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Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Il principio

Argomento: Letteratura

Articolo di Gio Ferri (Biografia)

Proposta di Redazione LaRecherche.it

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Pubblicato il 10/07/2011 12:00:00

[ Proposto anche nell'antologia Conversazioni con Proust, LaRecherche.it, 2011, eBook ]

 

***

 

Il principio

 

 

Affascina e coinvolge il misterioso e commovente progetto del protagonista dellopera di Marcel Proust espresso nelle ultime righe de La recherche, prima della parola FIN che lo scrittore scrisse nel 1922, dandone emozionata notizia a Cleste Albaret, poco prima di morire. Voglio qui rileggerle, tradotte da Giovanni Raboni, per comprenderle meglio nella loro sublime ambiguit. Ci propriamente anche in relazione alla assai discussa e generale e talvolta manieristica con-fusione fra autore e narratore-protagonista: argomento per Proust acutamente trattato (senza che se ne cancelli del tutto lambiguit medesima) dallo stesso Raboni nella prefazione al biografico Meridiano-Mondadori, Album Proust (1987):

 

Se mi fosse stata lasciata, quella forza, per il tempo sufficiente a compiere la mia opera, non avrei dunque mancato di descrivervi innanzitutto gli uomini, a costo di farli sembrare mostruosi, come esseri che occupano un posto cos considerevole accanto a quello cos angusto che riservato loro nello spazio, un posto, al contrario, prolungato a dismisura poich toccano simultaneamente, come giganti immersi negli anni, periodi vissuti da loro a tanta distanza e fra cui tanti giorni si sono depositati nel Tempo.

 

I corsivi, inutile dirlo, sono miei. Ma gi Marcel (per s o per il protagonista?) aveva annotato:

 

Mi avrebbe detto, Franoise, guardando i miei quaderni smangiati come il legno dove entrato il tarlo: tutto rovinato Come sarebbe felice, pensavo, chi potesse scrivere un tale libro, che impresa davanti a lui! Era ben altro che dovevo scrivere, io: qualcosa di pi lungo, e per pi di una persona. Lungo da scrivere. Di giorno al massimo, avrei potuto tentare di dormire. Se avessi lavorato sarebbe stato solo di notte.

 

Allora come possiamo chiamare quella infinita meditazione de La recherche, se scritta ma ancora virtualmente tutta da scrivere? Da parte di chi? E non sar mai scritta come avrebbe dovuto essere scritta? Possiamo definirla semplicemente cronaca, diario di una vita, di un ossessivo perpetuo pensiero ancora da rivelare a se stesso e oltre se stesso? Ma non un romanzo, seppur in fieri, velatamente suggerito da alcuni disordinati quaderni smangiati ? Proust aveva detto gi in Jean Santeuil: crire un roman ou en vivre un, nest pas du tout la mme chose, quoi quun dise. Egli laveva vissuto, ma non interamente scritto? Laveva vissuto come protagonista ma non come autore? Ma se diciamo Narratore, protagonista e autore si riprendono il loro conturbante gemellaggio. In verit o in finzione?

 

Harold Bloom in A map of misreading cita Wallace Stevens: Questa forma ingollante informit, / Pelle guizzante a desiate disparizioni / il serpente corpo guizzante fuor della pelle.

 

La Recherche che noi leggiamo dunque una forma che ingolla una in-formit. una pelle guizzante a desiate disparizioni e ci pone, per suggerimento di un impotente protagonista, in attesa di unimprevedibile corpo - inconoscibile poich non mai formato - che dovr uscire guizzante fuor della pelle. La pelle del vivere, la vita, la sua metamorfosi e il suo indicibile desiderio. Un desiderio di memoria che ci impone di metterci al lavoro, seriamente, per cogliere la verit sfuggente di un universo in formazione, ma solamente per ora (dopo il FIN!) al principio. Il tempo ritrovato, tuttavia solamente nella sua perpetua informit. Marcel Proust, pur con il suo rigore di scrittura tutta giocata, potremmo dire maliziosamente e magistralmente sullambivalenza, ci lascia comunque un nulla prolifico tutto da riempire. Il tempo ritrovato la proposta di un improbabile ossessivo futuro aprosdokton. Il romanzo che dovr essere scritto. Cos che la recherche sempre in atto e lambiguit della forma della poesia la sua memoria, la sua speranza di rivelazione, la sua tensione, eppure il suo impossibile punto darrivo.

 

Ecco che al principio della fine Proust, o il suo alter ego, invita al colloquio, personaggio terzo, lo sconosciuto fantasma del Lettore. Quel romanzo apparentemente non scritto che doveva essere scritto viene lasciato alla responsabilit del lettore, per il quale viene messo a disposizione limponente, evanescente, eppure incancellabile materiale della memoria:

 

il tintinnio saltellante, ferruginoso, instancabile, stridulo e fresco della campanella, annuncio che il signor Swann se nera andato Allora pensando a tutti gli avvenimenti che si collocavano per forza di cose fra listante in cui li avevo sentiti e il ricevimento Guermantes, mi fece spavento pensare che fosse proprio quella campanella a tintinnare ancora dentro di me, senza che io potessi cambiare nulla alle note stridule del suo sonaglio, visto che non ricordando pi bene come si spegnessero, per riapprenderlo, per ascoltarlo bene, dovetti sforzarmi di non sentire pi il suono delle parole che le maschere si scambiavano attorno a me.

 

Fra quellistante, quel suono dimenticato e ancor desiderato, e le parole rese silenti dalla ossessione della memoria, si pone lo spazio vuoto del tempo trascorso, alla ricerca di un Tempo universale, biologico e cosmologico. Il tempo che viene dopo la FINE e che infine riguarda ormai solamente il lettore.

 

Il lettore si colloca oltre il limite della memoria sullabme del Nulla. E ormai la campanella suona solamente per lui. Per sempre, nello spazio prolungato a dismisura. Perci oltre ogni spazio e ogni tempo al di l del deposito dei tanti giorni vissuti a tanta distanza. in quel nulla che il lettore scopre la poesia di un tempo ritrovato nella dimenticanza che si fatta memoria di una storia cancellata eppur disponibile, nella ricchezza dei materiali ereditati, a rifarsi vita nella scrittura della nostra mente. Di una assenza che si far dismisura dellessere, nella sua primigenia purezza.

 

Nulla tutto ci che abbiamo fatto, e letto, e udito, e visto, nulla ci che faremo e potremo fare entro la storia caduca del racconto raccontato nella sua virtuale verit. Ci apparir chiaro che nel nulla la recherche instancabile manipoler s, ancora, tutto ci che lautore ci ha astutamente e coscientemente lasciato, tuttavia solamente come poiin. Poesia di verit inscrivibile, oltre ogni utilitarismo anche nostalgico di un tempo perduto. Oltre ogni falsa evidenza. Per una vicenda in verit invissuta di maschere. Poesia come vita di verit inconoscibile ma pur sempre presente alla nostra ricerca:

 

notre vie, la vraie vie, la vie enfin dcouverte et claircie, la seul vie relmente vcue.

 

*      *      *

 

La Recherche il racconto scritto (perci si danno un autore e un lettore) di un flusso straripante di memoria che con difficolt trova, nella narrazione, la sua forma nel tempo, per aprirsi comunque ad un inarrestabile ritrovamento postumo. Per analogia unesperienza relativamente recente comprovata da unopera cinematografica famosa: Otto e mezzo di Federico Fellini. In cui un regista (che potrebbe essere il vero regista lIo duplice di cui dice lo stesso Proust), ossessionato da personali prorompenti memorie, non riesce a dar loro lapparenza concreta di un film. Film che pur tuttavia si realizza e si offre allo spettatore con una ambigua proposta di collaborazione mentale in relazione alla sua prosecuzione, forse senza fine.

 

Maggio 2011

 



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