Omaggio a Sebastiano Vassalli (testo pubblicato sul n 44 di Secondo Tempo Marcus ed. NA)
Non ricordo la data. Non sbaglier di molto se dico fine anni 70. Ricordo con precisione il luogo: Sasso Marconi; la circostanza: una delle ultime riunioni della redazione di Pianura. Mi trovavo l, ospite a disagio, tirato per la giacca da Franco Capasso, poeta. Vassalli, quando ne scriveva il cognome, utilizzava un rebus aggiungendo a Cap limmagine dellasso, il nome invece diventava don Ciccillo per un suo gioco affettuoso. In quelloccasione ricordo oltre a Vassalli e Capasso anche Granaroli di Bergamo e Scalia. Cerano altri, ma la lavagna della memoria non li ha registrati. In quei tempi mero da poco trasferito a Salerno ma avevo ancora legami con Brescia ultima mia residenza di lavoro. Per questo, al termine della seduta che era continuata, come si usava allora, in un ristorante locale, me ne tornai in macchina con Vassalli verso il Nord. Scambiammo qualche parola. Mi meravigliai quando mi chiese la disponibilit a dargli una mano. Ci siamo rivisti altre volte, quando veniva ospite di Capasso a Boscoreale, o quando, quella volta, venne a Scafati a dormire a casa mia. Sono anche stato testimone dellatto, a mio parere, pi importante della sua carriera di scrittore. Ero con lui, partecipando, sia pure col minimo sforzo, a mettere in sesto, per il trasloco, Il Presbiterio di Pisnengo. In quelloccasione, di sera talvolta, veniva a dare una mano anche un pittore, ricordo le sue tele inquietanti, si chiamava Pinto. Di quella settimana vissuta insieme, ho un ricordo molto bello legato alla volta affrescata del salone, allo sgabuzzino abbandonato dal curato dove cerano anche tanti bei libri, a quel lettino in ferro battuto della sua camera da letto, ed ancor pi, a quel paesaggio vaporoso, innervato da canali e stagni, animati da uccelli dacqua, rivestiti da manti di tenero verde che ne facevano risaie. Non ero abituato a quel tipo di bellezza. Dalle mie parti, solitamente, contemplavo un terreno nero e secco: cos sono i paesaggi ai piedi del Vesuvio. Ricordo anche un piccolo diverbio nato, forse, per il mio scarso rendimento nel restauro di una finestra del presbiterio e favorito dalla fame che un panino non riusciva a saziare. Vassalli era infaticabile e, chi lavorava con lui, al confronto, appariva un fannullone. Ricordo che una bella cena in una locanda dei paraggi appian tutte le frnes. Nacque una buona amicizia che veniva alimentata da una affettuosa corrispondenza nella quale io apparivo quello che ero, ingenuo, inesperto di tutto, e, Vassalli, incredula guida e consigliere. Dur qualche anno. Cess di colpo perch, innamorato, la mia mente non lasci spazio ad altro e la vita che il sentimento trasmetteva non accettava distrazioni. Ma veniamo a Vassalli. Da poco ha compiuto settantanni e la rivista di cultura di Franco Esposito, Microprovincia gli ha dedicato il n 49. Vi il fior fiore delle firme laureate: da Giorgio Brberi Squarotti a Meriel Turante, da Lumitza Beiu-Paladi a Giovanni Tesio, da Roberto Cicala a Giovanna Ioli, da Dante Maffia a Tiziano Salari, ma anche Franco Cordelli, Carlo Fini, Angelo Gaccione, Andrea Kerbaker, Velania La Mendola, GiuseppeLupo, Federico Mazzocchi, Cristina Nesi, Fulvio Papi, Ercole Pellizzone, Alberto Sinigaglia. Davvero un bel numero questo 49, basilare, per approcciare Vassalli scrittore.
Un omaggio a Vassalli, per i suoi settantanni, vorrei farlo anchio, a modo mio, fuori da ogni schema ormai gi ben disegnato. Sar un racconto pieno di vuoti. Non nascondo un po di preoccupazione perch Vassalli un mare cos vasto e profondo ed inquieto che anche il pi esperto dei naviganti pu farvi naufragio. Vuol dire che i vuoti li riempir il lettore, con le sue conoscenze e la sua immaginazione. Ho detto che il trasloco al presbiterio stato fondamentale. Perch l che egli, finalmente, incomincia a coltivare a tempo pieno il suo giardino. Aveva gi fatto di tutto fino a quel momento, e quasi tutto bene. Aveva fatto il pittore, il poeta, leditore, ma soprattutto il romanziere (e che romanziere). Laveva fatto da par suo, perch il furore artistico era nel suo DNA ,ma, nel solco dellondata travolgente che veniva da forze esterne (Nord Europa, Neo-Avanguardia e via dicendo), e non per oggettivo bisogno della sua scrittura: essa funzionava da s, dotata comera di altissima, naturale forza narrativa. Quegli anni di militanza collettiva, tra laltro anche con napoletani come Piemontese e Cavallo e con riviste napoletane come AltriTermini, certo, affinarono ancor pi i suoi strumenti ma gli ritardarono, senzaltro, lapproccio allesercito di lettori consapevoli che sarebbero arrivati con i romanzi successivi. Fino alla fine degli anni 70 Vassalli, coi suoi romanzi, aveva raccontato storie per proporre una sua teoria della letteratura ed una sua poetica vicina a quei movimenti. La destrutturazione delle parole (vedi Tempo di mssacro ma anche Larrivo della lozione) laspetto pi evidente. Siamo negli anni successivi alla strage di piazza Fontana. Tempo di mssacro racconta impietosamente il disagio della sua generazione con una scrittura che propone un lessico fuori controllo come fuori controllo sembreranno gli esiti della cos detta lotta diclasse. Essa parte come atto rivoluzionario e sfocia nella strage. E se si va al titolo Larrivo della lozione (1976), con un po dattenzione si pu leggerlo come La (-r-) rivol-(o)-uzione (leggi rivoluzione) per il gusto dellautore di dare uno spettro di designazioni alle parole un poco pi ampio.E quindi in quel titolo possibile leggervi una rivoluzione che si fa lozione, come dire, tanto rumore per niente solo per dare un po di lucido. Anche la poesia che di quegli anni vede Vassalli in una posizione, come dire, castrante perch mentre propone un lessico essenziale, cede al dettato del postmoderno e mostra tutta la sua inutilit. Talvolta, per, Vassalli si lascer sfuggire lidea di una poesia-miracolo: un poco di vita imprigionata nelle parole. Questo la dice lunga sulla sua simpatia, in fondo, molto crociana verso una idea di poesia. Certo, una vicinanza a Croce sui generis perch, mentre si abbandona ad identificare il poeta nel suo babbo matto DinoCampana, e cio in colui che soggiorna e muore espulso da quella societ stando fuori dal suo tempo, che nasce e muore poeta subendone la condizione, nello stesso tempo, teorizza una poetica della distanza di matrice aristotelica che poi il barometro della neo-avanguardia e che pu solo portare ad una deriva minimale. Questa dialettica antinomica tra il razionale e lirrazionale presente quasi sempre anche nei suoi romanzi prendendo varie forme (ricco e povero, buono e cattivo, sano e malato, e cos via un es. per tutti Marco e Mattio (1992)), Permettetemi di dire per che lutilit o linutilit della poesia non la fa il mercato n questultimo il termometro della modernit (basta riflettere su quanto accade oggi in Europa): il mercato non additabile come strumento di progresso n di benessere, in una parola il mercato non fa la modernit. Il poeta non mai sopravvissuto guadagnando coi versi, anche quando la parola era una candida verginella, il poeta subisce il suo stato come il malato la malattia cronica. Ma la poesia pu essere utile per scavalcare lorizzonte pi prossimo, addivenire specchio lontano di un mondo desiderato, rendersi utile e necessaria parlando per sensi immediati alluomo spaurito. Con Abitare il vento (1980) Vassalli si rende conto, ma qualche avvisaglia laveva gi fatta intravedere con il Millennio che muore (1972), che non vi sono pi mura dietro ai quali rifugiarsi e che agli umani non resta che il vento, cosa che, se drammatica per la caduta dei sogni, libera il genio dellartista che pu uscire fuori dal recinto del suo tempo abitando un vento leggero, distante dal gravido terreno, un vento che vi soffia sopra, che lattraversa, che lo tocca e lo sfugge. Matura cos lesigenza non solo di cogliere ed affinare il segno ma soprattutto quella di trovare personaggi che abitino spazi temporali altrimenti vuoti.
Quando con la Mondadori Vassalli pubblic Marebl(1982), mi trovavo a Salerno. Lo aspettavo quel romanzo. Lo divorai pi che leggerlo. Volevo parlarne. Non sapevo come fare perch La Voce della Campania, con cui collaboravo, aveva chiuso i battenti. Per trovare spazio alla recensione del romanzo, mi rivolsi ad un tecnico delle F.S., pap di Lucia Annunziata (la giornalista Rai per intenderci) perch mi presentasse il direttore di Dossier Sud. Fu cos che potei stampare la recensione sulla terza pagina di quella testata. Il romanzo mi aveva davvero colpito. Per quella lingua finissima e curatissima per quellirridente ritmo che non ne ostacolava lagilit ma addirittura sembrava favorirne la fruizione. Ricordai una chiacchiera che avevamo fatto in macchina poco prima delluscita del romanzo. Vassalli mi confidava lamentandosi, o forse parlava solo con se stesso, che pur avendo apprezzamenti lusinghieri un po da tutti, non riusciva ad ottenere le vendite necessarie per vivere di scrittura. Gli risposi: -di che ti meravigli se parli una lingua che essi non possono comprendere?- Oggi mi rendo conto dellingenuit della mia risposta, ma tant. Pensavo che Marebl sarebbe stato il romanzo di svolta. Quella recensione, che Vassalli certamente ha fra le sue carte perch gliela spedii, diceva, tra laltro, di capitoli che si muovevano come diapositive sfilando uno sullaltro ed uno accanto allaltro. Forse fui il primo ad accostare Vassalli a Manzoni per quel suo modo di raccontare. Altri con firme pi riconoscibili hanno consegnato un Vassalli manzoniano ortodosso. Forse per il fatto che Vassalli con le sue storie fa la Storia, e cos, improvvidamente, parlano di romanzo storico. Niente di pi sbagliato perch per il nostro Autore la Storia un falso, al pi una successione di dati, un vuoto a perdere dove le stagioni si succedono circolari ed uguali e sempre con i loro scarichi di sottoprodotti. Vassalli indaga da un osservatorio completamente opposto a quello del romanzo storico ottocentesco, perch non ne ravvisa la presupposta accettazione della Storia come valore assoluto. Ed utilizza le storie dei singoli uomini come elementi gnoseologici, per capire di pi, per cercare di svelare a se stesso ed agli altri le loro peculiarit, i loro meccanismi. Marebl, metafora dellItalia del compromesso storico, era il nome che riduceva la nostra penisola ad un campeggio. Gi questo la diceva lunga. Gli italiani ridotti a turisti campeggiatori, le regioni a roulottes distinte per targhe. Cerano i Napoli, i Torino e cos via. Cera il padrone che appariva presenza astratta del delirio ideologico di Augusto Ricci, e cera questultimo, con il ruolo di guardiano del campeggio. Vassalli, (vado a braccio sul filo della memoria), lo presenta marxista, leninista, individualista, ma anche guardone, nella sua guardiola, in compagnia di un pappagallo e sotto lombra dei giganti della Storia. Questi ultimi campeggiano nei manifesti attaccati alle pareti. Il racconto avanza agile, intriso di comicit paradossale e tragica, assai credibile, ed evoca la verisimile condizione degli anni 80. Quellazione rivoluzionaria vagheggiata dal Ricci come conseguenza della dialettica marxiana, e cio lincendio del campeggio, si realizza, ma solo per un improvvido gioco dei ragazzi. Si leva cos una risata isterica, una interminabile risata, una risata-urlo a segnare la comicit disperante di fronte alla caduta di ogni certezza. Il Caso, il vero protagonista, muove le storie ed Personaggio sempre presente nei romanzi di Vassalli.
Aveva sperato molto da questo romanzo e dalla Mondadori. Ma esso ebbe poca fortuna, credo, per scarsa pubblicit. -() Confesso che cambiando editore speravo cambiasse qualcosa anche nel rapporto con il pubblico e invece mi sto accorgendo di essere caduto dalla padella nella brace. Leditoria una macchina infernale e lItalia un paese da terzo mondo che si merita i suoi democristiani e i suoi comunisti e i suoi cinquantasette milioni di furbi test censiti (). (cos, tra laltro, mi scriveva l11 marzo del 1982).
E quindi era costretto, per tirare avanti, ad una serie di racconti, dal sapore guareschiano, commissionatigli da il Mattino di Napoli. Vi rappresentava le sedute del consiglio comunale di Pieve sul Lastrego, nome che io leggevo come piove sul lastrico perch mi sembrava di cogliervi quella pioggia che ha gi tutto rosicchiato ma che continua imperterrita a dilavare.
- Gentile Violante, (.) ho letto lArkadia di Vassalli. Gli dica, se le capita, che mi ha colpito quellimmagine dei santi portati sulle spalle in processione, ma soprattutto il cuore e lonest che batte sotto lacredine di quel libello. Del resto di quel mondo di impoeti non c proprio niente da dire. Sono la cronaca delle nostre miserie, anzi della miseria del nostro tempo. E, si, i poeti sono proprio quegli esseri misconosciuti e derisi che lui dice. Perch la convenzione esalta sempre la retorica o la lugubre eco di ci che morto. Proprio come larte funeraria nei cimiteri -. Cos mi scriveva Franco Loi. Il poeta milanese non data la lettera ma il timbro postale sulla busta segna il 21/1/85. Il libello di cui parla Loi era uscito nel 1983 ed aveva certificato quanto gi da qualche tempo egli aveva fatto intuire. In quella storia degli impoeti ditalia afferma addirittura di aver scoperto che egli stesso non era poeta. Era una sciocchezza ovviamente, o meglio, forse ne era convinto, ma si riferiva al genere letterario. Perch la poesia in Vassalli trascritta in prosa, nella forma per la quale ha dedicato tutte le sue energie, tutto il suo tempo, tutto il suo cuore. Lavoratore infaticabile, si meritato tutto il successo che gli arrivato, e forse, avrebbe meritato anche di pi ed altro.
-Caro Salvatore grazie dellebuone parole. Il fatto che sono incasinato assai. La sto pagando cara quella vacanza tra primavera e estate. Stento anche a fare quei raccontini per il Mattino con cui, fin che dura le cose vanno bene.() Entro lanno dovrei finire un libro, una specie di romanzo storico che mi stato commissionato su una vicenda giudiziaria del primo novecento; poi ce ne ho un altro, e poi ho.il mio (che ancora non sono riuscito a riprendere). Come vedi, il dono della scrittura anche la maledizione della scrittura ()- Era il13 dicembre dellanno 1985. La vacanza di cui parla Vassalli un suo viaggio in Germania avvenuta nellestate dellanno precedente, per apprendere il tedesco, una vacanza di lavoro, propedeutica, forse, allimpegno che avr con Sangue e suolo il libro inchiesta sulla condizione degli italiani in AltoAdige. Di quel libro non faticai a comprenderne il senso: ero stato in trasferta per lintero inverno del 1976 a Malles Venosta, nel profondo Sud-Tirolo, mi sono sentito l italiano allestero esattamente come gli altri italiani residenti, sbarcato da capo stazione per arrotondare il salario. I sudtirolesi maschi che conoscevano benissimo litaliano, mi parlavano in tedesco per dispetto e qualcuno di loro, con la scusa dellebbrezza da vino, ostentava un marciare nazista intorno al tavolo dove pranzavo, in quellosteria di fronte alla stazione. Le donne no. Erano molto pi aperte ed affettuose. Forse speravano di poter lasciare quei luoghi cos puri ed ordinati. Il romanzo, forse il solo davvero storico, di cui parla Vassalli nella lettera certamenteIl Cigno (1993), laltro dovrebbe essere Cuore di Pietra mentre il suo romanzo senzaltro Loro del mondo(1987). Intanto era gi uscito nel 1984 La notte della cometa in cui la vicenda umana e letteraria di Dino Campana diventa sangue vivo e mostra qual lidea di poeta che ha Vassalli. Mai romanzo stato scritto in cui lautore ha versato sangue al posto dellinchiostro pi di questo. La partecipazione totale e Vassalli sembra essere meno distante fino quasi ad identificarsi con il poeta di Marradi. Daltra parte lo sente come il suo babbo matto. Loro del mondo il pi autobiografico dei romanzi di Vassalli. il suo romanzo come dice. La figura del ragazzo cos studioso, lo zio locandiere che si impegna a farlo studiare, laltro inabile che ha bisogno di scaricarsi periodicamente con lausilio della zia, il padre ex gerarca che si ricicla nel dopoguerra vestendo i panni del casanova con annunci-trappole per vedove danarose, la madre che assiste il nobile invalido con la speranza di uneredit tanto promessa quanto improbabile, i cercatori doro e cos via, sono cos verisimili da apparire veri. C tutta la fatica del vivere, talvolta del sopravvivere, c tutto lamaro sapore del pane. Il 1990 lanno di Sebastiano Vassalli. Si stampa La Chimera arriva il premio Strega e con esso la consacrazione definitiva ed il successo editoriale. Il viaggio di Vassalli nel villaggio di Zardino, per ritornare al discorso sul romanzo storico, non il vezzo tutto letterario di un romanziere che vuole indagare il seicento, ma il tentativo di un viaggiatore che ritorna sui suoi passi per cogliere il senso del percorso fatto ed utilizzarlo per isentieri futuri. Marco e Mattio esce nel 1992. Un romanzo stupendo in cui Mattio Lovat, ciabattino, il ritratto della miseria dellepoca in contrapposizione alla lussuosa ostentazione della ricca borghesia e della nobilt. Il poveretto si ammala di pellagra. Nel delirio della malattia pensa di poter cambiare il mondo immolandosi come Cristo. La sua croce sar linedia e ne morir per il rifiuto del cibo, nel manicomio di Venezia. Non riesce a cambiare le cose a Casal di Zoldo n la follia di Mattio e neppure NapoleoneBonaparte. La vessazione era identica anche con gli austriaci. La fame e la malattia la condizione sovrana delle classi subiette. I Marco sono nel romanzo tutti quelli che, lucidamente, resosi conto della cruda realt, cercano un altrove possibile in cui perdersi con il pensiero. Lunico vero romanzo storico Vassalli lo propone con IlCigno(1993). La storia l raccontata del tutto vera. Una storia ricavata dai giornali dellepoca. Una vicenda di mafia avvenuta in Sicilia: lassassinio del sindaco di Palermo Emanuele Notarbartolo direttore del Banco di Sicilia. Fu pugnalato in treno con ventisette colpi. Fu il primo cadavere eccellente per mano mafiosa registrato negli atti giudiziari. Il clamore del delitto eccellente, fece sentire tutti i siciliani sotto accusa per cui, pur di rispondere, finirono per difendere un delitto di mafia. Un po come avviene oggi tra Padani e Neo-borbonici. Sicuramente entrambi dotati di identiche argomentazioni stupide. Il processo che dur 11 anni fincon lassoluzione e la messa in disparte dellaccusato del delitto. Si trattava dellex fiduciario di Francesco Crispi ministro. La vicenda fu completamente dimenticata. Si ripeter con il generale Della Chiesa e successivamente con Falcone e Borsellino. La pubblicazione del romanzo provoc molte polemiche pretestuose andando a sollevare una presunta rivalit fra Sciascia e Vassalli. I campanilismi giornalistici andarono a tirar fuori un vecchio lavoro sussidiario che Vassalli aveva fatto per una edizione scolastica de Il giorno della civetta. Le note e correzioni che Vassalli aveva proposto per quel testo erano state lette ed accettate da Sciascia ed erano sembrate opportune visto che il libro doveva essere proposto agli studenti. Ma tant, tutto faceva brodo per andare ad alimentare la diatriba nord-sud e la relativa connessa stupidit. Forse, lunico rilievo ragionevole, poteva essere quello di sottolineare la differenza sostanziale tra chi scrive in una stanza adibita a polveriera e chi racconta di fatti lontani. Ad ogni modo credo che bisogna ringraziare autori di libri come IlCigno o come Gomorra perch non inventano eroi parlando di delinquenti, n miti esoterici discutendo di associazione a delinquere e tuttavia non un caso che tra Vassalli e Saviano il secondo a vivere sotto scorta. Cuore di Pietra uscir nel 1996. Qui Vassalli utilizza la costruzione di una casa per attraversare un tempo che va dalla spedizione dei mille fino al contemporaneo, ed evidenzia che in fondo, non c niente di nuovo sul fronte delle cattive abitudini umane. Larchitetto personaggio utile per mettere alla berlina gli artisti che cercano di nascondere dietro la facciata retorica la vacuit dei loro progetti: gli arkadici. La ricontrattazione della spesa che incontriamo nel romanzo ci racconta di quanto oggi avviene nelle opere pubbliche, vecchia abitudine cara da sempre alla imprenditoria nostrana insieme alle inutili quanto fruttuose per essa, cattedrali nel deserto. Ma anche e soprattutto il racconto della sconfitta dellopera delluomo che sempre destinata al fallimento, flagellata dal tempo e dai nuovi bisogni e dalla sovrintendenza degli dei che si curano poco delle fatiche umane ed anzi si divertono a vederli in affanno. anche lacritica alla pretesa di ridurre a scienza la Storia col suo dettare i tempi alla rivoluzione. La Storia come scienza, di fatto, costruisce vuoti teoremi,non produce progresso ma procura solo malessere ed odio e, talvolta, anche quando produce sommovimenti essi si manifestano con connotati completamente diversi da quelli sperati. Nel 1995 vede la luce 3012 che nelle intenzioni di Vassalli doveva far riflettere tutti coloro che identificavano il suo romanzo con il genere storico. E cos va dove la Storia non pu essere scienza ma solo frutto di una immaginazione cosciente: il futuro. Il tremiladodici abbastanza lontano e fuori da ogni previsione che non sia magica o poetica. Vassalli il contrario del mago. Quindi costretto a muoversi da poeta. Questo, immagino lo faccia incazzare perch non ama essere avvicinato all esangue figura del poeta. La sua immaginazione che per le altre storie aveva recintato il nulla di spazi certi con studi dambiente e con viaggi nel passato, in questo romanzo non possibile. Deve osservare il transeunte presente per realizzare una verisimiglianza futura. La crisi energetica, lattivit umana che riempie i quotidiani di delitti efferati, fanno da lucido propellente. La sua solita verve ironica, inventa il nuovo prodotto energetico. Lo chiamer eum e risulter dalla lavorazione dei sentimenti negativi come linvidia, lodio, legoismo. Lumanit futura si alimenter di questo. Sentimenti come linvidia spingeranno luomo a fare di pi, perci a farlo progredire. Basta intendersi bene sul significato di questo termine. Basta intendersi bene sul significato di progresso. Il romanzo tutto giocato sul filo della sottile ironia sembra un avviso che Vassalli spedisce agli uomini di buona volont. Mi fermerei qui. Per evitare a quei due o tre lettori di stancarsi troppo. Mi riservo di continuare in un prossimo futuro se ne avr loccasione. Mi viene solo da aggiungere ancora una cosina su quel Nulla e sulle storie. Il Nulla di Vassalli io lho recepito come unopera di pittura informale. Vassalli lo riconosce ogni volta incorniciato da una finestra. Gli arriva come espressione automatica che per stimola consapevolmente una sua volont gnoseologica ed il primo accaparramento conoscitivo sicuramente quello di una tenuta in pugno del tutto. In quel Nulla c lannullamento di tutta la dialettica della vita reale. Ma Vassalli un moderno, non interessato a questo, non pu accontentarsi di prendere la realt come un blocco dogmatico sia pure magmatico e facile allastrazione. Il suo occhio ne coglie le contraddizioni intrinseche per cui racconta la realt per scomparti sia pure distillandoli nellalambicco della lontananza. Ecco le sue storie. Titoli come Lutopia ceramica o Archeologia del presente ne sono la sintesi.
Salvatore Violante
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