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Loredana Savelli
- 07/02/2013 16:14:00
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"E i passi non li sentii pi ... "perch tutto poi cambia e linferno entra nelle vite ... ti cercavo sui muri bianchi ... era un dolore eterno e tu non sapevi.
Nel silenzio, camminiamo."
Dallultima poesia, stralciando i versi-chiave, affiora la nota dominante di questo struggente volume di Letizia Dimartino: la separazione, il silenzio, doloroso, della perdita. Ci che colgo lassoluta organicit della silloge, lintimismo presente in tutte. Se fosse musica, sarebbero notturni (di Chopin). Essi scivolano dolcemente luno nellaltro e raccontano con dettagli vividi, ma sempre nella riservatezza, sentimenti di per s sfumati ma costantemente presenti nella vita psichica, dalla quale emergono al risveglio, nel silenzio della sera, in certi angoli della memoria dove sono custoditi quasi con devozione. Il dettato piano e delicato rende soffuso il tutto, chi legge invitato condividere una "confessione" candida, assolutamente autentica. Complimenti!
Giorgio Mancinelli
- 30/01/2013 09:04:00
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Una domenica...
Limmagine nello specchio nitida, spudoratamente autentica, che quasi la direi vera. Se non fosse una domenica mattina, come le altre, la troverei vuota, senza margine di tempo, o meglio, senza cornice. Una tela bianca su una parete assente, dimensione del vuoto che si perde nel nulla. O forse nel silenzio, in quel muto vento che non muove foglia, che non accenna al respiro. Eppure sono qua, e mio malgrado sono viva, respiro, sento il mio battito del cuore, lo scorrere del sangue nelle vene, il trasalire delle emozioni, del ricordo di te (di un lui/una lei, oh non importa!). Mi accerto di essere io quella nello specchio, mi guardo, mi tocco il viso, i capelli, la rughe che mi segnano la fronte, il contorno della bocca, noto qualche capello bianco, mi dico che no, non sono io. Non posso essere io. Dov quella dei ricordi, delle emozioni, della passione che un tempo mi assaliva, che si afferrava alla vita e la stringeva tra le mani, da credere che non sarebbe sfuggita alla presa, mai. Il tempo non mi ha dato ragione e adesso son qua che mi crogiolo in unattesa inutile e vuota, anzi no, non vuota, bens piena di parole che il vento mi ha lasciato. Incredibile come il vento trascini con s le voci del vissuto, le ansie, i sospiri, gli afflati, i canti dellamore che non andato perduto, la cui assenza diventa presenza, armonia di baci, di carezze, di vicinanze. E sono parole quelle del vento che, come al contrario si crede, non andranno perdute, che fanno parte di me, vivono in me, sono me, adesso. Quellio che una domenica mattina davanti allo specchio non si riconosce per quella che , ma che pure stata fanciulla, innamorata di fronte a se stessa; che oggi allassenza ha sostituito le parole che forse allora gi sentiva con trepidazione, che trasformava in lettere forse mai spedite(?), ma che non ha dimenticato la stretta, il palpito, lessenza stessa della passione che la sconvolgeva. Adesso quelle parole sono qui, impresse nel presente e che un giorno, spero lontano, il pi lontano possibile, il vento si riprender per destinarle ad altri innamorati, affinch i loro respiri simpregnino di quellafflato che le mie parole avranno saputo aggiungere alla parola amore abbiamo giorni intatti. Abbiamo tanto tempo ancora lo sappiamo. Ed aspettiamo. Oh il soffio sulla mia mano
e non sono domeniche diverse dai giorni a venire, che lesultanza del ricordo di te, (ovunque tu sia), per il resto dei giorni mi compagna. S, lo ammetto, (adesso mi riconosco), sono io quella che una domenica mattina ha guardato oltre le sembianze riflesse nello specchio, e si trovata spudoratamente autentica, che oserei dire vera.
Una liricit fluida quella di Letizia Dimartino, diluita in atomi di espansivit e generoso orgoglio, tipico di chi vive le proprie emozioni sulla scia di un sogno che si avvera, che sembra essere breve eppure intenso, capiente di quellafflato che si vuole sia dei cuori innamorati, i cui silenzi, non risuonano vuoti, bens stracolmi di frasi condivise, in cui pi sentiamo disciogliersi le parole in un elisir evocativo e sincero dintenti, perch sentito, alla stregua di una Emile Dickinson, cui il tempo non ha scalfito il volto (il ricordo di lei), ma della quale il vento ha reinterpretato la voce, le parole, il canto lirico, con enfasi nuova, con nuova vitalit.
Loredana Savelli
- 29/01/2013 19:08:00
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Mi riservo di rileggere con calma questo e-book, pervaso dal leit-motive della nostalgia e assai curato. Torner a commentare a breve. Intanto vorrei esprimere ammirazione per la fluidit e la coerenza dellinsieme.
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