Pubblicato il 03/03/2022 06:22:24
Il prezzo della guerra … i guasti dell’umana terra.
Con una semplice commutazione di intenti nell’apoteosi linguistica dell’alfabeto, troviamo la lettera ‘M’ che, nei simboli numerici romani, indica Mille, cioč mille e piů significazioni che vanno da: Montagna della Perfezione, alla Madre Terra, la cosiddetta Mater Matuta, alla Madonna e tantissime altre, ma, ed anche, Miseria e Morte. Quest’ultime, ben presenti nella quotidianitŕ, rientrano in quella che definiamo negativitŕ dell’esistenza cui non č mai stata data alcuna risposta accettabile. Essendo la tredicesima lettera dell’alfabeto, come si sa, il numero ad essa riferito č considerato infausto nei paesi del Nord e fortunato nei paesi del Mediterraneo. Ancor piů perché nella simbologia dei Tarocchi, la tredicesima carta, rappresenta l’Arcangelo Azrael, colui che governa sull’occulto e il misterioso, in quanto č Guardiano delle Anime, Custode della Vita e della Morte; colui che taglia con una falce un campo nero come la notte piů nera, cosparso di teste e corpi senza riguardo alcuno: uomini e donne, giovani e vecchi, cadono dinnanzi al Quarto Cavaliere dell’Apocalisse. Al suo ‘rovescio’ vige un’interpretazione contraria, alla quale va riservata una particolare attenzione, non solo necessaria quanto raccomandata che recita di “non arrendersi ad una concezione unilaterale di cieca fatalitŕ perché contraria allo spirito di ogni divinazione” piů o meno autentica. Infatti Morte significa anche successione senza fine “da un piccolo ‘io’ a un grande ‘noi’”, al tempo stesso rinnovamento, vita nuova, vittoria sulle avversitŕ, un cambiamento nel flusso perpetuo di un tutto vitale che porta alla trasformazione, alla rinascenza. Ciň che non hanno ancora compreso i ‘signori della guerra’ (tutti quei despoti oppressori che avallano crimini verso l’umanitŕ), che un ‘capovolgimento’ delle circostanze, porterebbe a un annientamento delle loro stesse forze messe in campo. ‘Mille e non mille’ non č mai stato solo un modo di dire, bensě un argomentare palese dell’insegnamento della storia: onde alla fine né vincitori né vinti sopravvivranno alla giustizia divina. Ma il prezzo della guerra non riscatta i guasti che la stessa porta all’umanitŕ tutta, che “lo scostarsi dalla giustizia č un decadere dalla natura umana” (Marco Aurelio); che se “al giusto nuoce chi al malvagio perdona” (Monti), allora anche in guerra “va usata umanitŕ, discrezione e misericordia” (Machiavelli), e non sarebbe giustizia se si volesse condonare le pene ai colpevoli al dolore degli innocenti” (Manzoni). Sě che “il sangue versato serve soltanto a lavare le mani dell’ambizione criminale” (Byron). Tutto infine coincide nell’interrogativo posto dal saggio: “se noi riconosciamo che errare č dell’uomo, non č crudeltŕ sovrumana la giustizia (?) (Pirandello). Non lo č, perché se la giustizia degli uomini č cieca, la giustizia posta in essere da Azrael non lo č affatto, in quanto gli č dato il potere di prendersi cura delle anime dei morenti, in virtů di una ‘giustizia piů grande’ che le attende nell’al di lŕ. Tuttavia se “ogni guerra di libertŕ dall’oppressione č sacra, ogni guerra messa in atto dall’oppressore č maledetta” (Lacordaire). Acciň, “le armi si debbono riservare in ultimo luogo, dove e quando gli altri modi non bastano”; “i popoli corrono volontari sotto l’ala di chi tratta i vinti come fratelli e non come nemici” (Machiavelli). Onde “prepararsi a rispondere a una guerra ingiusta č solo un mezzo efficace per conservare la pace” (Washington); “il segreto per vivere in pace con tutti, consiste nell’arte di comprendere ciascuno secondo la sua individualitŕ” (Jahn)… “All’uomo infine non rimane che una timida scelta fra la felicitŕ dei sensi e la pace dell’anima” (Schiller). Sě che andrebbe ricordato che “la terra č ampia abbastanza, e tutti feconda, puň pascerci tutti (fraternamente), puň altresě seppellirci tutti” (ragionevolmente)”. (Bini). Non v’č alcun bisogno che i popoli si facciano la guerra.
Note: Massime, pensieri e aforismi liberamente tratti da … Paolo Santarcangeli “Hortus Litterarum” – All’Insegna del Pesce d’Oro 1965. Palazzi, Spaventa Filippi “Il Libro dei Mille Savi” – Cisalpino Goliardica 1967.
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