Pubblicato il 06/02/2022 06:28:09
'In tono minore' o lintima significanza delle parole. Una silloge poetica di Evaristo Seghetta Andreoli Passigli Editori 2020.
Talvolta accade che luomo, nel silenzio dellombra che laccompagna penetri nellantro numinoso di un universo sospeso, che in assenza di una chiassosa visitazione del proprio ego, il poeta che pur vive in lui, si conceda allaffannosa ricerca di unintima emozione che lo pervada. cos che nella sua scrittura, solo apparentemente dimessa, questi apra il suo cielo cosparso di stelle al chiarore di una luna infarinata di biacca, come quella di un clown che mostra al contempo, la sua ingenua meraviglia e la sua amara inquietudine, tema portante a mio parere di questa silloge poetica di Evaristo Seghetta Andreoli
Ho accettato di stare a met sulla scala verso laltopiano delle stelle. Laltro dimora allombra di edere antiche, sotto i muri del romitorio. Varie le reazioni alla speranza: di certo non rispondono ai dettami del cuore. Ci lega tutti questa sola strada che sale e scende in armonia col prato, nellattesa di conoscere domani il colore del nostro fiore.
Ma non v meta nel poeta che sapre alla speranza del migliore dei mondi possibili, di quel che nella cercata solitudine delluomo non appaia possibile, n che la sua rimostranza di clown sia presa in considerazione da alcuno, allorch, finito lo spettacolo il pubblico va via dimentico di s. Quel che resta delluomo maturo nel suo germinare alla vita, che, alloccorrenza, riscopre se stesso nella natura ch propria delle stagioni: cos alla nascita, nei colori in primavera e nelloro assolato dellestate, ora per ubriacarsi di necessaria linfa, ora di fiori e verzura inebrianti, ora di nuovo polline; cos come del vento e delle nuvole quando savvicina linverno della fine
Cos che luno allaltro ignoti, condividiamo la stessa solitudine. () Con poco o nulla da dire, scegliamo il silenzio. / Ma, se tentiamo una frase, / lincipit parla allunisono. E ne ridiamo.
Allora, come sul pentagramma duno spartito musicale, la cifra scrittoria delluomo non pu che essere in tono minore, direi interstiziale, di colui che cerca nellintervallo delle note lassoluto del suo canto lirico, ma ch anche una forma di rispetto necessaria al poeta che, annichilito, saffranca al cospetto dellimmensa armonia che lo sovrasta ...
Sono pensieri che solcano il viso, / rughe profonde, vere, come un sorriso. / Sono crepe, sui calanchi delle stelle.
Come fu per Vaghe stelle dellOrsa e per Che fai tu luna in ciel? dimmi che fai di leopardiana memoria, qui non si tratta di rimembranze, o almeno non solo. Le diverse parti che compongono questa silloge poetica savvalgono ora di recitativo, ora dinvocazione, nel modo che ognuno di noi, nellintima significanza delle parole, esprime la propria silenziosa preghiera
La luna gi riappare / nella sua curva lama. / Cade un altro giorno vano.
Ed nelleconomia insita nel proprio respiro, nellintrapresa costruzione di s, come nella vaga sembianza delleterno, che il silenzio si fa dialogo eloquente delluomo, del suo inseparabile vissuto. nellelaborazione dei propri costrutti, nei lasciti di uneredit consumata, cos come degli abbandoni subiti, che ripone la propria ineguagliabile sofferenza, come per una assenza ingiustificata che ha lasciato lombra di s in una nuvola che passa e sallontana. Perch? si chiede luomo senza ricevere risposta perch?
Qualche volta le stelle cadono. Per il resto, resistono lass, appese alla parete dellApeiron, pertugi di fuoco nellinvolucro universale. Ce ne accorgiamo quando sopra il mare tracciano la scia. Il tuffo nellinfinito ci che vorremmo imitare. Sappiamo bene che in quel mare, sospeso sopra gli sguardi, nel suo profondo, c tutto ci che cerchiamo. Perch? si domanda il poeta inseguendo i fantasmi nelle nuvole che allimprovviso sovrastano il suo cielo. Che forse domani ? Ben sa che ci sar un domani leggendo nei grafici disegnati dei cirri una scrittura artata che forse lo riguarda, quasi dovesse egli riempire gli spazi bianchi delluniverso cielo, giammai vuoti daltre costellazioni, duna moltitudine di pianeti lontanissimi
Noi, che proveniamo dalle nuvole. / Siamo pieni di cose, di case. / Di niente. / Immersi nel tangibile, / abbiamo smarrito ogni meraviglia. / La metamorfosi della purezza / nella concretezza.
Ben sa che solo alla poesia dato scandagliare nel profondo dellabisso cos come dellimmenso cielo, che tutti noi, uomini e poeti Abbiamo bisogno di una fine che sia fine, / conclusa in se stessa
/ Nulla che vada oltre. / Intanto, procediamo su questo otto, / in orizzontale: una linea continua, / circolare, che non ammette soluzione. / Si torna ogni volta al punto iniziale / per un altro giro di giostra: / allinfinito.
Mentre luomo pur spera in un tempo fuori dal tempo in cui
Eppure, torneremo liberi, / lievi, tra le braccia sfilacciate delle nuvole, / sospesi ai cirri E, se cadremo, / sar soltanto pioggia.
Una pioggia benefica, salutare, di cui luomo sente il bisogno, che lavi via ogni presunzione deternit, ogni esuberanza di vanit, e ubriacarsi infine di ci che nel poeta talvolta, in presenza di una chiassosa rivisitazione del proprio ego, sa dessere sublime
Questo momento che sembra eterno ci riporta allarchetipo, allinizio del Tutto, al primo alternarsi della luce tra notte e giorno. Noi rivediamo le spiagge dei mari antichi da cui venimmo, a cui faremo ritorno, un giorno, dopo la nostra breve avventura.
No, non v rimpianto n commiserazione nella vaga sembianza del tempo edenico perduto cui il poeta affida i suoi costrutti, o che affronti nel voler superare la barriera che lo separa dal conoscere il proprio destino umano. quanto rivelato in Argonauti Riuscir a setacciare i ricordi, che filtrano lenti attraverso il vaglio della memoria. Ricorder i luoghi in cui non sono mai stato. Con rammarico ricorder di non aver trovato la via che conduce al vello doro, alla ricerca, alla consapevolezza che la luna di luglio assai poco ci degna, ormai, della sua attenzione. Ricorder nomi e cognomi per tacerli, preservando la loro debole immunit, il desiderio di penombra. Affonda in noi il bisogno di superare ogni barriera, di sapere come finir lassurda storia degli Argonauti della nostra era.
Malgrado le parole delluomo rivendichino unautonomia che non gli data, spetta ancora al poeta linsistere prepotente sulla stessa nota
C sempre vita nei versi, tessere sparse / nel mosaico della passione, / occhi vitrei che, dai porti pi remoti, / fissano la deriva della coscienza. () E la pioggia che scroscia improvvisa, / che si fa insistente, insolente, /trascina la mia sconfitta nel fango. / () / Del resto so che alla pace dellarmonia / preferisco sempre la bizzarria del caos. / () / Ora temo che dal cielo precipitino gi / le stelle mattutine.
Ed ecco che al tornar delle stelle nel verso, si riaccende la speranza di un qualcosa che pure , che sa di apocrifo e autentico allo stesso modo, di suggerito allanima delluomo come allorecchio del poeta: Univoca direzione per noi: / tutto concorre a varcare / la porta dellasincronia... / () Ci sar, anche quando la chiglia incagliata / mi ricorder che tutto diviene / e fermarsi unillusione!
S esclamano allunisono o forse cantano luomo e il poeta, nel dualismo di entrambi c la consapevolezza di essere, ergo sum, certi che le parole non sgorgano dal nulla
Scendono gi le parole, lungo il pendio dellacqua piovana, mentre la luna piena di questa notte straniata danza in un valzer di nuvole chiare. Veloci, beffarde, le parole fuggono via. Si fermano, forse, nelle pozze, al bordo dei campi di fieno. Si prendono gioco di me (di noi).
No sapprestano nel dire o forse s, perch le parole suggeriscono loro che lesperienza fa della vita un unico canto, il modo dessere se stessi
Ora sappiamo che un altro giorno compiuto. Ci raccogliamo in noi stessi, dentro le stanze delle nostre rinunce. Nemmeno tentiamo pi di indagare la direzione dei voli, il sonno dei rondoni, n dove vanno le nostre illusioni a morire.
E quindi uscimmo a riveder le stelle detto nel verso 139 dellInferno dantesco che, proprio grazie alla dolcezza della poesia, riesce a non smarrirsi nei meandri bui dellesistenza artata. Cos, come nella ritrovata essenza dei suoi costrutti, il nostro poeta, Evaristo Seghetta Andreoli, savvale del verso poetico per stabilire il prosieguo del suo navigare, limpido, nel mare calmo delle rimembranze; nel suo poetare si respira lafflato di chi comegli dice in tono minore, va raccogliendo il senso di ci che siamo.
Lautore: Evaristo Seghetta Andreoli di Montegabbione (TR) da sempre vicino, anche per formazione classica e giuridica, al mondo letterario e artistico, ha pubblicato la sua prima raccolta nel 2013 nonostante componga versi sin da giovanissimo. Egli fa parte dellAssociazione Culturale Pianeta Poesia di Firenze, dellAssociazione Tagete di Arezzo e dellOfficina delle Scritture e dei Linguaggi di Perugia. Collabora con le riviste letterarie Testimonianze, Euterpe e Larea di Broca. Ospite di varie rassegne letterarie tra le quali Modena Poesia Festival 2019. Vanno qui citate alcune sue pubblicazioni che hanno ottenuto numerosi riconoscimenti, tra le quali: I semi del poeta Premio Aronte Carrara 2017 Polistampa Editore 2013; Inquietudine da imperfezione Premio Internazionale Mario Luzi (2016/2017) Roma - Passigli Editore 2015; Paradigma di esse - Premio La Pergola Arte Firenze - Lilly Brogi (2018); Premio Equi-Libri Cava DeTirreni (2019) - Passigli Editore, Bagno a Ripoli, 2017.
Sitografia: http://www.italian-poetry.org/evaristo-seghetta/ Mail: evaristo.seghetta@libero.it
Note. Tutti i corsivi allinterno dei paragrafi appartengono al poeta Evaristo Seghetta Andreoli.
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