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Un riflessione sul film ’Uomini di Dio’

Argomento: Cinema

di Angela Caccia
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Pubblicato il 09/04/2011 14:46:02

Se ci sono film capaci di spostare lentamente, quasi inconsapevolmente, lattenzione dello spettatore verso la propria coscienza, Uomini di Dio uno di questi. Te ne accorgi quando, dun tratto, non sei tu a guardare il film ma lui a guardarti dentro, a misurare la tua capacit di stare solo, solo dinanzi un progetto, una responsabilit, un impegno che non fanno parte della tua vita, come fosse unaggiunta, ma ne sono parte e, quindi, essenza: credere in Dio.

 Lunghi silenzi nel film favoriscono quellintrospezione, supportati, peraltro, da immagini molto eloquenti, che pesano e scavano: i volti di uomini, donne e bambini algerini, tutti provati, sono comunque i volti felici della semplicit che solo la povert pu regalare, anzi, restituirci: nasciamo semplici perch ricchi della sola povert del nostro essere umani. Al regista; Xavier Beauvois, lacutezza di non aver affidato un messaggio immenso a troppa parola, sarebbe risultata uno sterile balbettio.
 E uno di quei film per i quali non ha alcun senso raccontare la trama perch non la trama in s a raccontarlo e renderlo pregevole, quanto il paradigma che intimamente si dipana svelando, nei protagonisti e in noi, unantica fatica: la fatica del credere e la ri-conquista della Fede, quella con liniziale maiuscola.

Otto monaci francesi abitano un monastero sperduto sulle montagne del Maghreb, e si ritrovano a fare i conti, ognuno per s, con la propria ampiezza di fede, minata dalla paura per la violenza che dilaga intorno a loro e al villaggio di confessione mussulmana, nato e cresciuto allombra del monastero cristiano. La fede che non supportata dalle opere pu diventare esaltazione, e lora et labora benedettino fa zavorra e scongiura da sempre quel pericolo, ma nessuno sa quale ampiezza di fede, cos molliccia nel nostro quotidiano operare, ci viene allimprovviso richiesta. 

 E quellampiezza che ogni monaco sonder e recuperer in s, e che motiver il loro martirio: Dio amore, e lo sa il buon credente e il peccatore convertito, ma Dio soprattutto amore incondizionato, ecco perch in quellamore confluisce anche il peccatore non convertito (Io mi sono fatto trovare anche da quelli che non mi cercavano, ho risposto anche a quelli che non mi invocavano Romani 10,20). Lo sa bene Christian (Lambert Wilson), labate generale, che piange e prega sulla salma del terrorista, ucciso dai soldati di un governo corrotto per il quale il monaco, e tutto il monastero, sono gi un nemico.  

 Eppure la fedelt a quellamore che abbonda in Christian, non contager gli altri monaci che seguiranno strade diverse e tutte faticate per raggiungerla, come a confermare che ci che paralizza e snatura , molte volte, la paura, ancor peggio la paura della paura.
Siamo come uccelli su un ramo cos, uno dei monaci, giustifica la loro presenza precaria l e la probabile fuga da quel territorio, troppo rovente per la permanenza in un monastero cristiano; Gli uccelli siamo noi obietta la donna algerina il ramo voi: se ve ne andate dove ci poseremo?.
E i monaci decidono di rimanere. Ecco allora affiorare il vero volto dellamore: quello della responsabilit e della cura: C in ognuno la luce di razione incancellabile Dovunque qualcosa di generoso si svincola dal nostro egoismo e si piega dolcemente sopra una pena e una miseria altrui, l si innalza e continua il monte della Trasfigurazione (Don Primo Mazzolari).
 
Cosaltro credere in Dio se non  limpegno, ora rinnegato, comunque fedele, sempre tenace, a trasfigurarsi...

fa da paese all'anima: http://adandaturalenta.blogspot.com
un sentiero importante:
http://www.lemadie.it


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