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Basquiat: Omologazione e riconoscimento sociale.

Argomento: Arte

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 04/06/2024 18:13:13

Basquiat: Omologazione e riconoscimento sociale.

Nel solco di quanto fin qui affermato, viene da chiedersi se la rivelazione artistica di Basquiat abbia avuto luogo nella tradizione o fuori della tradizione storicistica dellarte? O se limpatto dei mass-media con levolversi dellarte contemporanea, pu aver prodotto una sorta di finzione mediatica, di cui Basquiat soltanto un interlocutore pi o meno pregiudicato.
Ma queste non sono che domande cui si sta ancora cercando di dare delle risposte concrete. Seppure come gi ho avuto modo di esprimere sia convinta del fatto che larte contemporanea possa essere frutto della futilit di un presente storico, provvisorio e deteriorato che noi tutti stiamo vivendo e, al quale, comunque, sto cercando di dare un senso. Le sale espositive, i grandi spazi semivuoti della Mostra di Roma rammento non facevano che aumentare in me sensazioni contrastanti che, solo dopo attenta riflessione, mi hanno fatto chiedere se si trattava di finzione.
Qui nel senso pi esteso di dubbio che, quelle figurazioni, che pure avevo di fronte, e le molte altre immagini che le sue opere suscitavano in me, non fossero autentiche, bens simulazioni tuttavia non vere. Cio allucinazioni dovute a quella sorta di immaginario cui Basquiat faceva spesso riferimento durante la sua costante esposizione alla droga, almeno stando al suo biografo pi accreditato Phoebe Hoban (1), cui sembra lartista facesse ricorso, e che eccitava la sua creativit.
Indubbiamente la pressione che le sue opere esercitavano su di me, era la riprova che lartista probabilmente doveva averle sentite sulla propria pelle, e verosimilmente si riflettevano nei suoi dipinti al pari di una proiezione olistica (2) della realt. come se egli avesse voluto far sparire il mondo, o almeno quel mondo riduttivo che lui interpretava, in quello che era il testo delle sue opere, in contrapposizione alla concretezza della realt, dura perch amara, che si trovava a vivere. Non mi per capitato di trovare nelle sue opere quella spiritualit che alla base della funzione creativa dellarte, cui gran parte degli artisti spesso fanno riferimento, anche se non lo ammetterebbero mai.
Come pure non mi sembrato vi fosse la trattazione di unidea particolarmente geniale; piuttosto la tensione idealizzata di unartista votato allarte per larte. Ci che pi saltava allocchio, era lutilizzo di stereotipi presi qua e l che, in qualche modo, raccontavano il mutare emotivo della sua sensibilit nella scelta dei colori e nelle forme. Ancora oggi, di fronte alle sue opere, mi trovo a condividere su Basquiat la stessa idea di quanti hanno tessuto il suo profilo artistico e che, paradossalmente, lo pongono al di fuori degli schemi dellarte.
Affermazione scaturita dalla dedizione che Basquiat riservava a quella libert priva di vincoli oggettivi specifica dell arte contemporanea in cui si trov ad operare, e che dagli ormai lontani anni 50/60 poi arrivata a noi, attraverso la teorizzazione e la sistematizzazione di un possibile ritorno alla manualit, alla materia e al colore. Infine contestualizzata come una delle correnti del postmodernismo (3), e ascrivibile a quel passato che proprio con Basquiat, sembrava avviato a concludersi con uno scacco matto per chi ha aperto la partita.
Da questo punto di vista, nel quadro convenzionale in cui Basquiat si attesta, hanno ben voglia i critici e gli estimatori darte a sproloquiarsi sul assomiglia a questo o a quello... o che ha raccolto leredita di..., quando al contrario, egli dimostra con tenacia, che non c partita che si giochi, o si possa dire giocata. Ci, per il semplice fatto che egli, non essendo artista sedimentato nelle spire dellarte, fuoriesce dal discorso prettamente ontologico da impedire qualsiasi sua classificazione, e lunico rapporto oggettivo in cui possibile inserirlo quello dellintuizione (geniale o meno), e comunque, esclusiva manifestazione del presente.
Dacch possiamo intuire come in tutto ci giochino un ruolo importante non soltanto le opere esposte, ma anche lo stato emotivo di chi le osserva. Usando unespressione metaforica di Umberto Galimberti (4), possiamo interpretare le sue opere come connubio di sentimento nel sentimento, e non sconsolato abbandono; bens forza: ... La forza dessere se stessi al di l di tutte le convenienze, di tutti i calcoli, di tutte le opportunit. Ed ovviamente, applicabile allautore delle opere esposte quanto a chi le osserva emotivamente, scomponendo e anatomizzando i colori, i segni e le forme, di cui lartista nel suo operare inconsciamente emotivo, talvolta sembra non rendersi conto.
Nella sua teoria delle emozioni, Keith Oatley (5), associa lemotivit a un avvenimento causato dal mondo esterno che, grazie alla percezione riusciamo a comprendere e risalire cos, alla causa che lha prodotto. Cio di tutto quanto contribuisce all autoaffermazione (6) rispetto agli altri, quindi anche rispetto alle cose, alla luce, ai colori, al tempo meteorologico che interagiscono e sinfluenzano a vicenda, conseguentemente a unesperienza emotiva ambiguamente conflittuale.
Ma se le emozioni rappresentano una realt complessa e in gran parte ancora misteriosa, lessere critici, o acritici, sempre unesperienza soggettiva che assume valenza se la si esplicita (o non) mettendola in relazione con gli altri, i quali, interagiscono con la nostra emotivit, attraverso le suggestioni e i sentimenti che siamo stati in grado di suggerire loro. In ogni caso c una spinta che deriva dalla conoscenza, precipua del sapere, che se proficuamente usata ci permette di ottenere risultati congrui alle nostre e alle altrui aspettative.
Altrimenti viene da chiedersi perch visitare una mostra darte contemporanea, pittorica, cinematografica o avveniristica che sia? Devo ammettere che in occasione della Mostra su Basquiat alla Fondazione Memmo, da me visitata a pi riprese durante la stesura di questa mia tesi, ho riscontrato un certo afflusso di gruppi di giovani e giovanissimi che, insperatamente, sembravano subire una sorta di richiamo antropologico proveniente a loro dallarte di Basquiat, improvvisamente elevato a protagonista della scena pubblica, al pari di un idolo rapper o della break dance, e che sinfervoravano nei commenti, oltre ai lazzi e alle risa, ad eccitazioni da rave tribale, come per un possibile ritorno alle origini.
Divagazioni a parte, Basquiat secondo me ha richiamato attorno a s uno stuolo di ragazzi e ragazze indubbiamente alla ricerca di un qualche riconoscimento personale, suggerito loro da dinamiche di gruppo di coesione sociale (7) e altri fattori di facile divulgazione, per lo pi dovuti al lavoro, talvolta fuorviante, dei mass-media conseguentemente elaborati: Secondo alcune teorie relative alla Social cognition (8) infatti esistono varie motivazioni in base alle quali si percepisce la propria appartenenza ad un gruppo. (..) Non si intende necessariamente la somiglianza fisica, ma affinit di pensiero, interesse e stile di vita che equivalgono ad appartenere ad un gruppo anche quando non c somiglianza nelle idee o nei bisogni, ma con motivazione per lo pi inconscia di identificazione allaltro.
Tale forma di riconoscimento, secondo una teoria sviluppata da Mario Manfredi (9), determinata da fattori non esclusivamente emotivi che portano alla coesione. Al di l di voler essere una ricerca del significato della vita intesa come recupero di quella che stata individuata come immaginazione mitica (10), tendente a creare una sorta di mitologia personale che, a lungo andare, influenza la coscienza. E questo perch ...gli individui si comportano in modo diverso in situazioni analoghe a causa delle proprie diversit, ma che tuttavia attuano comportamenti che sono complementari gli uni agli altri, secondo un modello elaborato e complesso (11).
Puntiamo invece su Basquiat come esempio di omologazione dellinteriorit conoscitiva per cui essere riconosciuto per lui sinonimo di quel successo che desidera fortemente e che sappiamo, determinato al riscatto di se stesso davanti alla societ. Da cui si evince la presenza di un problema non pi riservato che lo ha portato a una crescente consapevolezza della propria esistenza e dei molteplici ruoli che lo hanno visto misurarsi con le diverse discipline artistiche cui lo hanno portato i suoi interessi: dai graffiti metropolitani, allentusiasmo per la pittura, allesaltazione rave della musica, allo sballo del cinema e tantaltro, per cui nellessere riconosciuto accresceva il proprio status sociale.
Ma c unaltro aspetto nellopera e nella vita di Basquiat che non stato ancora analizzato, o meglio dovrei dire, osservato da vicino, ed il suo rapporto con la musica. E subito sorge una domanda alla quale mi possibile dare solo una risposta circoscritta a quello che si rintraccia nelle sue opere pittoriche. Per il resto non conosco Basquiat nei panni di musicista, ma solo quello del ragazzo nero che abbiamo visto al cinema e alla TV, che gira per la strada con a tracolla un grande stereo tenuto ad alto volume che sembra portare sempre con s, e che tiene acceso mentre lavora alle sue opere.
Ma come vive Basquiat la musica? Apparentemente come un luogo dove abitare la notte insieme ai suoi fantasmi, vissuto come una zona franca, libera da regole, dai ritmi diurni: ...come uno spazio fisico e mentale sottraibile alle cadenze e alle norme imposte da modelli di organizzazione sociale, uno spazio finalmente di libert dove - egli - pu temporaneamente svestirsi dei ruoli sociali, per indossare gli abiti dellevasione e le maschere del gioco (12).
Molte sono le opere, eseguite con la tecnica dello spray-paint oppure con colori oil-paintstick su metal panel, che Basquiat dedica alla musica, ai suoi grandi favoriti del Jazz e non solo, come: Blue Gyp Stock del ....., misto di acrilico, olio e collage su tela, dove indicativo lanagramma del titolo, in cui Gyp Stock, lequivalente di un nome dato dagli Rom zingari a una squadra di baseball, e Blue chip stock erano i fondi capitalistici che ricordano il crack degli anni 30.
Interessante analizzare le parti che compongono questopera in cui la tela ha una superficie quasi completamente bianca, presenta in alto sette volti bianchi con la scritta testimoni. Al centro, un volto e il tronco di una persona di colore, con sopra la scritta Negro con in testa un cappellino da baseball. Di fronte alcune note escono dalla cassa di un sintetizzatore con la scritta frustration, in parte cancellata. A sinistra un accalappiacani bianco con la rete, a destra un battitore bianco che al massimo della gioia colpisce una palla. Poi per la freccia rossa trasforma la mazza in un bastone che picchia un cane madido di sudore.
Il negro, proprio come il cane, in trappola tra battitore e ricevitore, cerca inutilmente la fuga in un mondo dominato dai bianchi. L dove forse la musica rappresenta la sua unica via di salvezza. A ben guardare per si nota che lo strumento potrebbe in realt essere un utensile meccanico, una sega, forse simbolo dello sfruttamento delle minoranze, ma il manico assomiglia molto allimpugnatura di una pistola. Che sia un incitamento alla rivolta?
Non so come descrivere il mio lavoro, perch non mai la stessa cosa, sarebbe come chiedere a Miles Davis: com il suono della tua tromba?, ha detto una volta Basquiat intervistato in occasione di una sua mostra. Pur tuttavia, la scelta di interpreti e strumentisti tutti rigorosamente di colore, la dice lunga sul proprio orgoglio nero e il suo amore per la musica. Horn-players del 1983, su tre pannelli telati, e Charles the first del ..... vuole essere un omaggio a Charlie Parker dove Ornitology fa riferimento a una sua composizione dal titolo Ear and alchemy, con preciso richiamo alle qualit di fusione e improvvisazione tipiche della musica jazz. Sulla tela si trova inoltre il nome di un altro musicista straordinario: Dizzy Gillespie.
Molte altre opere sono dedicate alla musica o ai musicisti neri: King of the Zulus del 1986, dedicato invece a Louis Amstrong; Zydeco del 1984, si rif invece a un genere musicale dei francofoni della Louisiana, dove si suona la fisarmonica: fusione di rhytmn blues, rocknroll, valzer, musica caraibica cantata sia in inglese che in francese. "Jimmy Best del 1981, rappresenta invece il suo momento di passaggio dall'esperienza di graffitista a quella di pittore vero e proprio. Lopera dedicata a un giovane pugile di colore segnato dallesperienza del riformatorio. La tela contiene una frase emblematica che recita: "Jimmy Best sulla sua schiena per i colpi bassi presi nella sua infanzia o, in unaltra traduzione, Jimmy mandato a tappeto da un pugno imprevisto dei suoi ricordi dinfanzia.
Una volta Ren Ricard (13), noto critico darte di quegli anni, cos comment questo dipinto: "Come pu dirti chiunque abbia passato un po' di tempo nel penitenziario di Rivehead, gli uomini neri e latini pi alti forti, ambiziosi e intelligenti vengono sistematicamente demotivati e discreditati. Jimmy non potr mai dimenticare la sua incarcerazione come giovane delinquente, n la sua vita distrutta dal sistema carcerario. Questa l'esperienza che l'uomo di colore fa della giustizia bianca".
Ben venga dunque, anche la musica, attraverso la quale Basquiat da sfogo a una diversa maschera di s, perch la musica ignora la separazione tra soggetto e oggetto (forse anche quella tra individuo solista e gruppo), e si rapporta direttamente col corpo che si fa immagine ancor prima dallessere suscitata dalla parola e, a ritroso, suono, che viene prima dellimmagine e utilizza il linguaggio evocativo delle sonorit per comunicare sensazioni ed emozioni.
Per Basquiat la musica non racconta storie, non propone percorsi narrativi da seguire, alla sollecitazione degli allucinogeni si muove sulle onde della visual-arts e dell electronic-arts (14), come un diverso modo di vedere e di rappresentare. libera di diffondersi nellaria come i pensieri, fa presa sul flusso sonoro delle preoccupazioni e le cancella, in brevi frammenti musicali senza inizio n fine, ripetuti indistintamente allinfinito, consumati nel presente senza lasciare nulla al dopo.

(continua)


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