(Questo articolo stato anche inserito nella pagina di recensione di Roberto Maggiani all'antologia poetica di Mariella Bettarini,
A parole in immagini, antologia poetica 1963-2007)
Leggere la poesia di Mariella Bettarini nel suo svolgersi cronologico, senza pause, come appropriarsi della storia pi intima di lei, storia di un pensiero che mutato nellurto con la realt, interrogandola, interrogandosi, nella ricerca dellequilibrio, ma senza che quello faticosamente trovato ogni volta, si tramutasse in quiete o peggio quiescenza, divenendo anzi indicazione per un nuovo procedere. Si avverte farsi sempre meno invadente, mano a mano che scorrono gli anni, il fuoco dellideologia, cos necessaria nella prima fase del suo impegno scritturale, quando doveva ancora la Bettarini prendere coscienza di s, del suo posto nella Storia, di fronte le istituzioni, i poteri, quando doveva distruggere, e forse distruggersi, per costruire un nuovo modo dessere donna, il suo scomodo (per tanti) modo di sentire la sessualit, di ingravidarsi, cos come lei stessa scrive, dun amore senza scopo procreativo e senza per perdere la dimensione etica.
E tutto questo Mariella Bettarini lha detto prima con la rabbia della parola stuprata, poi con libert della fantasia, e ancora con la consapevolezza che tutto pu essere poesia: la natura, le cose, le citt, i piccoli eventi, purch siano traslati oltre se stessi, purch si sia disposti a guardare tra gli interstizi della realt dove molto mistero giace in silenzio.Cos con la mano della scrittura la poetessa fiorentina ha spinto verso nuovi sensi tutto il corpo della lingua e non pi per il gusto di ferirla, rivoltarla, rinnovarla, ma per affermare ci che fin qui non era stato detto, e non per dimostrare di essere poeta, ma per vivere da poeta che fa la lingua ininterrottamente, con devota umilt, come seguace della Parola.
Cos Storia con la esse maiuscola e storia con la esse minuscola, quella privata di ciascuno che pure se inconsapevolmente ha appiccicata addosso la Storia come un bozzolo, si sono incontrate in reciproco assenso e la prima, la Storia, sia pure poco nominata, divenuta sostanza, umore che scorre a fianco, dentro la quotidianit, non meno eroica, non meno possente questultima, se letta come metafora di una condizione, di un essere donne nel tempo in cui esserlo significava gregariet e debolezza dopinione e dazione, di un essere, comunque, nella vita, al di l delle categorie. Ecco nascere le bellissime sessantotto poesie per Vera, una per ogni anno det, gioie-dolori cuciti con lo stesso filo dellamore e della pazienza.
Il linguaggio dora in poi, non dimentica mai la sua tenerezza, laffettivit, la cromaticit del reale, procede visionario e concreto insieme: filosofia, storia, scienza vi si intrecciano lasciando impronte lessicali, catalogazioni, classificazioni, pagliuzze varie dellinfinito svolgersi ed esserci della vita, abbracciata con amore, dolore, interrogazione, sgridata, condivisa nellamicizia, nella passione, nel dolore e scrutata, penetrata, sposata nelle sue pi intime fibre. Il periodare corre, insegue le parole che sembrano avere unenergia infantile, mobili, vivaci, zampillanti, imprevedibili: luna chiama laltra in un ludus-lusus che per serio, serissimo come lo per tutti i bambini quando, giocando, interpretano il mondo ed escono ed entrano da se stessi ed afferrano significati celati; in questo modo la pi ampia libert stata raggiunta: le parole raggianoespandendosi ovunque come faville.
Dobbiamo noi tutti un grazie a questa figura di donna e poeta, perch proprio il suo non volere essere maestra di nessuno, la fa maestra di molti, perch ha trovato una voce inconfondibile, uno stile imprendibile, voli danima alti, perch rimasta una vecchia-bambina vera, verissima ed una grande amica. Mariella Bettarini, donna dal cuore enormemente stanco, appare una poeta leggera, perch sa vedere il mondo pi di quelli che hanno le diottrie intatte.
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