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Sull’ortografia del dialetto napoletano

Argomento: Vari

di Antonio Terracciano
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Pubblicato il 06/03/2018 00:00:58

Questo brevissimo articolo era nato, in realtà, come commento a una poesia in dialetto napoletano, pubblicata da un autore che, poche ore dopo, l'aveva cancellata. Sono stato invogliato a pubblicarlo (nella sezione "Articoli" , e l'argomento esatto sarebbe "Linguistica" ) da una brava autrice del sito che desiderava conoscerlo , e anche immaginando che esso possa essere utile a coloro che intendono conoscere meglio un particolare importante della scrittura di quel dialetto che nei secoli passati fu quasi la lingua ufficiale dell'intera Italia meridionale.

L'autore di cui sopra aveva scritto una breve poesia, usando, tra le altre, queste parole: "jamm" , "bell" (femminile plurale) , "caver" (femminile plurale) , "appriess" , "at" , " 'nzogn" e "puorc" , parole che in realtà vanno scritte "jammo" , "belle" , cavere" , "appriesso" , "ato" , " 'nzogna" e "puorco" .

Purtroppo è sempre più diffusa la cattiva abitudine di scrivere il nobile dialetto napoletano come si presume (erroneamente) che venga pronunciato. Infatti le vocali finali servono per lasciare alle parole lo "schwa" (in alfabeto fonetico riprodotto con una "e capovolta" ) , ovvero quel suono indistinto che il napoletano possiede, soprattutto alla fine delle parole, alla pari con lingue ben più prestigiose, come il francese e l'inglese  (cfr. ad esempio, che so, "règle" e "here" ) . Basta leggere, del resto, qualunque poesia napoletana classica, o perfino i testi di tutte le famose canzoni partenopee (non certo quelli degli attuali "rap" o cose del genere ) per farsene un'idea.


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