E� ormai ben noto l�impegno civile di Franco Buffoni, scrittore tra i pi� colti nel panorama della letteratura italiana e non solo. � giornalista pubblicista e professore ordinario di Critica Letteraria e Letterature Comparate. Ha insegnato nelle universit� di Bergamo, Cassino, Milano IULM, Parma e Torino.
Da sempre, e in particolare nel suo �Pi� luce, padre�, Luca Sossella Editore 2006, come gi� dicevamo nella recensione pubblicata su questo stesso sito (
leggi »), �bisogna riconoscere a questo scrittore il coraggio di andare contro il pensiero dominante di perbenismo che talvolta soffoca le coscienze, cristiane e non cristiane�. Egli � attivo sostenitore dei diritti civili e in particolare di coloro che sono tra i pi� discriminati da un cristallizzato pensiero dominante che tende a realizzare uno Stato etico anzich� di diritto, le persone omosessuali. In �Zamel�, Buffoni, in un tessuto narrativo dialogico, continua questa sua decisa presa di posizione, accompagnando il lettore in un percorso storico ben circostanziato, da una parte agghiacciante, per le forti discriminazioni e persecuzioni perpetrate a danno di persone non eterosessuali, a motivo dei loro affetti verso persone dello stesso sesso, dall�altra avvincente, per la tenacia in cui nel corso degli anni, attraverso non pochi sacrifici umani, i gay hanno saputo incamminarsi verso l�emancipazione. Buffoni traccia una linea che unisce il passato al possibile futuro delle persone omosessuali, auspicando e lottando per una sempre maggiore presa di coscienza che lentamente porti i cosiddetti �froci� a coltivare una propria identit� sessuale che �non deve essere esibita�, appunto, �bens� coltivata�:
�Molto semplicemente distinguerei tre fasi all�interno del nostro cammino di emancipazione:
REPRESSIONE FINO A META� OTTOCENTO: gli atti di sodomia andavano repressi; il sodomita veniva punito per ci� che faceva. Fu allora, quando la scienza medica cominci� a occuparsi di omosessaulit�, che si cominci� a cercare - maldestramente e pieni di pregiudizi - anche di capire.
A partire da met� Ottocento l�omosessualit� divenne malattia da curare, anche se illuminati e sporadici precedenti in questo senso esistono sia in Inghilterra sia in Francia gi� a partire dal Settecento. Il passaggio da sodomita (che veniva punito per ci� che faceva) a omosessuale (che era ci� che faceva o sognava di fare) segna una differenza capitale: la sodomia era un atto, l�omosessualit� una malattia da curare, una categoria clinica. Quella che prima era stata solo repressione diventava terapia. E la repressione spesso assunse la forma di una terapia (l�elettroshock, per esempio, dal terzo decennio del Novecento). Cos� l�omosessualit� rest� come
MALATTIA DA CURARE FINO AL 1973 (la data del 1969 con Stonewall � per� ugualmente significativa). Si comp� allora il passaggio verso il riconoscimento di una identit� stabile dell�omosessuale. Fino ad allora medici, giudici e preti si erano limitati a riconoscere - condannandoli - una serie di atti sessuali �contro natura� che potevano essere compiuti da chiunque.
Oggi che - nei paesi civili - l�omosessualit� viene percepita come un riconoscimento e un destino assolutamente possibili (�normali�) appare sempre pi� evidente la differenza tra omosessualit� praticata (tipica delle societ� arcaiche e �mediterranee�: quella mitizzata da Pasolini [...]) e omosessualit� come identit�. Siamo cos� entrati nella terza fase, quella dei
DIRITTI DA ACQUISIRE
Oggi che l�atto sessuale non � quasi mai finalizzato alla procreazione anche per le coppie etero, siamo davvero tutti uguali, di fronte alla natura e di fronte alla legge. La legge deve solo adeguarsi�. (Tratto dal capitolo: DIRITTI RIPRODUTTIVI).
Il cammino continua, non � certo in discesa, gli ostacoli sono evidenti:
�Come ha ricordato Beppe Ramina nel 2007 [�]: �Curia, Vaticano e le destre negano il valore delle nostre relazioni e delle nostre stesse esistenze, ma verso chi vorrebbe farci chinare la testa e farci tornare nel silenzio e nella vergogna il confronto � aperto. Siamo stufi di essere insultati dalle gerarchie ecclesiastiche e di essere presi in giro da istituzioni e partiti che non si assumono le responsabilit� che derivano dall�operare in uno stato laico� �. (Tratto dal capitolo: FUORI STONEWALL)