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Rita Mura
- 07/03/2026 14:31:00
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Ringrazio @Arcangelo Galante per il commento al testo. E sempre piacevole trovare un riscontro che fa pensare e riflettere. Il confronto sempre fonte di miglioramento e ricrea lemozione su uno scritto pensato e voluto. Il cristallo ha una sua bellezza e delicatezza, riesce a regalare trasparenza, a mostrare tutto di s ma ha una fragilit estrema. Cos nata questa teca che avrebbe voluto proteggere la "delicatezza" ma a volte neanche questa sufficiente per una eventuale distruzione. Si sgretola anche su una pi potente protezione e a volte solo il tempo e la riflessione, la maturit come ben dici, pu portare a delle prove, non sempre giuste ma dirette verso una correzione ed il bene. Nessuno in fondo perfetto, si vive di impulsi, predomina la forza, il voler tutto e tutti ma il tempo insegna che non tutto possibile e bisogna guardarsi intorno e imparare dalla semplicit. Ripeto... le tue parole che molti dovrebbero capire: "La bellezza e la vita non si possiedono ma si custodiscono". Grazie ancora.
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Arcangelo Galante
- 07/03/2026 08:58:00
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Questa mattina avevo proprio voglia di leggerezza e, attirato dal titolo giammai credevo di imbattermi in una fiaba moderna. Il racconto, costruisce una piccola parabola morale sulla responsabilit e sulla maturazione interiore. Lincantesimo che trasforma Mattia in bambino funziona come simbolo: rimanere nellinfanzia finch non si comprende il peso delle proprie azioni. Il gesto iniziale, ossia quello di rubare la rosa unica, nasce da un desiderio romantico ma inconsapevole, e proprio questa inconsapevolezza provoca la rottura di un equilibrio pi grande. Il ritorno al giardino dopo dieci anni rappresenta invece il momento della presa di coscienza: solo attraverso il dolore, il sangue e le lacrime il protagonista riesce a restituire vita a ci che aveva distrutto. La narrazione, quindi, parla della crescita morale: diventare adulti significa comprendere che la bellezza e la vita non si possiedono, ma si custodiscono. Mi ha allietato leggere la pubblicazione, della quale serber, indubbiamente, un ricordo piacevole: grazie.
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