:: Pagina iniziale | Autenticati | Registrati | Tutti gli autori | Biografie | Ricerca | Altri siti ::  :: Chi siamo | Contatti ::
:: Poesia | Aforismi | Prosa/Narrativa | Pensieri | Articoli | Saggi | Eventi | Autori proposti | 4 mani  ::
:: Poesia della settimana | Recensioni | Interviste | Libri liberi [eBook] | I libri vagabondi [book crossing] ::  :: Commenti dei lettori ::
 

Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Sei nella sezione Prosa/Narrativa
gli ultimi 15 titoli pubblicati in questa sezione
gestisci le tue pubblicazioni »

Pagina aperta 1465 volte, esclusa la tua visita
Ultima visita il Tue Apr 28 16:35:37 UTC+0200 2026
Moderatore »
se ti autentichi puoi inserire un segnalibro in questa pagina

Schizofrenia

di Maria Teresa Morini
[ biografia | pagina personale ]


[ Raccogli tutti i testi in prosa dell'autore in una sola pagina ]

« indietro | stampa
# 0 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »




Pubblicato il 27/05/2012 22:32:38

Ricordarsi di te   ripercorrere una lunga malattia, la peggiore,ossia quella che veniva chiamata   dimente. Chi erano   ,  fino a cinquant anni fa ,  i malati dimente? Forse oggi persone che verrebbero ritenute appena appena  spostati  ,  strambima al  tempo degli ospedalipsichiatrici, dei manicomi  chiusi, eradiverso.  Ci si entrava molto facilmente!E i medici, allora, potevano anche attestare la pericolosit sociale di unindividuo. Una marchiatura  a fuoco pertutta la vita.

Tu cominciasti ad ammalarti daragazzo. Sempre molto nervoso, polemico;  avevi scatti di  nervi che tua  madre non capiva. Ricordo come guardavi  unpunto fisso,con le iridi chiare  , fermecome pietre  dure,  su cose che vedevi  solo tu e diventavi livido in volto. Fumavisempre, in  continuazione,  una   Nazionalevia laltra, avevi  forse  ventanni,  credo. In poco  tempo la nicotinati segn le dita scarne sino allattaccatura del palmo.  Prendesti labitudine di fumare in cameratua, e laria l era ammorbante. Dormivi la notte,  dentro al tuo fumo ,  poich proibivi   chequalcuno aprisse le finestre della camera. Una camera che  saffacciava su diuna calle, quindi senza luce per gran parte del giorno.  Ti ricordo con i capelli biondi sempre ispidie ritti; nei momenti della  tua   silenziosa disperazione, ficcavi dentro lemani nei capelli ed essi ti spuntavano  tra le nocche. Stavi ore in silenzio , cos , nella tua camera.

I primi   ricoveri li hai conosciuti in  una clinicaprivata ,  in collina. La famiglia provun trattamento meno duro  di quellodei  reparti ospedalieri  ordinari. Venimmo a trovarti  a Feltre in  una giornata fredda dimarzo;  io  ero adolescente, e camminavo dietro aiparenti, ultima della fila , nel lungo corridoio pittato di  bianco, sovrastato alla fine da  un grande crocifisso ligneo. Alle finestre  della vecchia villa che ospitava la  clinica, confusa in un magnifico parco, erano apposte  sbarre laccate .Sbarre a tutte le  finestre e per entrarenella tua stanza  un infermiere apr latua porta  con una chiave, dallesterno.Ricordo che ti intravidi seduto sulla sponda del letto,  in pigiama. Le imposte erano  socchiuse. Io non entrai.

Dopo  un breve periodo di cura,  tornasti a casa inebetito dalla  cura del sonno, cos la chiamavamo. Credosi trattasse di somministrazioni  dipotenti  psicofarmaci. Cercavano di  calmarti facendoti dormire.  In casa siviveva sempre  in  silenzio, sussurrando le parole perch tu passavi ore  nel sonno.   Un sonno buio , assurdo e senza  sogni.  Qualche volta tua madre salivaalla tua stanza,  bussava,  ti lasciava del te e dei biscotti su di unvassoio, davanti alla porta. Ritornava  senza dire una parola. Uscivi dalla camera  solo qualche volta, per lavarti. Tua madrepaziente, in cucina  ,  ti  faceva sedere davanti alla  finestra, ti insaponava il  viso e ti faceva la barba, con pennello erasoio. Mentre  facevo i  compiti, nel salottino,  sentivo che ti rivolgeva domande, ma  tu rispondevi a monosillabi.

Ti portarono da moltiprofessori,  veri luminari. I loro  nomi venivano mormorati appena,  erano  medici dei pazzi, la cosa  era risaputa.

 Avevi crisi sempre pi  frequenti e la  parola schizofrenia  prese il sopravvento .  Non cera  modo di tenerti in casa .  Ti avventavi contro la serva, la insultavi;tentasti  pi  volte di soffocarti con  dei fazzoletti, che qualcuno  ti strapp di bocca,  e poi piangevi disperato. Avevi anche iniziatoa  grattarti furiosamente una cavigliae  in poco tempo eri tutto piagato. Tuamadre ti  medicava ogni giorno,implorandoti di smetterla ch  eri gi incarne viva. Io assistevo ogni tanto a queste medicazioni: la tua piaga mi era  famigliare, un giorno era blustra, unaltro  rosso vivo.  Camminavi in continuazione, malgrado le  bende ,  e fumavi. Fumavi pacchetti interi e tossivi fino al vomito.   Dormivi  vestito,  buttato sopra  le coperte,  e accumulavi giornali   e  ritagli nella camera. Alla fine impedisti achiunque di entrarci.  Ogni   tanto  lanciavi  grandi urla che finivano  in un silenzio inumano.  Iniziasti cos ,  seppur  giovane,  il tuo viaggio senza  ritorno dentro gli ospedali psichiatrici. Lalegge Basaglia era di l da venire.   Imanicomi erano  carceri. Carceri  dentro vastissimi  parchi  dove gli ammalati , in pigiami a  righe, maglioni e ciabatte, giravano a vuotocon le loro fissazioni, guardati a vista dagli infermieri. Laospedalizzazione  consisteva nella  costrizione fisica del malato  di mente. Lettidi contenzione, camicie  con lacci ,elettroshock.

 

Venni una  volta a trovarti, assieme a tua madre, inuno  di questi ospedali.  Avevamo fatto un  lungo viaggio in treno. Tua madre tiport  dei panini  dolci, imbottiti di ottimo prosciutto  san Daniele.  Da quand eri ricoverato, tua madre vestiva sempre di nero e, religiosa come era,aveva fatto svariati voti alla Vergine, donando i pochi  ori  che aveva , alla Chiesa.

Chiedemmo  di  tead un grosso  infermiere ;  ci rispose  che eri in giardino con gli altri. Itranquilli.   Ricordo quando, dopo  un  breve girovagare,  ti trovammo,  solo,  seduto su   di una  panchina. Avevi  perso parte dei capelli  ed eri molto dimagrito. Eri privo dei denti incisivi superiori.  Te li eri tolti da te.  Era una giornata soleggiata e  tu sembravi rilassato. Sembravi.sapevamo che ti facevano iniezioni calmanti tuttii  giorni.  Tua  mamma   , traendoli dalla  borsa,  ti mise davanti ,  in  fila, i   panini, guardandoti sorridente:  Li vuoi Antonio?  Sono  buoni , il prosciutto  dolce.

Tu la fissasti , fissasti ipanini e con  un gesto  deciso li gettasti a terra, tra i sassolini.  Si aprirono e il finissimo prosciutto  crudofin sotto la panca :   Portami  via da qua, io non sono matto dicesti,  riprendendo a fumare. Guardavi i passeri  mangiare il pane e non parlasti pi.

Sei morto allet di 44 anni,senza  riprendere  pi  laragione. La  ragione intesa come la  intendiamo tutti. Ma la  tua ragione , forse, non  lha ascoltata nessuno. In qualche raromomento  di lucidit mi domandavi come andavoa scuola o se avevo un  moroso, ma nonattendevi mai la mia  risposta. Tidistraevi immediatamente e  in pochi  minuti gi eri rientrato nel  tuo mondo.

 

Sei sepolto  in un piccolo cimitero  del Friuli, perso in mezzo alle  vigne di  merlot.  Vicino a tuo padre e a tua madre. Lapiccola  foto della lapide ti mostra conle braccia strette al petto, sulla difensiva, assomigli  vagamente a Cesare Pavese.

 


« indietro | stampa | invia ad un amico »
# 0 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »

I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Maria Teresa Morini, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa puó sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia per la collaborazione.

 

Di seguito trovi le ultime pubblicazioni dell'autore in questa sezione (max 10)
[se vuoi leggere di più vai alla pagina personale dell'autore »]

Maria Teresa Morini, nella sezione Narrativa, ha pubblicato anche:

:: Venezia in ottobre (Pubblicato il 08/10/2012 15:11:45 - visite: 1290) »

:: Quando un giudice solo (Pubblicato il 01/10/2012 16:11:29 - visite: 1269) »

:: Non mi chiamo Mario (Pubblicato il 29/09/2012 14:07:36 - visite: 1381) »

:: Barbagia (Pubblicato il 28/09/2012 13:30:26 - visite: 1313) »