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Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Ivan il terribile

Romanzo

Alcide Pierantozzi
Rizzoli

Recensione di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 28/09/2012 12:00:00

Mai immagine di copertina mi sembrata pi indovinata di quella che illustra questo nuovo libro di Alcide Pierantozzi dopo il successo ottenuto con il primo riuscitissimo romanzo Uno in diviso (Hacca 2006), e laltro Luomo e il suo amore (Rizzoli 2008), perch permette di individuare, con un colpo docchio, quella realt che, invece, il titolo spinge a rivolgere la mente altrove: alla biografia intricata quanto oscura, di un famoso personaggio storico. Qui limmagine di Mike Bailey indica che a muovere i fili della storia il peccato, quella mela che ci rende tutti deficitarii di legalit, di moralit e di sapienza, come se la storia non abbia mai insegnato niente a nessuno, e che lultima generazione non sia contemplata nel suo riscatto. La dimensione, la sua profondit, andata perduta, consumata dalle generazioni che lhanno preceduta, e quel peccato si trasformato in alienazione mentale, delirio coerente che stravolge tutto e tutti. Specialmente chi costretto a vivere in un piccolo centro di una provincia dimenticata o nella periferia logora e abbandonata di una qualsiasi megalopoli, l dove tutto lecito, finanche essere biasimato per la propria adolescenza che spaventa perch vera: scaltra ma capace di assoluto, spietata. Ma questessere spietata che rende la realt rappresentata da Pierantozzi, maggiormente cruda, nella sua pur esile linea descrittiva, che pure arriva fino al cuore del disastro delle famiglie e della societ rabbiosa e sgraziata in cui ognuno costretto a vivere, nonostante la parvenza di ordine, organizzazione, equilibrio che lha consumata. Fino a quando non si smentiranno le differenze razziali, di religione e di ogni altra diversit, Federico e Sara, (i due personaggi del romanzo) saranno sempre i martiri del nostro tempo, insieme a Jack Frusciante, a Mary (per sempre), e tanti altri che abbiamo dimenticati. Non sar cos per Ivan (Brando, Dean, e tutti i Rocco del cinema) che, per quanto terribile, invece leroe selvaggio e arrogante di tante storie quotidiane, che leggiamo sulle pagine dei giornali. Per il quale la societ non fa niente per migliorare la sua condizione verosimilmente negativa, che diventa ignobilmente positiva, perch in fine egli lunico a sentire pulsare la vita e la trasmette agli altri, pur con la sua grossolanit, la sua rozzezza e quella volgarit che sotto il cielo ci accomuna tutti.
Voglio spiegarti come funziona il mondo, Federico. Quello che fa arrivare qualcuno da qualche parte la sua spregiudicatezza rammenta lautore a Sara, lanciando pi di un interrogativo al lettore. Una frase capace di annullare le molte barriere che abbiamo alzate a difesa di questo nostro feudo di sale: la cattiveria di Ivan a essere cos seducente? Oppure...? Lascio al lettore di scoprirlo.

Laggancio poetico che penso si addica a questo pur giovane autore di Walt Whitman che, in: Io canto lindividuo, ci d la chiave di lettura del suo personalissimo scrivere che si fa sociale:

IO CANTO LINDIVIDUO
Io canto l'individuo, la singola persona,
al tempo stesso canto la democrazia (..) l'organismo, da capo a piedi, canto,
la semplice fisionomia, il cervello: la Forma integrale
e la Femmina canto parimenti che il Maschio. (..)
Canto la vita immensa in passione, pulsazioni e forza,
lieto, per le pi libere azioni che sotto leggi divine si attuano,
canto l'Uomo Moderno.

(liberamente tratta da "Foglie d'erba", a cura di Enzo Giachino, Einaudi 1980)



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