Pubblicato il 20/05/2023 05:24:59
Massimo Recalcati - La luce delle stelle morte Saggio sul lutto e la nostalgia Feltrinelli 2022
Vaghe stelle dellOrsa, io non credea tornare ancor per uso a contemplarvi poeticava Leopardi che le rimirava scintillanti, quando nella realt del firmamento non sono che tremule fiammelle lontanissime e che, a dire di Massimo Recalcati, sembrano anime ormai prossime a spegnersi. Pensiamo allo strano fenomeno astrofisico della luce delle stelle che osserviamo fare la sua apparizione nei nostri cieli, come spiegano gli scienziati, che arriva a noi con molti anni di ritardo (probabilmente milioni) da una stella gi morta, scomparsa nel grande buio delluniverso () che, quindi (noi oggi) ammiriamo una presenza che fatta di assenza o una assenza che si rende presente, () raggiungendoci come una visitazione inattesa. Invero non passato che un secolo, poco pi poco meno, in cui una nuova generazione di poeti e scrittori sperimentavano una visione diversa dello stesso soggetto come le stelle, pur essendo pi lontane che mai. In realt, grazie al rinnovarsi di sofisticati telescopi, sono ormai meno distanti di allora, ancorch fredde, vuote e disabitate. Malgrado ci sia da sempre nella natura umana guardare alle stelle con la nostalgia di un qualcosa che forse non mai stato, come del ricordo di unesistenza avita che si logorata nel tempo della ricordanza, di unassenza implicita in quanto parafrasi dellEden perduto o, forse, solo di una qualche felicit pregressa che sappiamo non poter tornare, se non sostituita da una nuova felicit. Il cui raggiungimento, per quanto si cerchi, rasenta limpossibile, per effetto dellesegesi archetipica profonda che tutto investe allinterno dogni esistenza vissuta, poich concomitante con la solitudine primordiale, come di un mondo in s compiuto risponde Roberto Calasso che giunge a noi che siamo fin dentro il nostro presente, a contrastare il divenire del tempo. Panta rei recita lantico aforisma attribuito ad Eraclito in cui tutto scorre nel continuo alternarsi degli opposti, dentro la realt apparente dellinconoscibile e inesorabile divenire, nel perpetuo mutamento di cui si riveste lamore degli umani. Vale dunque chiedersi quale felicit rincorriamo?, se ci che ruota al centro della nostra conoscenza si contrappone a noi, per un eccesso dinamico che scaturisce in energia sottile, come di vortice invisibile, nella nostalgia di ci che non e che non potr mai pi essere. Pu la luce arrivare dal passato? si chiede Massimo Recalcati autore di questo prezioso libro nel cercare lemanazione luminosa del nome da dare alloggetto e/o al soggetto perduto? E inoltre, Pu esserci luce nella polvere?; sebbene sappiamo a chi e a che cosa apparteneva quel dato nome che si concreta con determinazione nel nostro pensiero virtuale, quasi per una metamorfosi del meraviglioso, nel malinconico effetto dellardore che ci portiamo dentro, allorch entriamo nel mondo estremo dellincanto, nella sottesa disponibilit a riconoscere unimmensit che tutto travolge e ovunque avvertibile. Ma gli interrogativi cos posti reclamano risposte di assoluta verit, per un ritorno allespressivit filologica e filosofica sulle origini dellumanit e dellintero creato. Non a caso Sartre considerava effimero ogni costrutto in proposito: Ogni desiderio di ritorno precluso; non esiste possibilit di ritornare alla vita dopo la morte, non esiste possibilit di ritornare nel corpo della madre, non esiste possibilit di riappropriarci della nostra origine. Lesodo dellesistenza esclude la chiusura del cerchio e impone un infinito senza totalit. Dacch non resta che appellarsi a quell altrove cui ciascuno di noi pu proiettare la sagoma del proprio desiderio impedendo alla realt di sopprimere i nostri sogni, come a voler carpire alla vita la linfa esperienziale che la fa grande, devoluta all altro in quanto estensione di S; a quel Figlio spurio al quale, nel corpo effimero del reale si donato, nel riscatto di quellamore che ci ha insegnato lesperienza traumatica del venire al mondo, e la perdita della vita che ne santifica il sacrificio costante, quel finito proprio dellavventura umana che pure contesta ad infinitum, nello scontro/incontro con lesistenza stessa. Tuttavia qualcosa di pi si nasconde fra le linee del testo, quel lavorio costante della memoria razionale che narra di un vissuto esperienziale, bench minimalista, di dolore pur nellamore e dellamore come nostalgia e rimpianto di una perdita che La luce delle stelle morte conduce inesorabilmente verso loblio senza possibilit di riscatto ch daver dato laggio a Caronte, superata linfernale sponda, consegna lanima a quel Dio scontroso che di giudicar savvale, del bene e del male dellumana vanit, del suo voler essere divino sopra ogni cosa, sulle miserie di questo mondo altero che di pianto ha gli occhi colmi di lacrime rapprese. (GioMa) La fenomenologia cui accede lautore proviene dalle fonti pi eccelse in fatto di filosofia, di psicologia analitica del profondo, dellinconscio individuale e collettivo, nomi quali: Arendt, Barthes, Benjamin, Freud, Derrida, Lacan, Sartre, Starobinski, Parmiggiani, Racalbuto e tantissimi altri. Qui ripresi da classici della letteratura antica e moderna, citati nella bibliografia di riferimento di ciascuna delle tematiche testate, relative al lutto e alla nostalgia, per lo pi afferenti ad argomenti consistenti la riflessione psicologica del lutto, la forma psicosomatica del dolore, la commozione, lemozione, il pianto, il rimorso della perdita; cos come il sogno, il desiderio, la visione dellal di l, labbaglio di altri possibili mondi paralleli, il delirio schizofrenico dellamore. Altrettanto valide risultano le considerazioni che riempiono le parole spese afferenti alla testimonianza di un qualcosa che accaduto, dalla nostalgia dellassenza alla separazione luttuosa, dalla perdita della persona cara, alla negazione della morte; dalla somatizzazione del dolore, alloblio, al rimpianto, al sogno rivelatore di qualcosa che tuttavia persiste e ruota intorno a noi come rimembranza di una forzata assenza: vissuta come una perdita quando apre nella nostra vita una mancanza, quando si ripresenta presso di noi nella forma di unassenza presente. Il sogno, ad esempio, inquanto riflesso di unassenza da noi stessi scrive ancora Recalcati riguarda tutti noi senza distinzione, relegato allesperienza traumatologica del passato, che lo ha visto conferito alle divinazioni, alle visioni paranormali, ai miti cui di riferimento e attribuibile alle premonizioni magiche, al lutto delle origini, alle disgrazie successive, come pure alla morte esistenziale e a quanto ne consegue. Pi che ambire a realizzare un effettivo compimento del lutto nel senso freudiano del termine, dovremmo piuttosto assumere che, se c un compimento del lutto, esso si realizza solo nel riconoscimento della sua impossibilit, ossia, detto in altre parole, che il solo modo di portare a compimento un lutto quello di riconoscerne la strutturale incompiutezza. Per quanto noi oggi ben sappiamo, ad esempio, che il sonno della ragione genera mostri, e che tutto questo registrato nellemotivit e nella indeterminazione di certi soggetti psicolabili, allinterno dei sentimenti contrastanti che si riverberano nei sogni oppressivi in cui i mostri generati saffannano nella creazione di incubi angosciosi che ritornano assillanti a disturbare il riposo dei giusti, come anche quello dei morti e quindi al lutto esperienziale, cos come la paura del vuoto e/o delle tenebre, del buio prossimo al dolore e alle privazioni annunciate come la pandemia e lorrore per la distruzione finale, lArmageddon, lApocalisse cristiana. Siamo qui messi di fronte a forme di culto apparentate con il folklore e studiate in antropologia, che nei millenni passati hanno determinato subculture talvolta violente, dispotiche e aggressive, insieme ad altre forme spaventose di credenze animiste credenti negli esseri spirituali che animano lintera natura organica e inorganica cui vengono attribuite qualit divine o soprannaturali, presenti negli oggetti, in luoghi o esseri materiali, in parte inventati dalla creativit orrifica degli umani, e con effetti paranormali e talvolta paranoici che non sono presenti nel libro e che auspichiamo di trovare nel prossimo. Ovviamente non tutto detto nelle pagine di questo libro chiarificatore quanto inquietante, n di quanto detto nello spazio angusto di questa recensione parziale di un lavoro stracolmo di riferimenti e richiami letterari, con i limiti ovvi del lettore qual io sono. Per cui la scelta di una lettura siffatta, diventa ragione arbitrale di un percorso conoscitivo che va appunto oltre, ove la libert di scelta diventa arbitrato di una motivazione, per una predilezione che posso definire elettiva legata allesperienza del lutto che tuttavia rimane una condizione dolorosa. Come pure scrive Roland Barthes, citato nel libro: La sua morte potrebbe essere liberatrice nei confronti dei miei desideri. ma la sua morte mi ha cambiato , io non desidero pi ci che avevo desiderato. () Bisogna attendere che si formi un nuovo desiderio successivo alla sua morte. Secondo Recalcati questa: una condizione che colpisce chi resta e deve misurare la sua totale impotenza di fronte allo strapotere assoluto della morte. Lesperienza del lutto non riguarda per, come abbiamo visto, solo le morti fisiche di persone alle quali eravamo legati, ma accompagna necessariamente ogni separazione. Quanti addii, quanti abbandoni, quanti tradimenti, quante delusioni, quanti dolori si sono rivelati delle specie di morte che ci hanno imposto un tempo di lutto? Se seguiamo la lezione di Freud, dovremmo innanzitutto distinguere tra lesperienza del lutto come risposta allevento della separazione in quanto tale e quella del lutto inteso come attraversamento sacrificale dellesistenza. () Lesperienza del lutto come tale prosegue lautore una conseguenza diretta del trauma della perdita. Accade nei confronti della morte di una persona cara, ma anche di fronte alla fine di un amore, di unamicizia importante, di un legame famigliare, di qualunque relazione sia stata per noi significativa. Torniamo quindi a contemplare le Vaghe stelle dellOrsa che pur saccendono nel nostro cielo, ma questa volta lo facciamo in compagnia del nostro mentore Massimo Recalcati che nellatto di sottrarsi allapparenza, nel silenzio della solitudine avalla, sul filo del crinale, una remissione di colpe senza nemesi contro il giudizio inoppugnabile del passare del tempo, per una pace che alla luce delle stelle morte, altro non pare che lequivalente indecidibile della perdita dellanima a noi cara.
Lautore. Massimo Recalcati psicoanalista lacaniano autore di saggistica, si formato alla psicoanalisi a Parigi con Jacques-Alain Miller. Tra i pi noti psicoanalisti in Italia, membro analista dellAssociazione lacaniana italiana di psicoanalisi e direttore dellIRPA (Istituto di ricerca di psicoanalisi applicata). stato direttore scientifico nazionale dell'ABA (Associazione per lo studio e la ricerca dell'anoressia e della bulimia) dal 1994 al 2002. Ha insegnato nelle Universit di Milano, Padova, Urbino e Losanna. Oggi insegna Psicopatologia del comportamento alimentare presso lUniversit degli Studi di Pavia e Psicoanalisi presso il Dipartimento di Scienze Umane dell'Universit degli Studi di Verona.
Note: () Tutte le virgolettature non sono di Massimo Recalcati, tranne quelle afferenti alle citazioni esplicite riportate nel testo.
« indietro |
stampa |
invia ad un amico »
# 0 commenti: Leggi |
Commenta » |
commenta con il testo a fronte »
I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Giorgio Mancinelli, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa puó sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia per la collaborazione.
|