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Rodrigo Triscari’

di Teresa Cassani
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Pubblicato il 07/08/2018 18:08:29

RODRIGO TRISCARI’

Era un bell’uomo. Più precisamente, lo era stato: alto, spalle larghe, viso dai lineamenti regolari, portamento elegante, corporatura robusta.

Ma era un dissipatore: di cose e sentimenti.

Fidanzato, a turno, con ogni bella ragazza del paese, non ne aveva portato alcuna all’altare.

Sposatosi con una del continente, divenuta madre dell’unica sua figlia, aveva fatto naufragare il matrimonio nel giro di pochi anni. La moglie era fuggita a gambe levate con la figlia, una ragazza bellissima, per ritornare alla casa paterna.

Avrebbe potuto disporre di una bella abitazione, ereditata dal padre buonanima, ma il vizio del gioco gli aveva sottratto il capitale e adesso si trovava a calpestare i pochi metri quadrati di due anguste stanzette che possedeva ancora nel vecchio palazzo, con affaccio sulla via principale del centro e il cognome della famiglia stampato sull’insegna del negozio: Triscari’.

Era un personaggio. Avrebbe potuto popolare benissimo un romanzo di Balzac o di Dovstoevskij.

Al mattino, quando si svegliava dopo aver trascorso una nottata in qualche locale che aveva mantenuto, come a lui piaceva, le caratteristiche della vecchia osteria, doveva smaltire i postumi di una sbornia che gli stravolgeva il viso.

In quel momento parlava a voce alta, diceva spropositi e qualche bestemmia. E se si fosse trovato a portata di mano una frusta, l’avrebbe usata contro chiunque.

Insomma, era un uomo in cui la dimensione infernale, che contraddistingue ogni creatura umana, compiva più che in altri la sua opera devastatrice.

Ma a lei, all’insignificante infermiera, ultima di tante figlie, alla pallida ombra di cera che nessuno aveva mai degnato di uno sguardo, era piaciuto e piaceva lo stesso.

Nonostante i segni del tempo e dei vizi, Rodrigo Triscari’ era pur sempre un bell’uomo e, rimesso in sesto, ben vestito e sobrio, faceva ancora la sua figura.

Perciò una sera, quando in compagnia di un’amica aveva potuto ricevere le parole dell’indomato sciupafemmine di un tempo, si era messa in sintonia con lui umettando le labbra e sbattendo le palpebre all’unisono.

- Sei pazza a metterti con quello - le avevano detto le sorelle - nessuna ha mai resistito!

Ma l’umile infermiera non voleva rinunciare alla possibilità della sua vita, sapendo di poter contare su due elementi favorevoli: la non più verde età di lui e la pazienza sua, maturata in decenni col mestiere.

Così era andata a condividere i metri quadrati delle due stanzucce anguste, aveva offerto servizio umano e domestico accettando quotidianamente consumazioni dì bestialità.

Perché c’erano sempre giornate in cui Rodrigo Triscari’, con la camicia bianca di lino e i pantaloni color sabbia, esibendo uno sguardo avvertito e sensibile e, ancor di più, un corpo che molte non si sarebbero neppure sognato, faceva percepire il suo sempiterno fascino.

Lei, camminandogli a fianco con l’incrollabile determinazione della fedele compagna, avrebbe suscitato, ne era convinta e non a torto, l’invidia delle altre.


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