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Comunicare il futuro!? - ricerca sociologica / 2

Argomento: Sociologia

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 21/03/2023 17:16:27

Comunicare il futuro!? - ricerca sociologica / 2

1 - Un fenomeno sociale in costante evoluzione:
(informazione e comunicazione nellocchio dei mass-media).

Leccessiva quantit di informazioni pu essere paragonata alla sua totale assenza.
Laffermazione alquanto emblematica del teorico della comunicazione M. McLuhan apparsa in Il medium il messaggio (1967), con la quale esprime una sua osservazione sullinfluenza esercitata dai mass-media nella societ a lui contemporanea. Quanto pi valida oggi che la ricchezza delle informazioni (newspapers, magazine, agenzie di stampa ecc.); la variet degli strumenti di comunicazione (radio, TV, social network, newsgroup, talk-show ecc.); gli innumerevoli dispositivi informatici (personal computer, installazioni multimediali, common, internet ecc.), se da un certo punto di vista rappresentano una piattaforma di scelte possibili (banche dati); dallaltro aumentano la problematicit di accesso e dominio dello spazio virtuale di competenza specifica dellutenza che ne usufruisce.

Insieme indecidibile di una visione ipotetica generalizzata, la mente informatica, in quanto non lascia spazio a un confronto adeguato alla velocit mimetizzante dellintelligenza umana, assume sempre pi spesso sembianza di complessit virtualmente filtrata del reale, in cui le interrogazioni si dispongono come la domanda le prevede e le sollecita ad essere, scrive U. Galimberti in I miti del nostro tempo (2012), cio sovrastata e destrutturata dalla sua stessa essenza. Dacch sorge la necessit di un modello etico (protocollo) che regoli linformazione, di pari passo alla comunicazione, per un uso pi appropriato consono alle esigenze della massa utente.

Il problema, poich di problema si tratta, di tipo antropologico-conservativo, rispondente a quella stabilit organica psichico-fisiologica progressiva, cercata, raggiunta e accresciuta dal consenso di omologazione (riconoscimento globalizzante) in atto, che trova fondamento nelle capacit umane di intendere e di volere, per quanto queste vengano eluse dallinvasione spasmodica (inquietante) della tecnologia informatica. Ci che, al tempo, rispecchia quanto affermato da J. Baudrillard autore di alcune riflessioni provocatorie sulla globalizzazione, apparse in Societ, politica e comunicazione (2010): Alla fine del processo (di integrazione) non si ha pi la differenza tra il globale e luniversale scala dei valori. [] Anche luniversale viene globalizzato, la democrazia e i diritti delluomo circolano esattamente come qualsiasi prodotto globale, come il petrolio o come i capitali. Affermazione con la quale si evidenzia il rischio di una latente inerzia di massa che i media dellinformazione e della comunicazione capitalizzano come dominio precostituito allinterno della sfera pubblica.

Considerato il fatto che nella societ tecnologica informare significa in primo luogo comunicare, oggetto di questa ricerca, di per s non lascia spazio a dubbi o a recriminazioni di sorta sulla validit dello strumento utilizzato, in quanto il fine ultimo rimane lutenza, forza e sostanza virtuale dei mass-media, indicativa di tutto quanto ad essa si rivolge; ancor pi savverte la necessit di una maggiore presa di coscienza intellettuale che corrisponda all etica deontologica professionale degli operatori del settore (giornalisti, pubblicitari, marketing-makers, producer ecc.), sia dellinformazione pi in generale, sia della comunicazione privata (manageriale, aziendale, corporativa, ecc.), stante la pluralit di significati e campi di applicazione.

A tale scopo I. Montanelli, da quel comunicatore professionale che lo distingue, ha avallato una sua indubitabile persuasione, apparsa in Il dover essere giornalista oggi (1989), in cui riferisce le ragioni di una deontologia necessaria che, pur non evitando gli errori che fanno parte del proprio lavoro, determina la validit della sua affermazione: La deontologia professionale sta racchiusa in gran parte, se non per intero, in questa semplice e difficile parola: onest, [] per cui si differenzia dalletica perch accanto allaffermazione di principi affianca sanzioni per le eventuali violazioni. [] Ci, per quanto gli onesti siano refrattari alle opinioni di schieramento che prescindono da ogni valutazione personale sia alle pressioni autorevoli che alle mobilitazioni ideologiche.

Ma se lassenza di una diffusa sensibilit morale, fa sorgere lesigenza di una disciplina Etica della Comunicazione come in effetti richiesto dallo Statuto dellOrdine dei Giornalisti il format Internet, utilizzato, copre di fatto lavvenuta globalizzazione in entrambi i settori dellinformazione e della comunicazione in generale, contribuendo a determinare (snaturandoli) quelli che sono i rapporti di potere (governi, banche, multinazionali), mai come oggi esigiti dalle politiche governative (sociali), dalleconomia dominante (finanze) e dal mercato degli affari. Seppure a mio parere viaggia in netto contrasto con lattuale manipolazione speculativa che se ne fa nel linguaggio quotidiano sui media.

Come quella, ad esempio, di monopolizzare la comunicazione a un approccio surrettizio sia nella divulgazione dellinformazione pubblica, sia nelle forme della pubblicit falsamente differenziata, cos come nelluso smisurato della propaganda politica in fatto di ambiente (eco-sostenibilit, bio-diversit ecc.). Valga per tutte, lassistere incondizionato dello stravolgimento della terra, con cui, bene ricordarlo, da sempre abbiamo instaurato un rapporto conflittuale (smottamento di montagne, deviazione di corsi fluviali, cancellazione di territori agricoli, boschivi ecc.), che ha segnato irreparabilmente il decorso degli equilibri ambientali naturali. Se ne constatano gli effetti nellaccadimento gravoso delle continue frane sismiche in molte aree geografiche del nostro paese e in quelle pi recenti dellarea mediorientale, che richiedono lintervento unito dei governi per soccorrere quanti sopravvissuti alle catastrofi.

Cos come accaduto in occasione della pandemia mondiale che ha colto le popolazioni impreparate ad affrontarla, e che ha richiesto alla scienza di misurarsi in una corsa folle, seppure coadiuvata da forti investimenti economici, a trovare soluzioni di tamponamento onde evitare una calamit progressiva di cui ancora non si conoscono gli effetti ultimi. Problematiche, queste, che si sommano alla caduta demografica (quantomeno prevedibile), causata dallinvecchiamento della popolazione che ha provocato un mancato incremento delle nascite. In aggiunta agli effetti della pi grande emigrazione (pari solo a quella biblica) mai vista finora, di cui siamo prontamente aggiornati con reportage e immagini in diretta e on line, anche grazie alle pi recenti tecnologie satellitari messe al servizio della comunicazione globalizzata.

Tuttavia, superato lo scoglio delle criticit evidenziate, la divulgazione informatica ha assunto importanza strategica nellintero comparto dei sistemi informatici; cos la navigazione in Internet, unitamente alla quantit e alla velocit di diffusione in tempo reale (email, posta elettronica, forum e community, siti e blog personalizzati ecc.), ha permesso, inoltre, di ottenere informazioni onnicomprensive un tempo inaccessibili, che hanno accelerato gli scambi interpersonali, favorito le politiche di cooperazione economica e sociale, procurato e convogliato risorse per la ricerca scientifica e la sostenibilit ambientale. Altres di modificare e indirizzare significativamente le problematiche della solidariet alle esigenze dello sviluppo sociale e, non in ultimo, la possibilit di attivare modelli economici di pianificazione degli interventi nazionali e sopranazionali delle politiche comunitarie; consentire linterazione fra le strutture socio economiche degli stati globalizzati in fatto di politica estera, e la condivisione di soluzioni problematiche come unico esempio la conservazione delle specie viventi, umani compresi.

Tutto ci richiede unapprofondita riflessione critica e quanto meno dubitativa sullimpatto provocato dalle nuove tecnologie sull eco-sistema dei gruppi sociali che, in quanto esseri umani, sono soggetti emotivi e quindi suggestionabili dagli eventi, di quanto accade inaspettato nella propria esistenza, piuttosto pronti a somatizzare psicologicamente in senso contrastante leffettiva portata della tecnologia espansiva. Allo stesso modo rendendosi incapaci di elaborare nellimmediato risposte di prevedibilit fattiva che necessitano di un margine di tempo pi dilatato. La difensiva contro il nuovo che avanza vede in primo piano la difesa della sopravvivenza, ci che pur rende lumanit attiva e aliena nel soccombere alle incertezze della vita.

Come insegna Z. Bauman, il sociologo per eccellenza dei nostri tempi, in La societ dellincertezza (1999): Se la societ moderna esiste perch ha ragione di esistere in logica della sua incessante attivit dindividualizzazione, [] cos come le attivit degli individui consistono nella quotidiana (costante) riformulazione e rinegoziazione della rete degli obblighi reciproci. [] La societ degli individui plasma lindividualit dei suoi membri e di quanti ne fanno parte, che danno forma alla societ tramite le loro azioni vitali e il perseguimento di strategie plausibili e fattibili allinterno della rete socialmente costruita della loro dipendenza.

Tale quindi la forza della comunicazione s da fare da tramite fra unutenza sempre pi attenta e la tecnologia pi che mai innovativa, per quanto sia legata a unindubbia realt sociale subalterna nella quale, abbandonati gli eventi e gli accadimenti che accompagnano il nostro vivere quotidiano, in effetti ci conduciamo. Tuttavia non trovo nulla di sconcertante, n di catastrofico nelle parole del grande sociologo, semmai una sorta di subalternit cosciente in contrapposizione con quanto in realt fluidifica nel nostro cosiddetto libero arbitrio, cui attribuiamo le nostre (dubitabili) scelte e/o la nostra (incerta) volont individuale. Di fatto la metafora della liquidit di tutto quanto concerne il vivere quotidiano coniata da Z. Bauman, ha verosimilmente marcato i nostri anni, entrando nel linguaggio comune per descrivere lincertezza della societ in cui viviamo. Tale anche, lindagine conclusiva di Modernit liquida (2019), in cui lautore mette laccento sul male oscuro che grava sulle future generazioni:

Individualizzata, privatizzata, incerta, flessibile, vulnerabile, nella quale a una libert senza precedenti fanno da contraltare una gioia ambigua e un desiderio impossibile da saziare.

Desiderio che ha determinato una svolta apparentemente sconcertante duna presunta immortalit cui noi tutti tendiamo; cio la volont allautoaffermazione individuale, allinterno di una societ resa ormai fluida, tendente ad uno stile di vita che vorremmo pi confacente al nostro tempo. E non solo, ma ed anche, propositiva di una ricercata solidariet, nel rispetto di quella libert che a volte pur ci distingue in quanto esseri umani, soprattutto quando opera in conformit con certi ...modelli standard imposti da forti pressioni sociali che - in ultima analisi pure ci risparmiano da una tale agonia: grazie alla monotonia e alla regolarit di condotta raccomandati, imposti e inculcati dai mass-media.

Ci, per quanto come esseri umani arranchiamo nel procedere e ben di rado veniamo a trovarci privi di adeguate direttive, o che finiamo in situazioni in cui occorre prendere decisioni e assumersi la responsabilit senza conoscerne le conseguenze, rendendo cos ogni passo, irto di rischi e difficile da calcolare. [] Ne deriva un crescente sentimento di insicurezza sulla scena contemporanea afferma inoltre Z. Bauman in La solitudine del cittadino globale (2008), per il quale lidentit oggi come un vestito che si usa finch serve: sessuale o politica, religiosa o nazionale, precaria come tutto della nostra vita, di l dalla nostra intelligenza e immaginazione. [...] Il nostro mondo liquido-moderno in continua trasformazione. Tutti noi volenti o nolenti, consapevoli o no, che ci piaccia o meno veniamo trascinati via senza posa, anche quando ci sforziamo di calcolare lincalcolabile o di rimanere immobili nel punto in cui ci troviamo.

Si qui di fronte a dover fare una scelta in termini etici e a valutare quali conseguenze aspettarci dallinformazione globalizzata, la cui pluralit di significati va oltre i termini posti dalle tecnologie avanzate, che richiede di continuare nella sperimentazione sia in ambito della sfera pubblica che in quello della comunicazione di massa, al fine di riorganizzare il messaggio originale sociolinguistico e/o plurilinguistico dei diritti e dei vincoli che lo governano, e che va letto in funzione della didattica divulgativa integrata con le strutture avveniristiche socio-politiche, economico-tecnologiche con le quali si trova a interagire.

Il confronto coi sistemi comunicativi del passato, che a loro volta gi avevano sollecitato una certa riflessione critica, inevitabile; ancor pi oggi che detti sistemi esercitano una grande influenza nei processi di formazione dellopinione pubblica, parallelamente al configurarsi sociale delle nuove generazioni maggiormente sviluppate in tal senso. La percezione di tali mutamenti riscontrabile nellintroduzione elaborata di assetti patogeni nei giovani con, come ad esempio nelluso del linguaggio, nella gestualit ad esso legata, nei modi spesso impropri del dialogare, fortemente suggestionati dallimpiego sfrontatamente propagandistico duna pubblicit fin troppo invasiva e dalluso speculativo manipolato dalle pi avanzate tecnologie.

Scrive Marica Tolomelli in Mass media e opinione pubblica (2006): Sotto questo profilo i mezzi di comunicazione di massa assumono il carattere di stimolatori con cui distrarre, sviare dai propri autentici bisogni, facendosi strumenti di riproduzione dei rapporti sociali esistenti (reali non virtuali), vettori di un ordine sociale (e/o disordine), inteso come normativo cui non possibile sottrarsi. [] Il concetto di manipolazione non presuppone una dogmatica imposizione di valori, ma implica meccanismi (altri) di condizionamento indiretto sugli individui, sia rispetto agli orientamenti cognitivi, sia allo stile di vita, nei gusti che nelle preferenze, un condizionamento veicolato in primo luogo attraverso i mass-media.

Sulle implicazioni sociali politiche e culturali che le nuove tecnologie stanno modificando nellassetto della sfera pubblica non ancora possibile esprimere un giudizio complessivo attendibile, tantomeno di critica da parte di quanti simprovvisano opinion-leader nellaffollamento programmatico dei talk-show televisivi, sulla carta stampata e nellinformazione sociale, bench assai numerosi risultano gli aspetti salienti riscontrabili nelluso espansivo della robotica (cibernetica applicata), afferenti allautomazione industriale (medica, matematica, astronomica ecc.) ormai giunta a livelli stratosferici, su cui al giorno d'oggi la comunicazione scientifica ha esteso il proprio dominio.


(continua)

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