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Dove sta andando l’arte poetica oggi

Argomento: Letteratura

Articolo di Franco Baccarini 

Proposta di Redazione LaRecherche.it

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Pubblicato il 21/02/2008

Franco Baccarini
Appunti sull'attuale situazione della poesia


Quale futuro attende la poesia? Larte poetica, lespressione del pensiero in versi, torner a far battere i cuori e ad emozionare le menti? Sono alcune tra le domande che si pongono poeti, letterati, insegnanti ed altri operatori della cultura. La poesia sembra aver perso il proprio compito nella societ, non pi vista come produttrice del sapere interpretativo del mondo. Alla poesia non si chiede pi di leggere e giudicare la complessit del rapporto tra singola persona e societ. La poesia sta vivendo quello che potremmo definire un vero isolamento sociale. Sostanzialmente, latto comunicativo aperto dalla poesia non sembra essere pi adeguato ai mutamenti del mondo. La crisi in cui versa la poesia pu essere utile come esemplificazione di un destino comune alla musica, alla letteratura, alle arti figurative. La poesia ha sacrificato la propria vocazione passando dalla rappresentazione del sapere allintrattenimento immediato, dalla complessit alla superficialit, cedendo alle lusinghe del mercato editoriale.
Ricordando alcune riflessioni del celebre poeta messicano Octavio Paz, i poeti e gli scrittori che hanno iniziato la loro attivit nella prima met del Novecento hanno dovuto combattere il socialismo, una dottrina che pretendeva di sottomettere la letteratura ai dettami di uno Stato e di un partito che predicava la liberazione dellumanit, praticando lesatto contrario. Oggi le arti e la letteratura non sono minacciate da una dottrina o da un partito politico onnisciente, ma da un processo economico senza volto, senza anima e senza orientamento. Per misurare la nostra povert estetica e la nostra bassezza morale e spirituale, basta pensare ad un cittadino di Atene del V secolo a.C., ad un romano dei tempi di Marco Aurelio o ad un fiorentino del Quattrocento. In un mondo dominato dalla logica del mercato la poesia unattivit che non rende nulla. I suoi prodotti sono scarsamente vendibili e poco utili. Per la mente moderna la poesia energia, tempo e talento trasformati in oggetti superflui.
Mario Luzi, il pi grande poeta italiano degli ultimi decenni, recentemente scomparso, affermava: Mi piace paragonare i nostri tempi ad un secolo del Medioevo: il Trecento. Il Trecento per noi un secolo dal sapere certo, sicuro, assunto in ottima fede per costruire una cultura ed un ordine globale. Il poeta trecentesco immerso in una cultura di cui parte, che condivide e che cerca di promuovere. Nella nostra epoca abbiamo un sapere abbondante, ma non costruttivo. Il poema che ne nasce frammentario, mette in dubbio se stesso, il proprio valore. Una poesia che sia ammirazione di ci che ci viene offerto dalla vita assente.
Ho parlato con il collega, mio coetaneo, Davide Rondoni, di Forl, il quale si sofferma con pungente ironia sul fatto che oggi i poeti sono invitati in tiv, in un salotto o su una terrazza, a discutere pubblicamente. E si lamentano, si lamentano non sanno o non vogliono fare altro.
Tornando ad unaffermazione di Octavio Paz, la poesia unattivit che non rende nulla, bisogna ricordare come tanti grandi autori presenti ai convegni di categoria abbiano la necessit economica di svolgere unattivit professionale per vivere. Esaminando le note biografiche fornite dallorganizzazione dellultimo Congresso del Sindacato Nazionale Scrittori Italiani al quale ho partecipato, ho trovato un autentico esercito di insegnanti di scuole di ogni tipologia, alcuni collaboratori (spesso soltanto occasionali) di quotidiani e periodici, un bancario, un impiegato, un operaio, ed altro ancora!
Insomma, emerge una poesia vittima del mercato, della crisi di valori e modestia spirituale generale, nonch dellutilizzo svolto da mass-media e dal criticabile uso che la scuola ne fa, il che a mio personale parere resta una delle colpe pi gravi se si considera limportanza che un buon esempio, una valida iniziazione, possono avere su di un giovanissimo. Insisto su questo punto, perch a tutti oggigiorno ben presente quanto sia importante imparare una lingua straniera, imparare a nuotare, a danzare e altro ancora, in tenera et, per via degli straordinari risultati ottenibili. Introdurre alla poesia, alla letteratura, alla cultura, cos inutile? Si crede, forse, che la poesia sia soltanto quella noia mortale di versi da imparare a memoria e da ripetere a scuola oppure un insieme di cose abbastanza idiote, solitamente in rima, che si fanno recitare al bambino nelle grandi occasioni di raduno familiare? Per molti sembrerebbe veramente tutto qui, e veder nascere autori di prestigio in questo clima un po come vedere spuntare unaiuola nel deserto. Certo, un contributo viene anche da quel comportamento di alcuni autori, sempre pi persi nel compiacimento del non essere capiti, un po come quei politici che parlano al popolo sperando di sentirsi dire Bravo. Parla bene. Non ho capito quasi niente, ma devessere proprio in gamba. Posso comprendere che non si debba rimanere immobilizzati nei secoli nel cantare lamore per la propria bella; ma linvoluzione di versi poetici astrusi non fa altro che aumentare lostilit del pubblico ed avvicinare la poesia al proprio tramonto. E non si pu gettare la croce addosso al solo pubblico se tra i successi editoriali degli ultimi anni la poesia quasi non compare. Solo alcune operazioni commerciali legate ad opere lontane nel tempo, alla loro ennesima ristampa. In particolare, in Italia la poesia non riuscita nemmeno a creare un solo fenomeno di massa (per discutibile che possa essere un fenomeno di questo tipo) com, invece, riuscito alla narrativa negli anni Ottanta con Umberto Eco, e nel decennio successivo con Susanna Tamaro. Sarebbe gi un buon segnale, quanto meno a livello di capacit di attrazione verso il popolo dei lettori ed ancor pi verso il recupero del pi nutrito popolo dei non lettori.
Eppure gli italiani, che sarebbero un popolo di poeti, santi e navigatori, sembrano non aver perso il contatto con larte dello scrivere in versi. Il sospetto che ci sia pi gente disposta a scrivere poesie (chi non ne ha almeno una nel cassetto?) che a leggerne, come ci sono in giro pi romanzieri che lettori di narrativa, pi aspiranti giornalisti che lettori di quotidiani. A proposito di poeti, santi e navigatori; dov finita la spiritualit nei versi? Non necessario raggiungere le alte vette toccate da San Francesco dAssisi, ma spiace che non ci sia pi interesse ad avvicinarsi a Dio tramite la poesia. E, anche questo, un segnale della pochezza dellarte poetica odierna.
Concludendo, la poesia appare priva di qualsiasi sussulto: che sia damore, di spiritualit, protesta, od altro ancora. La colpa, come detto, delle esigenze di mercato, della crisi dei valori, della pigrizia culturale che viene portata dallagiatezza sociale in cui vive soprattutto il mondo occidentale. Ed un dubbio inquietante: quello che sia stato detto tutto. Un dubbio (e niente di pi) gi dibattuto in altri campi. Come dire in rima, come pure in prosa, qualcosa di nuovo dopo millenni? Come fare altrettanto in teatro? Quante difficolt nel dover progettare qualcosa di originale nel cinema dopo un secolo di vita e nella televisione, che di nascita ancora pi recente. Questa, in sintesi, la situazione non tranquillizzante della poesia in questo inizio di terzo millennio. Agli educatori, agli editori ed a coloro che si sono resi e si rendono responsabili di tutto ci, larduo ed urgente compito di raddrizzare le sorti di questarte e traghettarla nel migliore dei modi nel futuro.

(pubblicato su www.ktvehi.com)

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