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Fabrizio Casu e il suo ..lungo viaggio di una chemise

Argomento: Letteratura

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 12/12/2016 04:58:07

Fabrizio Casu e il suo …

“Il lungo viaggio di una chemise. Un’epoca attraverso un abito” – Europa Edizioni 2014 / ristampa 2016.

 

Costantemente aperta a ogni influenza, grata a ogni ispirazione, la moda ha sempre accettato suggerimenti e nuove tendenze nel suo scorrere lungimirante, ciò per quanto la storia dell’abbigliamento in realtà non sia mai stata scritta per intero o, comunque, ancora non abbia potuto misurarsi con l’evoluzione del ‘costume’ nelle sue accezioni di utilità, di praticità e perché no di abbellimento, riferito al quotidiano adornarsi. E chissà che non debba ancora passare del tempo prima che una tale storia possa essere scritta.

Più spesso le aree periferiche rispetto ai centri tradizionali della moda hanno dato originali contributi alla trasformazione dell’abbigliamento. Seppure, è indubbio, che la ‘moda’ tout court sia da considerarsi un prodotto privilegiato di una società elitaria, proprio di «..un fenomeno collettivo che nel modo più immediato ci fornisce la rivelazione che vi è del sociale nei nostri comportamenti» (Stoetzel), e che presenti «una dialettica del conformismo e del cambiamento spiegabile solo sociologicamente» (Barthes).

Questo il quantum del raffinato libro di Fabrizio Casu che va a colmare un ‘vuoto editoriale' specifico dei manuali enciclopedici ove la specialistica richiede maggiore approfondimento di ciò che all’apparenza può sembrare soltanto interstiziale, nell’evoluzione di un’ ‘epoca illuminata’, fiorita tra il XVIII e il XIX secolo, che ha visto, in assoluto, i maggiori cambiamenti culturali e sociali, nonché le prime avvisaglie del progresso industriale.

In ciò la scelta del singolo capo d'abbigliamento femminile, la ‘chemise’ per l’appunto, in quanto parte integrante della ‘specialistica’ dell’autore, tesa a superare la dicotomia del pretesto storico elitario/popolare qui delineato. Se non altro per alimentare in modo organico il fenomeno poliedrico, per fare il punto su un tema vastissimo, squisitamente futile e rigidamente serio che è la ‘moda’: «Nello stesso tempo imprevedibile e sistematico, regolare e sconosciuto, aleatorio e strutturato», (Barthes), e che ha richiamato l’interesse degli studiosi di estetica e degli storici dell’arte, ma anche di psicologi, sociologi ed etnologi, e soggetto a tutt’oggi di interpretazioni spesso contrastanti.

La moda dunque vi appare come fenomeno di processi evolutivi tendenzialmente collegabili a questo o a quell’ordine di idee estetico-psicologiche nonché sociologiche ed etnologiche, che va registrata come tendenza nella continua invenzione ‘fantasiosa e arbitraria’ della quotidianità, per quanto sia entrata a far parte del patrimonio ereditario delle diverse culture dei popoli.

Pretesto questo che ci permette di leggere, o forse andare a ri-leggere, gli appunti che Francesco Alziator scrisse a fronte de “La collezione Luzzietti”, (libro illustrato De Luca Editore 1963): «Per una storia dell’abbigliamento popolare in Sardegna», in cui l'autore altresì rende manifesta una prerogativa assoluta della moda: "..per cui la singolarità delle fogge si è sempre distinta in quanto motivo di curiosità e attenzione da parte di studiosi di filologia linguistica, mito, fiaba, narrativa, folklore".

Non di meno vanno tenute in conto la manualità artigianale, la merceologia, la chimica e via via la tecnologia dei tessuti, la sartoria, progettazione e design, che trova nell’originalità dell’arte, così come nell’immaginazione, proprie linee ‘poetico-strutturali’, tipiche della cultura popolare. Per quanto è ancora oggi riscontrabile nei musei, nelle raccolte private e quantaltro; ricostruibile attraverso le varie fonti a disposizione, a incominciare dalle Biblioteche Universitarie di Cagliari e di Sassari, solo per citarne alcune.

Non sembri quindi azzardato supporre che la moda, nei fondamentali aspetti che la caratterizzano, è di fatto nata con l’uomo storico, sebbene è con l’avvento della società capitalistica che si fa coincidere l’insorgere di quella specie di ossessione per il nuovo o ‘neomania’ di cui l’abbigliamento rappresenta uno degli aspetti più eclatanti. È interessante ricordare come lo storico del costume Jules Quicherat abbia fissato intorno al 1750 i canbiamenti più rilevanti della moda, nella prospettiva storica più ampia, evolutisi secondo un ordine proprio tendenzialmente autonomo, a conferma di come le ragioni attraverso le quali ogni novità s’impone, siano da ricercarsi sul piano dei significati sociali necessariamente insiti al fenomeno collettivo.

È a questo punto che la ‘ricerca’ di Fabrizio Casu s’innesta, soffermandosi sugli aspetti più nascosti e segreti del fenomeno, sollecitando in chi legge la curiosità e il mistero intrinseco in un elemento personale così ‘intimo’ da stimolare le più recondite sollecitazioni: «Semplice e sciolta come una tunica, la ‘chemise’, con la sua immacolata innocenza, affronta la modernità più radicale, promuovendo la simbiosi fra corpo e abito, concellando gli artifici e le costrizioni della moda.» (scrive l’autore) Affermazione questa che rende  possibile ripercorrere a grandi linee la storia di almeno un secolo di intima ‘fashionable’ eloquenza della moda, quella simbolica e luminosa di ‘essere’, ma anche quella imperfetta e misteriosa del ‘l’apparire’, inscindibili l’una dall’altra, e che pure permette a noi post-moderni, di conoscere meglio chi siamo. Di porci - per così dire - davanti allo specchio coperti del candore della nostra intima nudità, prima di rivelarci all’amore e di lasciarci andare ai turbamenti del sesso.

Parlo ovviamente di immagini ricorrenti, relative al contesto quotidiano e che, in qualche modo, il solo il pensarle spinge alla libidinosa fragranza degli eccessi. Ma non aspettatevi tutto questo che silente pur si annida nelle pagine di questo libro, nell'eloquenza del non detto, nelle frasi còlte utilizzate dall’autore, benché i capitoli siano allettanti: ‘La Regina è nuda’, ‘La familia delle robes de fantasie’, ‘Merveilleuse!’, ‘La chemise come travestimento’. C’è tanto di femminilità che improvvisamente, e sotto i nostri occhi attoniti, è qui recuperata per intero una certa ‘grazia’ dell’essere donna e che - in certo qual senso - sembra andata perduta. Soprattutto recentemente, allorché la globalizzazione ha portato sulla scena metropolitana qualcosa che di ‘femminilità’ ha davvero poco, anzi niente.

Tuttavia in questo ipotetico viaggio nella moda l'autore mette in evidenza una sua particolare chiave di lettura che va oltre le avvenute variazioni del semplice vestire, annotando come la 'chemise' si sia adattata a tutte le varianti possibili e le molte interpretazioni che di volta in volta si sono succedute fino a noi contemporanei. Come, ad esempio, che si può essere diverse/i conservando la propria femminilità/mascolinità in concomitanza con quella dei propri partners. Infatti sempre più spesso l'utilizzo e il dichiarato scambio dei ruoli, così come appare sulle pagine dei rotocalchi e ancor più nel cinema, permette ormai di dire che c’è più motivo di nascondere o mistificare chi si è, travestirsi da ciò che non si è, mistificando che il lesbismo e l’omosessualità esistono da sempre, solo per fare un esempio inerente alla 'chemise' e alla 'chemiserie'.

Non che le donne o gli uomini, prima e dopo il Settecento, non conoscessero e frequentassero le piacevolezze delle letterarie “amicizie particolari”, o “pericolose” che dir si voglia. Nel suo libro ‘Système de la Mode’ Roland Barthes analizza secondo i canoni dello strutturalismo il linguaggio usato da un campione di stampa femminile (strumento senza il quale la moda sarebbe ormai inconcepibile) e ciò gli permette di ravvisare nella moda un «sistema» indipendente a tutti gli effetti. A promuovere questo sistema e la sua annessa retorica è ovviamente l’esigenza di trasformare gli oggetti dell’abbigliamento, in beni di consumo originariamente durevoli, in prodotti di rapida usura, alquanto psicologica.

Non a caso si dice 'a ognuno la propria scelta' per avallare il sottile piacere di ognuno di seguire la moda a modo suo e 'perché no?', darsi la possibilità di eccepire il superfluo, fare le proprie esperienze, adattarsi alle convenienze concettuali, riconoscersi nella realtà che ci circonda, perché – va detto – la moda è dentro e fuori di noi e ci consegna a quell’effervescenza della modernità in cui – volenti o nolenti – ci conduciamo. L’importante è mantenere una certa ‘identità nella dignità' che serve alla conservazione della specie, nella continuità che ci vede umani allo stesso modo, con le nostre defiance, i nostri dubbi, la nostra diversità (talvolta negata), pur nella somiglianza e nella similitudine, al di dentro dei mutamenti sociali e delle mode.

Ciò che induce qualcuno a credere che il passaggio dalla moda storica a quella attuale rappresenti il progresso da un sistema di rigida codificazione sociale a uno stato di «emancipazione», in armonia con l’attenuarsi di talune disuguaglianze sociali, non più strumentalizzato a fini classisti; che l’abbigliamento moderno avrebbe insomma acquistato la libertà di svilupparsi a livello estetico-funzionale diventando sempre più bello e più razionale. O almeno così sembrerebbe, ma è vero semmai il contrario: la moda contemporanea determina, sia pure a livelli nuovi e diversi, una costrizione tanto più rigorosa quanto meno dichiarata, spinta dalla sua stessa dinamica ad aumentare costantemente l’ampiezza della scelta e ad accelerare i tempi del consumo.

L’industria dell’abbigliamento sembra oggi annunciare il passaggio a una produzione coordinata su nuove basi techiche e ispirata ad altri significati sociali, a una moda sostanzialmente diversa da quella che conosciamo. C’è da chiedersi se – alla stessa stregua del fazzoletto di carta sostituitosi a quello di stoffa senza assumerne il carattere di moda – il vestito non riuscirà così a liberarsi dell’attuale tirannia. Se un giorno l’abito dovesse rispondere anzitutto ai naturali criteri di protezione, pudore, economicità, non potrebbe non guadagnarne anche in ogni altro senso.

Va anche detto che il libro, questa mini-enciclopedia del 'senso' sulla moda della ‘chemise’ ci regala inoltre pagine profumate di fascino settecentesco intorno alla figura immortale di una déa della femminilità: Maria Antonietta Regina di Francia, un personaggio complesso capace di vivere fino in fondo le contraddizioni del suo tempo. Una figura eclettica che trasformò Versailles nella culla dell’ ‘eleganza’ per eccellenza, e un’intera Corte in un inno alla ‘bellezza’ eccentrica.

Ma nel leggere il libro non rifugiatevi nella grettezza di coloro che vi riconoscono solo i lati fortemente negativi di una impresa che a suo tempo ha dilaniato un paese portandolo alla Rivoluzione civile; bensì godete dell’idea profumata di una fiaba, o di un bel sogno altrimenti possibili: "Che la bellezza insita nella moda è per sua definizione l'essenza stessa della vita, che forse vale la pena di rincorrere".

Come è qui riportato da Fabrizio Casu introducendoci ai versi di H. Tayne:

“Da tutte le parti, nel momento in cui questo mondo sta per finire, una compiacenza reciproca, una dolcezza affettuosa vengono come un soffio tiepido e molle d’autunno a fondere quel che di duro c’era nella sua aridità , e ad avvolgere in un profumo di rose morenti le eleganze dei suoi ultimi istanti. Si incontrano allora parole e azioni di una grazia suprema, uniche nel loro genere come una piccola e adorabile figurina di vecchio Sévres… Quando il cuore e lo spirito riuniscono le loro delicatezze, producono dei capolavori che, come l’arte, la cortesia e la società che li circonda, hanno un fascino che niente può superare, se non la loro fragilità”…

Mi domando se non sembra anche a voi lettori di sentire l’effervescenza di quella vanità che fuoriuscire dalle pagine di questo libro e che si lascia leggere come un intimo romanzo d’amore? Di percepire l'effluvio soporoso di una 'chemise' appena tolta, promessa in sé di un corpo che si svela? Beh, provate di tanto in tanto a chiudere gli occhi per un istante e ben presto il suo profumo presto vi ammalierà.

 

Fabrizio Casu è nato a Sassari nel 1980, ha frequentato il corso di fashion design alla NABA di Milano e si è laureato nel 2005 con qualifica di “esperto e creativo del settore moda”. Dopo aver intrapreso un corso di cool hunting e uno di texile design, ha lavoratp presso la Mantero Seta di Como, operando nel “La Tessitura”. Inoltre, ha svolto docenza di Storia del Costume e Progettazione Moda in scuole pubbliche e private di Sassari. Nel maggio 2013 ha pubblicato due saggi per la casa editrice EDES: “Novecento: il secolo della moda” e “Madonnna, vampira postmoderna”.


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