Pubblicato il 27/01/2011 14:20:43
SAVERIO BOCCARDI SORVEGLIATO POLITICO DI SAN PRISCO (1848-1856)
Introduzione Saverio nacque in San Prisco l1 novembre 1798 da Giovan Battista e Maria Giuseppa Trirocco (figlia del notaio Pompeo e Marianna Palmiero). Egli apparteneva ad una delle maggiori famiglie di San Prisco, proveniente da Capua, ma stabilitasi nel casale da pi di due secoli. Il padre Giovan Battista mor in San Prisco il 10 agosto 1836, lasci i suoi beni a tutti i figli e destin il primogenito Cesare come amministratore. Le propriet dei Boccardi erano concentrate soprattutto in San Prisco, con una rendita di 1578,80 ducati, dove possedeva: 78 moggia di terreni, 3 giardini di cui uno di 2 moggia, un palazzo con varie botteghe in Strada della Piazza e altre due abitazioni pi piccole in Via Cupa. In Capua avevano un palazzo nel Vicolo Boccardi, nei pressi della Strada S. Giovanni con due piccoli giardini murati. In esso risiedevano Marcantonio, percettore di Fondiaria, e il sacerdote Sebastiano, tesoriere della cattedrale capuana. Il resto della famiglia viveva in San Prisco: il primogenito Cesare e Cristina, che aveva sposato Giuseppe Vetta di Capua. Marianna era defunta, ma aveva lasciato dei figli in Cusano con laltro genitore Francesco Santagata. Anche Pasqualino era morto ed aveva lasciato la sua parte di eredit al fratello Marcantonio. La famiglia di Saverio era stata per tanti anni impegnata nellamministrazione civile locale: Giovan Battista aveva ricoperto a lungo la crica di decurione, e soprattutto il fratello Cesare, che oltre a ricoprire la detta carica fu per tre volte sindaco. Saverio era stato decurione dal 1832 e sindaco nel triennio 1841-43, ma negli anni 1848-49 era divenuto capitano della Guardia Nazionale.
Le vicende del 1848 Saverio Boccardi, insieme ad altri personaggi, fu coinvolto nei moti rivoluzionari del 1848 che interessarono la provincia di Terra di Lavoro. In particolare egli fu accusato di aver devastato la rete ferroviaria in Santa Maria di Capua e di aver impedito la segnalazione telegrafica in San Prisco (sito in localit Croce Santa) al governo napoletano per impedire larrivo delle truppe regie. Per questultimo reato vi erano due testimoni a confermare tale accusa: limpiegato addetto al telegrafo Mele e il consigliere della Gran Corte Criminale Ciardulli (che nel periodo in questione si trovava in Caserta. In seguito il Boccardi, per sfuggire larresto, emigr insieme ad altri soggetti coinvolti e si diresse con molta probabilit a Londra, dove si trovavano molti esuli politici italiani. Sulla base delle informazioni in possesso dal Ministero degli Affari Esteri il Boccardi da Londra si era trasferito in Marsiglia, altra citt piena di profughi italiani, e quindi in Genova.
Dal sequestro dei beni al ritorno nel regno Il governo borbonico per colpire gli emigrati politici e le sue famiglie cominci ad attuare i sequestri dei loro beni perch spesso erano benestanti. Tale strategia fu attuata anche nei confronti di Saverio Boccardi nel 1850, la cui rendita, amministrata dal fratello maggiore don Cesare, fu calcolata in 220 ducati annui. Fu stabilito che il fratello Cesare versasse tale somma nella Cassa di Ammortizzazione (attraverso la Ricevitoria Generale di Terra di Lavoro). Questi prima si obblig davanti allintendente di Terra di Lavoro, ma poi cerc a lungo di procrastinare questo pagamento adducendo varie scuse. Il ministro dellInterno, avvisato puntualmente dallintendente, ordin di procedere al suo arresto se non avesse provveduto immediatamente a versare la somma. Tale minaccia, comunicatagli dallispettore di polizia di Santa Maria di Capua (a cui era stato ordinato in realt di procedere allarresto) ebbe subito il suo effetto perch il versamento fu fatto verso la fine di dicembre. La resistenza del Boccardi a versare la somma per conto del fratello Saverio si manifest anche nel corso del 1851, ma di fronte alle minacce della polizia e dellintendente, agli inizi del 1852 dovette adempiere nuovamente al suo obbligo. Nellottobre del 1852 il primo ministro Ferdinando Troja comunic allintendente che il re Ferdinando II da Catanzaro aveva ordinato di permettersi il ritorno nel regno allemigrato Saverio Boccardi per subire il regolare giudizio. A tal fine doveva essere munito della carta di passaggio per presentarsi allintendente. Seguirono le comunicazioni dellintendente agli ispettori di polizia di Capua e Santa Maria di Capua. Saverio giunse in Napoli il 2 dicembre 1852 e fu accompagnato dallintendente in Caserta il giorno seguente, che diede ordini allispettore di polizia di accompagnarlo dal procuratore generale del re presso la Gran Corte Criminale Palladino. Il procuratore inform il Boccardi della cauzione di 550 ducati e questi si obblig a pagare, dovendo per sovrana determinazione rimanere fuori dal carcere. Nel frattempo che si tenesse il giudizio il ministro dellinterno ordin allintendente di attuare una stretta vigilanza sul Boccardi da parte degli agenti di polizia.
Il giudizio e la vigilanza della polizia La prima udienza a carico del Boccardi fu fissata per il 10 marzo 1853 e questi attraverso le sue conoscenze legali si attiv per cercare di condizionare i giudici in suo favore. I funzionari di polizia comunicarono allintendente che lavvocato napoletano Girolamo Magliano si era recato da Napoli presso tutti i magistrati raccomandando loro il Boccardi. Inoltre il commendatore Piccioli aveva anchegli tali giudici per condizionarli per lassoluzione dellimputato Boccardi. I personaggi contattati furono: i giudici Mancinelli, Corte, Feoli, Barnaba, Miraglia, Merenda, Del Porto; il commissario Rodavera e il presidente Marzocca. Circolavano molte voci che scommettevano sullassoluzione dellaccusato e sulla sua imminente liberazione. La mattina del 10 marzo ludienza inizi con forte ritardo perch i magistrati arrivarono in ritardo perch impegnati in unaltra camera. Poi giunse limputato accompagnato dalla forza pubblica, che poi abbandon subito laula. Il presidente Marzocca si adir col suo comandante per farla ritornare provocando anche un forte vocio della folla che avrebbe preferito che laccusato non comparisse con i soldati al suo fianco. Ludienza fu interrotta perch i due testimoni dellaccusa non si presentarono alludienza e segu laccompagnamento del Boccardi in prigione da parte dei soldati, che gli riservavano rispetto e riverenza. La causa fu aggiornata al 15 marzo e in tale data a carico di Saverio Boccardi fu richiesta una pena di 25 anni di ferri. Anche in questa occasione laula fu gremita di folla e la condanna comminata fu di 10 anni di prigionia. In seguito tale pena, su proposta del ministro di Grazia e Giustizia, fu commutata dal re in un solo anno di prigionia. A tale gesto di infinita clemenza di Ferdinando II dovettero seguire ulteriori pressioni da parte di altissimi funzionari perch nel mese di maggio il re concesse una nuova grazia al Boccardi trasformando la pena di un anno di prigionia in 8 mesi di detenzione nel convento dei PP. Alcantarini di Piedimonte (detto di S. Pasquale). Saverio Boccardi part per Piedimonte il 27 maggio 1853 scortato dalla Gendarmeria reale. Lintendente organizz dunque la sorveglianza del Boccardi in collaborazione col sottintendente Andreace e lispettore di polizia del circondario di Piedimonte. In seguito fu disposto dal Ministero della Polizia Generale il dissequestro delle rendite del Boccardi e la restituzione delle somme versate nella Cassa di Ammortizzazione. Il Ministero della Polizia Generale, lIntendenza e gli ispettori di polizia continuarono a sorvegliare Saverio Boccardi anche negli anni successivi fino al 1856.
NOTE: Archivio di Stato di Caserta (AS Ce), Alta Polizia, b. 62. AS Ce, Intendenza, Personale comunale, bb. 346-348. AS Ce,Intendenza, Affari Comunali, bb. 208, 209, 210 e 211.
L. Russo, San Prisco agli inizi del XIX secolo, Caserta 2001. San Prisco, da borgo rurale a citt: due millenni di storia locale, San Prisco, a cura dellAssociazione Storia locale San Prisco, 2006. L. Russo, San Prisco nele Settecento, Capua 2007.
« indietro |
stampa |
invia ad un amico »
# 0 commenti: Leggi |
Commenta » |
commenta con il testo a fronte »
I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Luigi Russo, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa puó sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia per la collaborazione.
|