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Basquiat - Training e sperimentazione.

Argomento: Arte

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 31/05/2024 07:23:54

Basquiat: Training e sperimentazione.

A fronte delle problematicit rilevate, si vuole capire se la forma espressiva di Basquiat sia frutto del paradosso della sua giovane et, del diverso colore della sua pelle, o soltanto un modo di comunicare agli altri qualcosa che riguarda il proprio disagio, visto attraverso lo specchio sviante, di un s proiettato alla ricerca di altri esempi di essere o in funzione di esplorare trame di vita diverse. Problema che porta a quellinquietudine che le sue opere trasmettono, e di cui, solitamente, non si parla, se non in forma di trasgressione e divaricazione della normalit (1).
Come scrive Alasdair McIntyre (2) in Animali razionali dipendenti a proposito di queste problematiche attive nei diversi soggetti : che hanno prodotto una qualche criticit, introdotta e/o causata da forze esterne travolgenti e ingovernabili, e comunque difficile da arginare perch pi spesso messi in atto nel tentativo di assecondare atteggiamenti autodistruttivi, al limite dell autolesionismo (3) cui Basquiat fa ricorso in diversi momenti della sua giovane vita.
Aspetti questi, che riconducono il fenomeno sul terreno della performance elaborata a suo tempo da Victor Turner (4), relativa al concetto di struttura e anti-struttura utilizzata nei processi sociali che, ancora oggi, permette di rilevare quelle che sono le forme portanti e le successive trasformazioni dellesperienza umana. Cos come di: riconoscere, in certo qual modo, la vulnerabilit individuale ma anche sociale nel compiere determinate scelte, come condizione essenziale per comprendere le ragioni e le modalit che le rendono necessarie; sostanziale per capire fin dove lindividuo arriva a scegliere in piena autonomia (libero arbitrio), il proprio ruolo nella vita e nel mondo.
Resta il fatto che un fenomeno come quello che si sta analizzando preclude da tutto quanto fin qui detto, per aprire invece connessioni parallele che vanno nei soggetti giovani, dalla superficialit nel valutare i rischi, alla irresponsabilit di fronte ai pericoli e alla mancanza di consapevolezza del valore intrinseco della propria vita e di quella altrui. Ed proprio in questo il problema o, se vogliamo, il paradosso che lopera di Basquiat nel suo insieme solleva, per appunto nel trovare accesso autonomamente nel mondo dellarte attraverso le sue origini di artista di strada, in quella costante e inasprita denuncia sociale, fatta propria dai giovani graffitari (5) e non solo.
Ci che fa la differenza, nel dire di molti giovani, Basquiat compreso, di non comprendere quale sia il problema dal momento che operano scelte che apparentemente sembrano futili o diversamente pericolose, quali: vivere senza regole, interruzione degli studi, guardare un programma piuttosto che un altro, scegliere lanarchia anzich impegnarsi in politica, visitare una mostra piuttosto che andare allo stadio, darsi allo sballo del sabato sera, agli sport estremi, alle corse folli in auto, alluso di droghe ecc. che, semmai dicono si tratta di una sorta di plus-valore della raggiunta autonomia, il cui conseguimento, secondo certe loro necessit, concorre alla piena realizzazione del proprio essere.
Nella breve vita di Basquiat sono molteplici gli aspetti trasformativi della personalit che rendono difficile ogni tentativo di classificazione. Diverse sono infatti le cause che portano a questa difficolt, ma interessante esaminarle, seppure in parte, in modo da favorire la comprensione dellindividuo e dellartista in chiave psicologica e che si basa su un principio fondamentale ben definito da Roberto Assagioli (6), per cui: lindividuo tende a correggere gli eccessi e le deviazioni, risvegliando quegli elementi che sono opposti o complementari a quelli dominanti del proprio s. In cui egli ravvisa un certo potere di auto-regolazione sia della vita fisica, che di quella psicologica.
In alcuni particolari casi, tuttavia egli aggiunge talvolta opera alleccesso, producendo reazioni esagerate, o ci che potrebbe essere chiamata iper-compensazione, per cui lindividuo ha la tendenza a sopravvalutare proprio le qualit che gli mancano.
forse questa la ragione per cui davanti alle opere di Basquiat viene il dubbio se definirlo genio o barbone, o ammettere che si di fronte allincapacit di percepire. In poche parole non si arriva a essere certi di ci che lopera di Basquiat ci sta comunicando. E ci per una defiance di comunicazione che a distanza di tempo non arriva pi, o piuttosto da mettere in relazione con una certa avvenuta assuefazione, in quanto lopera di Basquiat sembrerebbe ormai superata. Di certo non lo per quei milioni di giovani di tutto il mondo che lo copiano o si rifanno alle sue opere profetiche, entrate nel costume e nella moda, grazie anche alla solidariet artistica di certi critici e galleristi che hanno intravisto in lui il genio nascente dellarte, procurando un punto di rottura nel sodalizio degli artisti cos detti ufficiali che videro in Basquiat lo spettro spaventoso dellinadeguatezza.
Ci per quanto si preferisca leggere nelle sue opere una qualche forma damore per i colori e non in ultimo per la vita che, fino a prova contraria, stata fondamentale per la sopravvivenza non solo degli artisti pi o meno affermati, quanto per gli esteti dellarte indistintamente. In ogni caso si tratta qui di voler trovare una dimensione, o forse dare un senso, a un genere darte, quella di Basquiat, che riconduce allemotivit, alla condizione sine qua non di quell auto-riconoscimento individuale, necessario a chiunque intraprenda lesperienza dellarte.
Per completare il quadro, destinato per il momento a restare senza cornice, serve stabilire una relazione pi estesa, la pi ampia possibile, che dalla tradizione artigianale porta allesperienza estetica tout court dellarte, e che consente una comunicazione pi aperta e libera possibile. Ne va sottovalutata lattuale rete delle immagini alla cui diffusione propria dei mass-media, si accompagna generalmente limperativo consumistico che assegna il primato allapparire piuttosto che allessere, per cui: lindividuo vale pi per ci che ha che per ci che , tipico sia delle tendenze della moda e del mercato dellauto, che dellarte.
Ancora una volta non si tratta di uno slogan coniato per loccasione, quanto di una constatazione di fatto sulla quale almeno si dovrebbe meditare, a sostegno di un dialogo franco con il futuro dellarte. Il riferimento a Basquiat evidentemente di tipo relazionale - sperimentale, l dove lartista va allinseguimento di una identificazione pregnante, giocata sulla notoriet di quelli che contano ai quali egli si rif, verosimilmente per combattere linsignificanza cui pu andare soggetto, con la pretesa un giorno, di divenire protagonista o restare semplice spettatore di se stesso.
Una scelta questa non poi cos insolita tra gli artisti che tendono a mettere in mostra una compiaciuta rappresentazione narcisistica di s. Di contro si ha labbandonarsi a una esteriorit edonistica di natura mutevole, quella adolescenziale, di per se ibrida: ... che oscilla tra la ricerca della propria identit e la proiezione di un futuro ancora incerto, mentre vive il proprio tempo presente nel segno della precariet e della drammaticit (7).
Il paradosso non affatto nuovo, se gi negli anni 50 il filosofo tedesco Martin Heidegger (8) rilevava che: Nessuna epoca ha avuto, come quella attuale, nozioni cos numerose e svariate sulluomo. Ed anche vero, che nessuna epoca ha saputo meno della nostra che cosa sia luomo. Mai luomo ha assunto un aspetto cos problematico come ai nostri giorni, quando gi il virus della postmodernit aveva infettato gli animi delle generazioni pi giovani; quando cio: ...la situazione emotiva apriva luomo al nudo fatto del suo essere gettato nel mondo, mentre la comprensione era la proiezione attiva e progetto e interpretazione di qualcosa in quanto tale.
Due facce di una stessa medaglia attribuibili da una parte alla mancanza di volont di crescita, quindi di maturazione artistica che in Basquiat non viene mai meno dal primo dei suoi graffiti fino allultimo dipinto. Mentre, dallaltra, il rifiuto di una presa di coscienza di un s che oscilla tra lappartenere alla collettivit o lo svincolarsi da essa e tornare alla strada, tra brame di ribellione e desiderio di libert, che talvolta, come nel suo caso, degenera e si trasforma in occasione di scontro violento con la propria esistenza.
Non si pu certo affermare che oggi le cose siano cambiate di molto, se non forse peggiorate, se un altro cambiamento di tipo radicale nel panorama dellarte alle porte. Colpa della globalizzazione? Qualche critico grida s, per il fatto che con essa arrivata lassuefazione e la noia a tutto. Come dire, venuto meno linteresse per larte in generale, anche a causa delle condizioni economiche contingenti, che hanno compromesso il processo creativo da cui si delinea un cambiamento esperienziale che diede avvio ai collettivi (9). I quali, trovavano nelle giovani generazioni il piglio di nuove esperienze creative che furono rigenerative della voglia di sperimentare e di conoscere nel suo insieme.
Date certe condizioni e le difficolt del vivere, artisticamente parlando, delle nuove generazioni, sempre pi inclini al consumismo sfrenato del tutto subito o niente, delle corse contromano, degli inseguimenti rocamboleschi per le vie cittadine, delle notti sfrenate del sabato sera e delluso costante di alcol e droghe pesanti, ecco il verificarsi di manifestazioni di profondo disagio che in certi casi tocca gli strati pi nascosti dellanimo umano, giacch il rifiuto del precostituito e del preconfezionato equivale sempre a una mancata accettazione di se stessi, a una mancanza di rapporti adeguati con la societ e con gli altri.
lo stesso di quando si incapaci di percepire un pericolo o quando ci si adopera, consciamente o inconsciamente ad andare oltre, nella dimensione fluttuante dove il tutto e il niente si equivalgono: la paura della morte e la sua negazione, chi pu dirlo? Basquiat sembra aver provato gi tutto, quando ancora la Transavanguardia (10) incominciava a mostrare le sue crepe, i segni di una erosione annunciata che, dopo di lui sopraggiunger: ...nel momento esperienziale della ragione e in quello riflessivo della critica, con la forza di uno tsunami che sconvolse la scena artistica degli anni 80.
Va qui ricordato che la Transavanguardia, grazie alla sua natura anticipatoria, stata forse lunico movimento tutto italiano riconosciuto all'estero, proprio a partire dalla sezione Aperto 80 della Biennale di Venezia (11), appunto del 1980, che vide protagonisti un quintetto di artisti: Sandro Chia, Enzo Cucchi, Francesco Clemente, Nicola De Maria e Mimmo Paladino, ai quali si aggiunsero Mimmo German ed Ernesto Tatafiore. Una Biennale per certi aspetti degna di nota, per la partecipazione di tanti artisti qualificati. Tra i quali cito qui, Francesco Clemente (12), lunico italiano che in quegli anni stato protagonista di una Collaboration pittorica con Andy Warhol e Jean-Michel Basquiat.

(continua)

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