Pubblicato il 24/03/2023 05:02:48
3 La globalizzazione per un futuro sviluppo sostenibile della comunicazione. (problematiche e fabbisogni della comunicazione in rete)
Nello specifico, con quanto asserito nellenunciato in calce, pur aderendo alle molte aspettative di una sterminata platea di utenti in costante crescita (editors, bloggers, divulgatori informatici, navigatori individuali, ecc.), si vogliono qui affrontare alcuni interrogativi che si identificano con la natura stessa della rete che avvolge lintero pianeta dei social network (Web, Internet, Twitter, Facebook, WhatsApp, Google, Instagram, Pinterest, ecc.) che, tuttavia, non rispondono alle numerose richieste pervenute da pi parti, di dare forma ad una governance istituzionale di controllo dei flussi informatici correnti tra lemissione dei dati e la corretta circolazione dei traffici, nonch la veridicit scientifica delle info immesse e la possibile successiva alterit dei messaggi iniziali:
Per cui lilletterato dice allo scrivano cosa voglia dire, lo scrivano scrive cosa intende e cosa gli par meglio debba essere accaduto, il lettore del destinatario interpreta per conto proprio, e il destinatario illetterato a sua volta deforma, indotto a cercare criteri interpretativi nei fatti a sua conoscenza. (U. Eco) Nonostante il mondo socio-economico-industriale presente sul mercato globalizzato interconnesso sembri operare allinterno di una costituzione autoregolamentata, in realt non cos, non risulta a tuttoggi aver colmato la mancanza di una seria normativa internazionale afferente a misure e consuetudini attuative disciplinate dal mercato stesso. Ancorch accompagnata da interminabili discussioni sul suo futuro sviluppo, considerato dai pi come un attentato alla natura libertaria della rete, e piuttosto rivolta a una contrapposta riduzione della sfera privata, tutte le azioni fin qui svolte non hanno dato risposte concrete di attuazione, per cui ogni ipotesi di arrivare a formulare regole di contenimento, vengono tuttora percepite come un inaccettabile vincolo. A questo proposito, scrive S. Rodot in Il mondo nella rete (2014): Internet, il pi grande spazio pubblico che lumanit abbia mai conosciuto, cos divenuta la nuova dimora della mente, cui abbiamo affidato lintero scibile della conoscenza antropica, il nostro passato e il nostro presente, gettando le basi per un futuro sostenibile dellinformatica, improntata alla corretta gestione del sapere ineludibile della scienza in tutte le discipline che la compongono e la sua corrispettiva conduzione in rete, bench ripartita nei due aspetti costitutivi dell informazione e della comunicazione, contemporaneamente allandamento di quella quotidianit estrinseca che ci permette di guardare al nostro pianeta come il migliore dei mondi possibili. Daltra parte - scrive ancora S. Rodot - la progressiva crescita di Internet - vale a dire la sua sempre maggiore rilevanza sociale e politica - ha reso sempre pi aggressiva la pretesa di alcuni Stati di far valere le loro antiche prerogative, considerando la rete come loggetto del desiderio delle sovranit esistenti. Ma nel mondo sconfinato della rete questa pretesa non ha ragione dessere, in quanto gli Stati Nazionali (altri) cercano di far valere il potere, tuttaltro che residuale, di cui ancora dispongono, malgrado non possano stabilire una sovranit sul Cyberspazio. [] Questa distinzione tra una sovranit improponibile e un potere invadente mette in discussione una delle conseguenze che si ritenevano implicite nella negazione della sovranit quella che potrebbe essere sintetizzata nellaffermazione della impossibilit, inutilit, illegittimit di qualsiasi regolazione di Internet. Unimpostazione che non conduce soltanto a una assoluta autoreferenzialit della rete, anzi alla conclusione che la rete non ha bisogno di stabilire relazioni perch essa comprende gi tutte le relazioni possibili. Si avverte qui la necessit come si detto precedentemente di un diritto inequivocabile che getti le basi per un futuro sostenibile della globalizzazione improntato sulla corretta comunicazione dei dati e dei riferimenti che la raggiunta dimensione individuata dalle innovazioni tecnologiche, aveva gi ampiamente disvelato ed enfatizzato in maniera particolarmente evidente. Vale a dire, di affidare alle tecnologie informatiche il controllo delle reti sociali, con il compito di approntare nuove possibili azioni organizzative in grado di articolare le relazioni sociali collettive, comunitarie e transnazionali, sul modello pi ampio della comunicazione di massa inteso da M. McLuhan come Villaggio globale in Gli strumenti del comunicare (1964), onde ridefinire progressivamente luso della tecnologia nella redistribuzione del potere.
Quel potere, riservato in passato solo a grandi soggetti della societ imperante (partiti, sindacati, chiesa, soggetti multinazionali), caratterizzato da una progressiva centralizzazione, cio orientato al primario interesse di osservazione e finalizzazione di una visione soggettiva (privata, esclusiva ecc.), che oggi si vorrebbe spersonalizzato, ristretto, si fa per dire, alla dimensione di villaggio (pubblico-comunitario), quanto mai riduttivo della visione globale.
Che si tratti di un ossimoro (?), forse. Tuttavia rispondente a una visione che pu sembrare una sopravvalutazione del ruolo della rete, ma che in realt successiva ad un uso massivo dei social che ha finito per destrutturare (Heidegger, Derrida) la scala valoriale oramai obsoleta della comunicazione in essere, mettendone in luce i limiti, i vuoti e le discontinuit ideologiche, per aprire la strada a una sorta di ontologia fenomenologica del linguaggio interattivo radicalmente rinnovato, strategicamente commisurato allattuale interpretazione dei codici di autoregolazione della rete globalizzata, onde superare le clausole del giudizio esperienziale precostituito e/o preordinato dal sistema concettuale delle teorie linguistiche preesistenti.
Lo conferma lavvento di una maggiore presenza tecnologica nellinformazione scrive R. Maggiani, poeta e matematico quantistico, che, in Spazio espanso (2016) in cui si vede accrescere una maggiore attenzione verso il fenomeno della comunicazione nel suo insieme e nella diversit delle sue applicazioni. In molti casi, alla conoscenza precostituita, definita concettuale (radio, carta stampata, libro cartaceo, ecc.), si andata sostituendo una nuova gamma di linguaggi visivi (Visual Language, Visual Art ecc.), che hanno dato avvio a unit di riferimento pi avanzate (Android, i-Pad ecc.) e che, in breve, stanno soppiantando tutta la conoscenza tradizionale.
Sia delle prerogative che in passato erano state delle proposte socio-storico-linguistiche, quanto formative-educazionali di riferimento; sia inclusive di quei linguaggi non verbali diversificati (gestualit corporea, tattoo, graffiti rupestri, geroglifici, sabbie colorate, ecc.), che delle forme di oralit (dal canto alla danza, dalla poesia alla narrativa). Sia dellattuale scienza matematica (quantistica), che delle nuove tecnologie della conoscenza (evolutiva) a cui tendono i pi recenti linguaggi interpretativi dellinformazione che della comunicazione: Fin dove la ricerca applicata alla quantistica si avvale di formule algebriche, espressioni conformi, estrinsecazioni, come forme altre di un linguaggio collettivo (nuovo archetipo) che diventa comunicazione divulgativa nel momento in cui ingloba e trasferisce quelli che sono i simboli della trasformazione in atto.
Scrive ancora R. Maggiani: La divisione tra mondo quantistico e mondo classico pur non sembrando essenziale, si rivela solo una questione di creativit sperimentale in-progress. Il tempo emerge dallentanglement quantistico attraverso il processo di de-coerenza, ci che nel vuoto quantistico oscilla a un passo dal reale. Se misurare con precisione aumenta unincertezza, allora il mondo galleggia su un mare di probabilit, in quanto si propone come nuova forma geroglifica che va decifrata come possibile archeologia che abbraccia simboli e fonemi in movimento, come note vaganti del loro divenire musica. Per meglio dire che, nellaffrontare questa nuova sfida non sembri come avere davanti una scienza misteriosa fine a se stessa, che invece frutto di una profonda ricerca scientifica che ha i suoi utilizzi in molte applicazioni nella didattica e nella divulgazione futura.
Tra le possibili combinazioni del reale avverr mai quella che in un attimo mostra lidea risolutiva, la combinazione perfetta e discriminante rispetto a tutte quelle maggioritarie? ci si chiede di quel che pi verosimilmente devessere stato il linguaggio parlato prima del suo divenire scrittura, cio, ancor prima che larcheologo J.F. Champollion mettesse insieme le tecniche, del tutto sconosciute, che lo portarono a decifrare la famosa Stele di Rosetta, con la quale si apr una delle pi importanti e fantastiche avventure della conoscenza umana. Sebbene i passaggi di una scoperta siffatta, sono oggi facilmente reperibili attraverso lo studio corrente della linguistica, la disciplina che per lungo tempo ha interrogato luso dellorale fra le compagini umane, fonte di trasmissione attendibile che si serve delle parole (emissioni vocali diversificate), per carpire linteresse di chi ascolta attraverso il (solo) senso delludito.
Dacch si denota lo scivolare in altre discipline che solo apparentemente sembrano disgiunte, per quanto una maggiore diffusione della comunicazione interculturale le ha rese sorprendentemente connaturali. Come ad esempio quella sulla propagazione acustica: (studio dei suoni e dei rumori in versione stereo-mono e/o in quella della computazione digitale prodotta da fibre ottiche luminose) che, pur in ambiti diversi, stanno dando importanti risposte nelle applicazioni come la fisica, la medicina ecc., cos come nelle telecomunicazioni (audiovisivi, messaggi in codice, traduzioni simultanee ecc.), correlative di una tecnologia avanzata che oggi permette di usufruire dellalta velocit, sia nella trasmissione dati che nella navigazione in rete.
In particolare si constatato che, facendo alcune comparazioni dei segnali linguistici (messaggi scritti e/o verbali) con altri suoni (segnali morfologici), si arriva alla forma semantica allo stesso modo delle relazioni tra scienza del significato e lo sviluppo delle parole significanti; il cui studio, nella sua accezione corretta (degli effetti pi o meno desiderati negli esseri umani), d maggiore valenza al comunicare, in quanto convoglia in esso un maggiore coinvolgimento di senso. cos che, ad esempio, per ottenere una risposta adeguata, necessario formulare in maniera corretta una debita domanda. Allo stesso modo che si palesa nel linguaggio attuale in uso sui social, un impiego diverso dello strumento della semantica, s che varrebbe la pena riflettere sulla rivoluzione che ci sta apportando nella scrittura e nelluso decurtato della lingua, cos come nelle comunicazioni in particolare e a quelle di massa pi in generale.
S. Rodot nel suo Il terribile diritto (1981), mette sullavviso che nel chiedere un codice convenzionale che regoli la compilazione del messaggio veicolato attraverso il network WWW - World Wide Web e dai computer collegati, principio sul quale si basa questo tipo di allacciamento attraverso il mondo intero per lappunto: questo pu essere letto a vari livelli interpretativi, specialmente alla luce dei rapporti interpersonali fra comunicatore e destinatario che sempre pi spesso si trovano ad operare sulle piattaforme social, soggette talvolta ad interferenze (false info, fake-news, pubblicit ingannevole ecc.). indubbio che la fallacia di una comunicazione diminuisce se si usano molteplici canali di informazione, leggendo e capendo il linguaggio utilizzato nella formulazione del messaggio perch scritto con parole difficili e/o visivamente artato e dalla provenienza dubitativa.
Ma se le problematiche della comunicazione in rete non sono sempre individuabili e ancor meno superabili, la globalizzazione in atto ha rivelato quali sono i fabbisogni per un suo futuro sviluppo sostenibile, non in ultimo quello di usare tutti i mezzi che il progresso tecnologico mette a disposizione. La pervasivit sulle reti sociali scrive ancora S. Rodot in Privacy e Libert (2005 attribuisce una dimensione nuova al rapporto tra democrazia (libert di utilizzo, cittadinanza digitale), e diritti (diritto alloblio, alla cancellazione dei dati personali), che rivela pi che mai il bisogno di una tutela dellanonimato e della neutralit; diritto alla riservatezza del singolo individuo di non essere fatto oggetto di pressioni, condizionamenti o limitazioni di sorta, e la garanzia di non-dominio da parte delle major che ne gestiscono il dominio.
Altro aspetto molto avvertito sui blog, ad esempio, S. Rodot insiste sulla rivendicazione del diritto alla privacy fortemente legato al diritto alla libert come premessa necessaria per poter avvenire alle scelte sia individuali che collettive, di iscriversi a un partito politico, a un sindacato, frequentare una chiesa, adottare lo stile di vita e manifestare preferenze culturali senza che incorrere nel rischio di discriminazione o stigmatizzazione sociali, negando leguaglianza di cittadino in tutto identico agli altri, che si sia omosessuali, rifugiati politici, fedeli a un credo religioso, malati di Aids ecc., in quanto vi un nucleo duro della sfera privata che deve essere rispettato, in ottemperanza con quanto affermato dal sociologo per eccellenza Z. Bauman in Larte della vita (2008): La nostra vita unopera darte, che lo sappiamo o no, che ci piaccia o no, a cui mi piace aggiungere che ci piaccia o no.
Nella Carta dei diritti fondamentali dellUnione Europea, accettata a livello internazionale, il diritto alla privacy (data protection), occupa un posto ragguardevole nel sottolineare che non si tratta soltanto di restare chiusi nel proprio mondo privato, al riparo da occhi indiscreti, ma anche di potersi proiettare liberamente nel mondo attraverso le proprie informazioni, mantenendo per sempre il controllo sul mondo in cui queste circolano e vengono utilizzate da altri. Acci bisogna piuttosto domandarsi quali sforzi facciano quei detentori della comunicazione della carta stampata (copywriter, redattori e giornalisti che ne fanno parte) e la controparte (autori e compilatori di una qualsiasi relazione scientifica), per essere compresi e stimolare la comprensione del messaggio con un linguaggio pi appropriato alla massa dei lettori.
Se oggi difficoltoso interessare gli altri su certe argomentazioni, sar sempre pi difficile avvicinarli se non sapremo invogliarli a comprendere chi siamo, perch li stiamo intrattenendo, che cosa vogliamo da loro. Va qui ricordato che lassenza di una diffusa sensibilit morale (deontologica) ci che fa crescere lesigenza di unetica pi che mai legata ai nuovi linguaggi dellinformazione e della comunicazione. Per sua natura, si detto scrive U. Eco in Tra menzogna e ironia (1998) il lettore destinatario del messaggio, interpreta per conto proprio e sua volta deforma, indotto a cercare criteri interpretativi nei fatti di sua conoscenza. una rappresentazione, efficacissima, di come per successive interpretazioni il messaggio venga decostruito e condotto a esprimere non solo ci che lemittente originale non voleva dire, ma forse anche quello che nel messaggio, come manifestazione lineare di un testo, commisurato a un codice, non dovrebbe forse dire.
Quello che sembrerebbe un vademecum semplice ed essenziale per affrontare le sfide della societ e della vita comunitaria che oggi strangola le economie nazionali con il cercare di sfruttare al massimo il potenziale creativo ed economico, come pressoch detto: "Per offrire soluzioni ai problemi globali di oggi e migliorare domani la vita di tutti noi". Ma la crescita inarrestabile delle grandi metropoli, influenza e condiziona le nostre scelte di vita, sociali, comunitarie e globalizzate, trasformando le necessit in interminabili blog sul futuro, in cui si tenta di spiegare a quanti, e sono moltissimi, pensano e scrivono come si possono trovare soluzioni ai problemi globali che noi stessi abbiamo creato (energetici, alimentari, economici ecc.). Anche se non si comprende con quali risorse potremo mai affrontarle, poich l'umanit (tutta) si muove lungo una linea di confine tra l'anarchia della scelta e il mondo alla Disneyland, scrive Christof Koch in Il futuro delle Citt - Le Scienze: (2011).
Ma come ha lasciato scritto T. S. Eliot in Four Quartets (1943):
Non finiremo mai di cercare E la fine della nostra ricerca Sar l'arrivare al punto da cui siamo partiti E il conoscere quel luogo per la prima volta.
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