I. Spietata aurora ha trucidato i sogni
Negli occhi disperati della notte
E versa tra le nebbie arroventate
Uno stridente strazio interminato
Dolente musa inaugura un calvario
Che dagli ardenti abissi invoca e grida
Ma cieca si contorce la speranza
Tra le feroci fiamme del mistero.
I. Del più potente dramma, un segno svela
Tutta l'inesorabile sequenza
E carica di penitenze e croci
Le forme sfigurate del tramonto
Legato dalle stesse sue promesse
Si piega un corpo ad un'intenzione
E, mentre assolve e libera, nel tempio
Si fonde l'infinito con la luce
III. Trasmutazione eterea e concreta
Apre il cammino verso altri livelli
Purifica delle memorie il senso
Rigenera del cuore la bellezza
E l'anima dal secolare viaggio
Tornata, alla sorgente si riposa
L'Eterno si riflette nella gioia
Risplendono i sorrisi, come stelle.
Nasce come Eva da una costola di Adamo e si sviluppa in una direzione tutta sua. Le quartine di endecasillabi piani (giambici e dattilici) di cui il primo generalmente a maiore e i successivi a minore, sono presentate in "stanze" che richiamano la passione-morte-resurrezione di Gesù ma anche le immagini di inferno-purgatorio-paradiso - un innocente tributo alla "divina" opera di Dante, come evidenziano la scelta metrica di endecasillabi e l'ultima parola.
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