nostro universo, dicendo che in esso ogni ente in simpatia con ogni altro; ma non questa, la dimensione della logica scientifica: non stupisce chegli scienziati non la ammettano, se non i pi illuminati. (Carlo Di Legge) Volendo a questo punto rientrare nello schema formulato inizialmente, dei: due poli entrambi ricettivi, divisi da un intervallo vuoto e/o nullo (nihil) reso fruibile nellimmaginale, approdiamo con pi facilit a individuare i rapporti che intercorrono tra simbolo, schema, immaginazione definiti nel titolo del libro: Oggi si sarebbe tentati di riservare lo studio a questo insieme di discipline abbastanza privo di rigore che si chiama semiotica, perch si occupa di segni, di qualsiasi natura essi siano, sia pure privilegiando lingua e linguaggio e con il primato e la guida della linguistica, che induce talvolta a subordinare lantico semeion, nella plasticit delle sue accezioni, alla chiarezza e alla distinzione della parola scritta o parlata.
Tuttavia ci non basta a seguire uno schema di per s farraginoso che induce alla antinomia delle trattazioni, allorch si avvale della speculazione filosofica per affermare alcuni principi solo apparentemente indissolubili afferenti ad altre discipline e altri autori come Heidegger, Levinas, Lacan, Frigo ed altri che, non in ultimo, trovano in Jacques Derrida, lepistemologo del pensiero postmetafisico, la resilienza di una specificit indelebile con testi importanti anche per questa trattazione: Ma chiaro che il dilatarsi e lesplicitarsi, messo in opera dallo schema e dallimmagine (rappresentati nel testo), suggeriscono una linea di sviluppo allinfinito che non copre tuttavia la perfetta omogeneit del tempo postulato. Il tempo dellimmaginario, come quello della storia che lo nutre, al tempo stesso racconto che spiega e memoria che raccoglie. Tempo ciclico e tempo lineare si fissano quindi in un tempo pi profondo, [] che la densit dellessere, la pienezza che si insinua, in certi momenti che miracolosamente sospendono luniformit della successione che affiora nellOpera, quando essa veramente Opera [] che restituisce alluomo , contro la minaccia di dispersione e linerzia della natura, la poesia di unespressione autentica.
Va citato inoltre un libro di Jacques Derrida: Pensare al non vedere - Scritti sulle arti del visibile (*), in cui si tratta delle arti come problematicit: che si rifrange ogni volta in una molteplicit lontanissima dall'essere omogenea. Per quanto ci che concerne il visibile, infatti, si tratta sempre, anche se in modalit differenti nelle arti e rispetto alla scrittura, della traccia, del tratto, di spettri, e dunque di un vedere senza vedere niente punto di condensazione di una realt possibile.
Vedere senza vedere, si detto, e anche pensare al non vedere, ci che pi si abbina alla tematica di Vocali(*), introdotta da Arthur Rimbaud in cui il poeta maledetto avverte precise sinestesie tra colori e vocali, tra elementi naturali e grafici Vocali
A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali, io dir un giorno i vostri ascosi nascimenti: A, nero vello al corpo delle mosche lucenti che ronzano al di sopra dei crudeli fetori, golfi dombra; E, candori di vapori e di tende, lance di ghiaccio, bianchi re, brividi di umbelle; I, porpore, rigurgito di sangue, labbra belle Che ridono di collera, di ebbrezze penitenti; U, cicli, vibrazioni sacre dei mari verdi, quiete di bestie ai campi, e quiete di ampie rughe che lalchimia imprime alle fronti studiose. O, la suprema Tromba piena di stridi strani, silenzi attraversati dagli Angeli e dai Mondi: O, lOmega, ed il raggio violetto dei Suoi Occhi!
C per anche chi invece avverte unistintiva identificazione con essi, ad esempio nei colori della natura nelle diverse stagioni, e perch no nei colori dei sogni che sfolgorano allinterno del punto di condensazione di una realt possibile. E chi abbina i colori alleffimero contemplativo della musica, e allora il mare, il cielo, la terra o i prati a dettare la sua tavolozza; e perch non pensare ai sentimenti cui siamo invero profondamente legati, che ci ispirano il colore dei giorni, o anche il profondo buio delle notti. Quei colori che ci invitano al canto che, come nei ricordi dellinfanzia ci avvertono che non tutto perduto, che il germinare della terra riporter lantica origine edenica del mondo, che inseme agli antichi di torneranno le speranze messianiche di una redenzione possibile. Quegli stessi colori che il canto di una voce o il suono di uno strumento pu darci la dimensione di quel che siamo, lidentit di esseri umani, intelligenti, capaci di creativit, di sostegno, di concepire un disegno di vita unitario, di poter affrontare le sfide e affidarci allavventura di un viaggio. Come ad esempio in musica, di misurarci in un ensamble, di comunicare con gli altri elementi di unorchesta, operare affinch le note si colorino di accordi, di assonanze armoniche, di linee melodiche sempre nuove, che ci restituiscano, infine, quella gioia di vivere che oggi sembra perduta nelle strette maglie della sofferenza che ci attanaglia. Nasce cos The colour identity (*) un CD interamente strumentale con alcuni straordinari inserimenti vocali di Marta Loddo e Rosie Wiederkehr, presentato dal Mauro Sigura Quartet, formato da Mauro Sigura, cui si deve la coloratura virtuosistica della melodia e le variazioni allinterno dei brani, come di componente costitutiva essenziale. A determinarla lassoluto cui egli approda con lOud, uno strumento solista per eccellenza, che in questo caso fornisce al Quartet lalchimia dinsieme necessaria a coniugare memorie di un passato lontano con il moderno presente, la cui chiave definisce la linea sonora costituente la New-Jazz World Music.
Se si volesse accostare un colore al suono dellOud, potremmo definirlo contenuto nellemozione che suscita, corrispondente in pittura allarancio tendente al rosso, o forse al viola tenue, i colori propri del melos antico, ovvero dellodierna melancolia che suscita lautunno nei dipinti crepuscolari; il colore stesso di un sentimento come lamore, per pienezza sonora ed espressiva, paragonabile a un certo tipo di poesia e, in certo qual modo, chiave sonora dei brani nellalbum pressoch acustico. Brani in cui sintercalano voci diverse, offrono allascoltatore attento lopportunit di sentire/vedere i colori che verosimilmente li hanno ispirati: il bruno dellaccorato richiamo che fuoriesce dal profondo della terra in Il canto di Maddalena e Madri di Damasco; il verde-blu di Terramare e Instabile; la lontananza azzurro-cielo di A ovest di me e Seven chitzaz; la desolata contrada bruciata dal giallo-oro del sole di Allagamenti e il successivo Bruja; fino all argenteo Mbour che sa di pioggia che scende leggera sui campi, portatrice debbrezza e di sperato piacere. Bravissimi tutti i componenti The Quartet, autori e coautori dei brani e degli arrangiamenti: Mauro Sigura, Gianfranco Fedele, Alessandro Cau, Tancredi Emmi, ai quali va il plauso per aver mantenuta, senza mai strafare, leccezionale misura del tempo spesso ricercata dei componimenti; e il mio personale omaggio per leleganza raffinata del suono dei loro strumenti.
Leco della poesia di cui fin qui si spesso parlato trova riscontro in Edeniche - Configurazioni del principio (*), una raccolta poetica di Flavio Ermini - Moretti & Vitali Edit. 2019, che propongo allattenzione di quanti mi leggono.
"Prolegomeni alla ricerca del mito perduto". Nella concezione poetica di Flavio Ermini, autore di Edeniche, difficilmente si arriverebbe a una dismissione del mito cos come giunto a noi contemporanei, per quanto gli effetti della sua caduta si dimostrino oggi irreversibili, privata com della tesi che lha sostenuta fin dallorigine. Tesi che, dapprima Kant poi Jung e Kernyi hanno posto in evidenza, in quanto rappresentazione dellinconscio collettivo primordiale, come creazione mitica del pensiero umano, dappartenenza specifica alla sfera della psiche. Una dismissione dubbia che pure c stata, e di cui oggi si tende a sminuire limportanza, malgrado volenti e/o nolenti, non riusciamo ancora a fare a meno della prestanza creatrice del mito che, come gi Hegel a sua volta ha dimostrato, si palesa come essenza di pura disciplina fenomenologica dello spirito: Non ha fondamento n gravit lantro dei cieli / discosto com dal fuoco al pari del mondo abitato / che dalle acque creaturali viene circoscritto / per quanto non si tratti che di assecondare la caduta / consentendo cos alle residue forze relittuali / di protendersi una volta ancora verso il principio / [] desituandoci dalle nostre abitudini cognitive / per esporci allassoluto contrasto che si afferma / nel secondo principio di ascensione al cielo / [] nel varcare con reticenza il limite che ci separa / dalla superficie celeste dellultima terra / con la segreta illusione di rivelarne la natura. Non mi dato conoscere quanto consapevolmente ogni singolo autore citato, e lo stesso Flavio Ermini, nel fondare il mondo sulla ragione, abbiano visto negli effetti della caduta edenica, la perdita delle forme archetipe della psiche, attraverso le quali lo spirito umano pure sinnalza verso il sapere assoluto. Di fatto, con la compiuta dismissione della pregressa mitologia senza uno scopo definito, seppure sostituita per ci che riguarda lattualit da nuovi di ed eroi di recente conio e piuttosto avulsi da virt etiche ed estetiche quale testimonianza delloscurit che si cela / nellimpreciso vuoto del presente, si creato un nulla prepositivo nella conoscenza collettiva di non facile riempimento psicologico, che sta portando a uno sconvolgimento profondo di tipo esperienziale, pari quasi al trauma immemore del Diluvio che in illo tempore sconvolse la terra: ..a causa dellostinato levarsi delle tenebre / se non proprio dellannientamento cui porta lapparire / sempre di nuovo si ripete lascensione al cielo / in omaggio al divenire che in terra si distende / sullo sfondo originario cui lumano si sottrae / mettendo a soqquadro anche il sacro recinto / [] dove opera ogni notte un rivolgimento natale / lincerta creatura da poco tempo generata / per la cui sacralit viene un mortale a garantire / in virt della pietra e di un impossibile assentire.
Grandiosa limmagine del sacro recinto edenico, e della causa che ha portato alla dismissione dellumana creatura da esso, in cui: la terrena sostanza del giardino porta allincompiutezza il graduale sottrarsi alle stagioni / che improntano senza posa il nostro incerto cammino / attraverso i gradini del tempo fino allatemporalit / che diventa ostile alla terrena sostanza del giardino / rendendo inadeguato il consacrarsi al cielo della luce / cos come il situarsi ai lati di una penosa dissoluzione / che (di fatto) mortifica lessere umano per la vita che gli resta. Nondimeno, nelle diverse sezioni autonome che distinguono questa silloge poetica al pari di un unico lungo poema, ritroviamo pi o meno definiti tutti quei valori che il poetare si concede di trasformare in verso descrittivo, in cui si ravvisa una trama che non stento a definire tragica, se non ipotizzando una sorta di riabilitazione al momento non formulabile, che arresti il tempo della caduta edenica, in una sospensione a noi necessaria per ovviare quella dismissione mitologica che pure fin qui ci ha accompagnati, ..se non ipotizzando laiuto delle ali, di nuove ali che ci permettano di tornare a volare: ..non linterezza allorigine del nostro apparire / ma un grido che ai viventi lindiviso sottrae / quando su loro impresso il marchio dellobbedienza / anche se altro non fanno che sfuggire allesilio / votati come sono allillusoria condivisione della verit [] in collisione con lorizzonte che lontano si configura / e con dolore fa pensare a molti uomini in catene [] nella relazione che i differenti mantiene separati / per un tempo che potrebbe anche essere indefinito / il cui paradiso perduto / rappresenta lultima luce per i mortali / spinti come sono verso la prima essenzialit / che nellantiterra riconosce / linsopprimibile incedere di forze discordanti. Per quanto il sottotitolo avverta trattarsi di configurazioni del principio, nel carattere albale di vaghe sembianze, si ravvisa, almeno nelle intenzioni, un plausibile riferimento alla perdita delle ali da parte degli angeli caduti che ritroviamo sparpagliate un po dovunque. In ogni luogo dove, in contrasto con gli spostamenti tumultuosi che la caduta dei corpi, al pari di meteore impazzite, di per s conduce, si ceduto a quella pietas umana e divina insieme, atta a conservarne le spoglie e la memoria. in questo senso che in Edeniche ogni locuzione va letta e ponderata a fronte di una forma poetizzante della trasformazione divina dellumano sentire:
la forma perfetta dei cieli nel carattere albale di vaghe sembianze proprie dello spirito che bagna la terra dove soffre ogni pena lumano che appare nota da tempo la compostezza dei morti pur se occultata sulla linea di faglia del moto affannoso di chi ancora vive ignaro della forma perfetta dei cieli
Ma noi non possiamo dismettere lidea di una possibile intesa tra gli umani, propensi come siamo allaffrancamento della pena giustamente/ingiustamente inflitta, semplicemente perch non ci concesso dalla violenza delle necessit cui siamo sottoposti, onde per cui il cantiere delluomo nellatto di sottrarsi allapparenza, rimane attivo per bandire il vuoto dal giardino:
il cantiere delluomo ha voci ovunque il cantiere delluomo nel richiamare alla mente la casa natale che spinge lesule a uno stato di sconforto in quanto elemento destinato alla fine mentre pi inerte si va facendo il preumano per lestendersi del male tra le forze discordanti la cui violenza impedisce al giusto di tornare privo di ali com alla volta del regno.
In fine cco due libri di recentissima produzione letteraria: 'La scatola di latta' (*) il fantasmatico volumetto scritto e illustrato da Paolo Donini che ha messo a punto una sorta di gioco prezioso, utilizzando 'lalchimia di una fiaba moderna' capace di affabulare il lettore. cos che rapito nella lettura mi sono ritrovato
'Nello sperduto paesino di Ics, fra morbide colline ondulate come le pagine di un libro...' Cos come ha fatto lautore di questo delizioso piccolo libro (nel formato), ma grande per contenuto che La scatola di latta, enome, immensa quanto l'universo. Tuttavia pi che raccontarvi la fiaba adatta a grandi e piccini, ho scelto di parlare delle tavole sinottiche (i disegni) che Paolo Donini ha incluso nel suo libro a incominciare dalla copertina la storia narrata verr poi da se e/o potrete sempre leggerla direttamente, ma non senza esporvi a un qualche ripensamento sullevoluzione della vostra crescita, sulla maturit acquisita, sul rapporto con gli altri e col mondo che ci sta attorno.'Siete pronti? Allora andiamo a incominciare!':
Tutto ha inizio con un punto, anzi da 'il punto' (((.]]] Certo cos incorniciato pu sembrare di stare a parlare di unopera darte. Ma cos, forse non avete considerato che lui allinizio di tutte le cose, il punto focale di ogni dimensione: in algebra, in geometria, in architettura, nellarte pi in generale, ma anche nel linguaggio scritto e/o in qualche modo sottinteso, allo stesso modo del linguaggio parlato, di cui 'il punto' sta al centro dellUniverso. Si pensi per un istante a come Michelangelo Buonarroti ha suddiviso in riquadri, vele e rombi la Cappella Sistina, se non fosse partito da un punto 'iniziale' del suo capolavoro (?), c da rimanere sbalorditi. Il pregio di Donini sta nellaver individuato una formula grafica che coglie locchio e ci dice che siamo approdati in territorio alieno: analogico, semiotico, ermeneutico, sembolico, filosofico, immaginale. Non c' niente di pi significativo dellanima cosmica cui il punto appartiene, nel suo insieme ordinato che si esplica nel significante, pur restando nei limiti dellinterpretazione linguistica e della scrittura grafica. Un 'significare' le cui coordinate si dipartono '..frementi di virtualit, suscettibili di prendere forma' (*) nellordine del linguaggio che compongono, dando luogo a una sequenza e a una dipendenza ritmica: mettere/levare pieno/vuoto presenza/assenza: quale oggetto e/o soggetto di un sostantivo che apre a nuove prospettive simboliche, e che rimandano '..come suggeriva la definizione classica, ad una facolt del conoscere'. (*) Dacch il punto prima ancora dessere un segno grafico ha un potere figurativo da cui nascono le figurazioni costruttive della nostra creativit. 'Quella sera il piccolo poeta cen prima del solito, si infil a letto e si addorment ...'
qui che limmaginale creativo riflette della genesi polimorfa dei segni/simboli che appaiono oggi sulla nostra tastiera visiva, fuoriusciti dall 'ermeneutica formale' con cui abbiamo riempito il vuoto (solo apparente) della nostra 'scatola di latta'. Ma torniamo per un momento al gioco iniziale: cio allinterpretazione del punto nellimmanenza del senso, e concepirlo come qualcosa che va oltre il significare di ogni contenuto concreto. Proviamo dunque a leggere la tavola sinottica di copertina, incrociandone e traducendone i simboli contenuti, pertanto: 'Quando @ incrocia sulla sua strada asterisco * gli sovviene qualche dubbio . che fin da subito si trasforma in domanda? V vuoi vedere che dalle parentesi ( ) sono fuggite le doppie virgolette' 'cui fa seguito, in percentuale %, che @ si preoccupa non poco di dove siano andate. V vuoi vedere che certi loro compagni & un poco birichini, veduta la bella giornata di sole hanno boicottato la Scuola per andare a giocare sui prati delle colline di Ics? , che qui sta per ops, e si vuole che sia proprio cos. E mentre di notte c' un Poeta che s'ispira all'amata luna, di giorno c' un grillo che canta senza posa. Cos, fra una nuvoletta bianca che vaga nel cielo, c' un certo Vento che arriva a scombinar le fila delle Parole, e volendo, compare un aquilone Д (intravisto di profilo) che zigzagando innalza i loro cuori e rende festosa lallegra & compagnia'.
Potete anche non crederci ma 'Ics' (non X), la bella favola di latta di Paolo Donini esiste davvero, ma non cercatela in nessuna cartina geografica, perch non la troverete. Cercatela nella soffitta dei ricordi, allorch sfogliando le pagine, forse solo un poco impolverate, vaccorgerete di non aver mai smesso di scrivere di voi, dei vostri sogni, delle illusioni, delle sconfitte e delle risalite, e che infine converrete con me, che il confronto con le brutte favole di oggi, vale una rilettura critica, per quanto benevola su chi siamo? e dove stiamo andando? in questo nostro mondo altero. (*) I corsivi nel testo sono di Paolo Donini. Paolo Donini, scritore, saggista e critico d'arte e letteraria si occupa di curatela di mostre e di spazi espositivi, inoltre autore dei disegni presenti nel volume che bene si incastrano con la grafica, il formato, nonch la cura editoriale di questa pubblicaszione. Sue sono tre raccolte di poesia 'Incipitaria' (Genesi Edit. 2005); 'Lablazione' (La vita felice 2010); 'Mise en abme' (Anterem Edizioni 2016). vincitore inoltre del del Premio Lorenzo Montano Opera Edita 2011.
'Enne' le mille + una volte del quotidiano essere. Un libro di Valentina Durante Voland 2020
Mio Caro Enne ovvero costruzione e decostruzione di un personaggio apparente, necessario nello scrivere in italiano a coprire la carenza grammaticale del tempo neutro in cui si apre la scena di questo libro solleticante (quanto appetibile) le velleit del lettore curioso. Eh s, perch Enne qui utilizzato come fattore scrittorio che potrebbe non esistere nella realt e che, anzi, non esiste in nessunaltra concretezza attoriale dallautrice, che lo adopera per dire enne persona, enne volte, presente in una enne-sima situazione in cui si rende necessario il suo impiego. Mi avvalgo qui dell'accezione che l'autrice fa nel definire impiego lattivit svolta dal personaggio che si va man mano delineando allinterno di una sciarada di situazioni fittizie (a non voler dire superficiali quanto metodiche del quotidiano), che pure prendono corpo nel corso della costruzione oggettiva del libro, frutto di una scrittura creativa verosimilmente istantanea, a voler rimarcare la maniacale intermittenza fotografica (in 'Enne-due'), l dove loperato del fotografante e del fotografato si vuole coincidano 'per avere una restituzione reale di noi stessi'. qui (in questo passaggio minimale), che l'autrice coglie in pieno lannosa e mai risolta prolissit della filosofia odierna, intenta com' a decifrare i gesti del quotidiano e trasformarli in concetti che esulano dalla sua missione originaria. Ed ancora qui che ha inizio la costruzione del personagio Enne e, al tempo stesso, la sua de-costruzione, in ci che molto probabilmente serve da supporto al 'narratore'. Ma siamo ancora al congetturale, ben presto si scoprir che Enne ci che non vuole essere e/o ci che lautrice presume di voler essere (che lei in segreto), ovvero una 'Oblomov' (*) al femminile. Chiss che tutto questo non corrisponda poi a quanto affermato dalla stessa Valentina Durante 'Eppure, per il modo in cui ho scelto di vivere, non avrei potuto desiderare di meglio'. Il che coincide con quanto intercorre tra nominalismo e realismo nei 'Tipi psicologici' (*) di Jung; e tra finzione e realt nella costruzione cosciente de Il s viene alla mente' (*) di Damasio, integrati da nuove e pi complesse sequenze ..quella sullincidenza delle emozioni e dei sentimenti come ponti connettivi tra il proto-s e il S; quella sul discrimine tra percezione e rappresentazione degli eventi interni ed esterni al nostro corpo come base biologica, unitamente alla memoria, nella costruzione dellidentit individuale. (Damasio) Per quanto, il dualismo apollineo-dionisiaco non sia mai venuto meno, la scelta di Enne riflette, suo malgrado, dellindividualit specifica del quotidiano a cui tutti facciamo ricorso, cio una fuga dallessere e da quella 'societ liquida' (Bauman) che ci costringe a vivere dipendenti dallambiente e dai '..limiti delle nostre strutture cognitive'. Dacch, avverte ancora lautrice: 'Non sono i nostri comportamenti ad adattarsi alla realt, non siamo noi a concepire idee compatibili con lambiente che ci circonda; piuttosto la realt che, per limitatezza del possibile, elimina tutto ci che non vitale'. Un 'Fuggire da s' (*) impresso ..nella tentazione contemporanea di imprimere un'affermazione permanente per una continua reinvenzione della vita. Siamo certi che sia cos? Il dubbio si pone nella formulazione di una domanda condivisa, si tratta di '..una sopravvivenza migliore o peggiore' di un qualcosa che affligge il quotidiano, quella dettata dalla '..selezione Enne che non agisce mai in senso positivo preservando le idee e i comportamenti pi idonei, bens in negativo' (?); i cui ..comportamenti e le idee che non resistono alla prova di vita, che poi una prova di verit attraverso lefficacia, periscono', oppure (?)... L'altro relativo dubbio viene dal seguente brano (in Enne-tre): 'Ma non c sempre qualcosa di torbido, di malevolo, in tutti i nostri comportamenti? [] Ebbene, sono di fronte a una delle scelte pi difficili che esistano: quella fra due azioni che rappresentano un rimedio, e per lo stesso motivo un danno'. Per quanto a questa domanda non vi sia risposta che tenga, il dubbio rimane sincretizzato nel S apparente del personaggio, nel dualismo reale/irreale della sua essenza: se figlio spurio di una creazione letteraria (a tavolino); oppure rivelazione oggettiva (meditata) di un S antropomorfo. E ancora: se nel tempo storico della sua affermazione 'Enne' dia forma al contenuto di un diario tout court, (sebbene limpostazione voglia farlo sembrare); oppure di un vademecum rivestito di filosofia (?), pur tralasciando la percezione visiva come attivit conoscitiva (Arnheim), che dal quotidiano vivere si spinge alla ricerca delle ragioni intrinseche del profondo derridiano dei 'Luoghi dellindecidibile' (*), cos come dello spazio storico e simbolico della verit ... ..La verit (intesa) come luogo in cui il soggetto si chiama ad una sovranit e ad una responsabilit irrevocabili e incolmabili; lindecidibile come ci che allopera nel senso, che fa del dire, della lingua, della scrittura, qualcosa di pi ampio di quello che la presenza, lintenzione o la semplice percezione potrebbero esprimere. (Derrida) quanto affermato con tenacia in questo libro da Valentina Durante che, pur entrando di straforo nel meccanismo contorto della riflessione filosofica, affida allintuizione del lettore pi attento, con un linguaggio scorrevolissimo dallimpatto cordiale, come per uno scambio epistolare, in cui con 'Mio caro Enne' pure apre a un colloquiare intimistico ricco di sottigliezze espressive, di aggettivazioni simboliche, di gesti abitudiniali e consuetudini maniacali che finiscono per procurare la vertigine nel lettore. Quelle stesse che nella semplice espressione prosaica (non di meno poetica), raggiungono nella narrazione quella piacevolezza in cui il silenzio si sostituisce alla parola '..il modo migliore per capire chi siamo, la maniera per avere una restituzione reale di noi stessi'. Non per questo 'Enne' pu dirsi un libro consolatorio malgrado le sue mille+una sfaccettature, quanto poetico-illusorio, allorch il/la protagonista (in Enne-tre) rivolgendo lo sguardo dal finestrino del treno immerso nel buio: '..avvolger i campi, le case, le fabbriche, le chiome degli alberi, le automobili e le persone, nascoder tutto, interrotto solo da punti luminosi: arancioni e bianchi, verdi e rossi, le finestre delle case, lilluminazione delle aree industriali, qualche semaforo'. Un buio lucido che nellessere rivelazione lessicale del gesto (il guardare avvolgente), sapre in pensosa assenza nel secretum della coscienza individuale, illuminando quei comportamenti di natura morale che, diversamente, porterebbero alla verit dellindecidibile derridiano, di quella ..verit come luogo in cui il soggetto si chiama ad una sovranit e ad una responsabilit irrevocabili e incolmabili; l'indecidibile come ci che all'opera nel senso, che fa del dire, della lingua, della scrittura qualcosa di pi ampio di quello che la presenza, l'intenzione o la semplice percezione potrebbero esprimere.
cos che 'Enne' pur essendo tendenzialmente un/una oblomovista si riscatta da un atteggiamento ozioso e sterile, vivendo per cos dire, o se vogliamo, sopravvivendo, affetto da patologia filosofico-letteraria propria dellinguaribile idealista, senza paure e senza aspettative, nella pienezza della libert acquisita, o forse solo ritrovata (?), pur nella consapevolezza che non esiste un mondo migliore. Ma il gioco verbale continua, riprende da dove iniziata la sua costruzione, avvenendo subito dopo (in Enne-quattro) alla sua de-costruzione. Cambia la scena, il buio rimane, il lucido iniziale si screzia di pioggia, la visibilit nellabitacolo dellauto scema: 'Noi crediamo di vedere, [] noi soprattutto sentiamo'. Per quanto sentire la forma primaria dellimmaginale individuale e collettivo, concepimento del fantasticare dei sentimenti, del desiderio talvolta recluso che si porta in superficie malgrado una qualche volont contraria lo sospinga sul fondo; e che, pi spesso, porta allo sdoppiamento della personalit, in cui il S ricompone il proprio dualismo originario 'lio e laltro', le due faccie della stessa medaglia, e finisce per incorporare in s 'Il dottor Jekyll e Mr. Hyde' (*), nel suo sostenere che lessere umano diviso a met tra il bene e il male. 'Enne', in quanto personaggio, non sta nei panni delluno n dellaltro '..lunica conoscenza possibile quella simbolica, che procede per somiglianze e immagini'. Questo lautrice lo sa bene, che - 'Non esistono realmente cause o effetti, come non esistono cose che possiedano propriet intrinseche. Possiamo per considerare i fenomeni (che le regolano) come se producessero effetti, e le cose come se avessero propriet, in modo identico, cio, alla loro rappresentazione'. Ma quella che forse solo l'istanza dettata da una inderogabile necessit, fa di 'Enne' lequivalente di un sognatore/trice ad occhi aperti: '..la confortevole illusione di un mondo provvisto di senso' che nella realt non esiste: 'Lo so benissimo scrive Valentina Durante e possiamo dedurre che sia vero che quel viaggio in treno (e qualunque viaggio sia di seguito narrato) per come lho immaginato, non avvenuto e non avverr mai. Eppure la mia supposizione il 'come se' resta formalmente valida. Considerala, se pi ti piace (Caro Enne lettore), un punto di vista soggettivo dal quale leggere i comportamenti umani'. Dacch, come commentatore, trovo il mio punto darresto, tutto quanto potrei aggiungere in seguito sarebbe comunque basato sul susseguirsi di una supposizione dietro laltra, di eventi intrappolati nel 'tempo ipotetico' della narrazione. Nel prosieguo lautrice mi ha preso per mano conducendomi 'ab aeterno ad infinitum' dove ha voluto, formulando domande su domande sulle quali tante volte anch'io mi ero soffermato, tuttavia senza trovare risposte adeguate. Ma non potevo trovarle, perch ero cieco, non vedevo pi in l della mia immagine. Infatti scrive ancora l'autrice... 'Solo ora mi accorgo che sono gli occhi. S la differenza rispetto a tutti gli altri autoscatti archiviati nel mio computer, nessuno eccettuato, sta certamente negli occhi, (chiusi nel silenzio della sua scatola), e quando ... Mi avvicino allo schermo. La sua luce azzurrata mi sfarfalla in faccia. Mi avvicino ancora. Poi ancora. E finalmente lo vedo nei miei occhi, stasera, cera uno sguardo bellissimo'. il mio. Enne?
Quindi dove sono le risposte? Si chieder perso il lettore attento. Sono contenute nelle pagine del libro che Valentina Durante ha scritto per il piacere di tutti. S, per quei molti lettori che increduli, forse, in fine, usciranno convinti che le risposte erano gi verosimilmente in noi.
Lautrice Valentina Durante, copywriter e consulente di comunicazione freelance, ha lavorato come ricercatrice di tendenze coordinando per la Camera di Commercio di Treviso un gruppo di stilisti, designer, artisti, progettisti e fotografi. Il suo primo romanzo La proibizione uscito nel 2019 per leditore Laurana. Suoi racconti sono stati pubblicati su varie riviste letterarie e non, tra cui 'Leggendaria', 'Altri Animali' e nella raccolta 'Polittico'. Dal 2019 collabora con la Bottega di narrazione di Giulio Mozzi. 'Enne' pubblicato da Voland 2020.
Buona lettura e buon ascolto a tutti voi con laugurio di un pi sereno 2021.
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