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Barbagia

di Maria Teresa Morini
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Pubblicato il 28/09/2012 13:30:26

Jeanne si chiedeva se si potesse trovare in natura la dimensione della solitudine. Non indagava pi in merito a che cosa l'avesse provocata. Aveva bisogno di un criterio di misura. La qual cosa non coincide con il silenzio. Per la persona sola il vero silenzio non esiste mai; essa ode e ascolta moltissimo, perch cerca un suono di richiamo, non un suono qualsiasi. Jeanne s'era posta davanti al mare, ma scopr che il movimento non collima con la solitudine. La solitudine immobile. Gi l'imponenza di una montagna, con le sue rupi, i suoi ghiacciai, il sibilare dei venti, vicina alla impenetrabilit della solitudine. Cos Jeanne, a quasi sessant'anni, part per un viaggio ed inizi la sua ricerca. Un luogo nel mondo che potesse darle il " senso" visivo della solitudine interiore. Cerc molto e lo trov. Il cuore della Barbagia un luogo di solitudine assoluta, laddove segni fugaci di vita umana si scorgono, ma non c' traccia apparente di uomini in movimento. Perch la solitudine questo: un vasto luogo in cui l'uomo " stato" , ha messo una radice, un suo segno e poi ha lasciato un abbandono. La solitudine tale solo se preceduta da un lontano abbandono. Nessuno nasce solo, in origine. Lo sguardo di Jeanne scorreva su strade che si perdono contro costoni, greggi che vagano lenti, accompagnati dai cani; muretti a secco che serpeggiano come nervi della mano abbronzata di un vecchio e poche, pochissime case, lontane, simili a punti senza ragione. Boscaglie estese a macchia ruggine, avide anche del terreno vizzo che attende la pioggia da mesi. Le creste calcaree dei monti , con fessure percorse da licheni e muschi secchi. Nessuna voce, se non il lemme pendolo dei campanacci che le pecore muovono all'unisono, come assieme chinano la testa a strappare erbe. E poi il vento, un forte maestrale che scorazza e dilata ogni pertugio, pronto a portare voci dal mare, magari quello stesso mormorio che si tramuta in pioggia e che nel petto umano il suono del ricordo di persone amate. E cieli stellati, di notte, come non possibile vederne altrove. Stelle, alcune, vibranti ed intermittenti che bucano la volta oscura. Jeanne rimase molte sere ad ammirare quel punto estremo del tramonto, in cui un nastro di luce si incendia dietro ai monti, prima del calare delle tenebre. Perch in Barbagia la notte non solo tale, ma autentica tenebra.

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