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La Biblioteca del Patriarca

Saggio

Luciano Canfora
Salerno Editrice

Recensione di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 19/02/2013 12:00:00

La Biblioteca del Patriarca. Fozio censurato nella Francia di Mazzarino 

“Intorno alla metà del Cinquecento, a Venezia, nei primi anni del Concilio di Trento, riemerse dal ‘tesoro’ di Bessarione un libro straordinario: la Biblioteca di Fozio, patriarca di Costantinopoli vissuto nel IX secolo. La sua riscoperta era stata salutata con gioia e trepidazione. Ai dotti e agli umanisti parve l’arca salvifica che riportava alla luce dal ‘diluvio turco’ – come allora si disse – tanti autori greci. Dal mondo cattolico, invece, soprattutto dai suoi vertici culturali, fu guardata con sospetto: l’autore era pur sempre il ‘diabolico’ artefice della lacerazione con Roma da cui era scaturito lo scisma d’Oriente. Solo all’inizio del secolo seguente quell’opera fu pubblicata: per tre volte nel giro di mezzo secolo, e sempre da editori protestanti. La terza e più fortunata edizione, quella di Rouen (1653), cela un mistero. Da chi fu allestita? Cosa nasconde la criptica sigla al termine della prefazione? Perché la tiratura fu manipolata e la prefazione scomparve? Ma scomparve del tutto? La questione viene risolta dalla dotta sagacia di Luciano Canfora, il quale conduce il lettore in un percorso ricco di sorprese da Bisanzio alla Francia di Mazzarino, all’Europa protestante, sullo sfondo delle guerre di religione”. “In certo modo, Fozio fu l’archetipo del recensore – tanto che Saintsbury lo definì felicemente «il patriarca recensore». Bizzoso, idiosincratico, aspro, questo grande studioso ci dà ogni volta un’immagine vivissima e puntigliosa dei ‘libri’ di cui parla, si tratti di romanzi fantastici o di opuscoli teologici. Interi mondi si aprono davanti a noi, dove non solo incontriamo tanti tesori scomparsi, ma siamo guidati da uno ‘sguardo bizantino’: così riusciamo a capire con quali occhi, nel IX secolo, si guardava a ciò che per noi sono ‘ i classici’ (greci e latini), nonché a quelle tante altre meraviglie che il tempo ha cancellato. Il recupero operato in questa dotta edizione da Nigel Wilson, uno dei massimi bizantinisti, ha la prerogativa di aver scelto, nell’immensa selva delle schede di Fozio, quelle che, per ragioni varie, parlano più vivamente a un lettore di oggi, commentandole e introducendole in modo che questi testi tornino ad assumere tutto il loro affascinante rilievo”. “Fozio è una delle figure più espressive dell’intera storia bizantina e dell’Impero Romano d’Oriente, personaggio (..) in grado di soffermarsi su tutto lo scibile umano e discernere adeguatamente in qualunque occasione fosse richiesto il suo parere, tanto di metodologia religiosa quanto di metodologia ed applicazione pratica relativa alla politica. Nella sua vita egli ricoprì tutte le cariche civili e religiose che alla corte del Corno d’Oro (Costantinopoli) si potevano ricoprire. Fu protospatario, segretario di Stato, senatore, ambasciatore, patriarca, insomma nulla fu negato alla sua attività. (..) Dal punto di vista politico-religioso egli scavò ancor più il solco tra le tesi della chiesa ortodossa e quella cattolica adoperandosi per gettare le basi di ciò che sfociò circa due secoli più tardi (1054) nel cosiddetto Scisma d’Oriente, la separazione d’intenti tra due visuali diverse della stessa religione cristiana: celebri le sue allocuzioni sul Filioque, emblema portante della filosofia teoretica del potere Papale in occidente. (..) Fozio ha scritto molto come abbiamo detto, e su tutte le materie che componevano le conoscenze dell’umanità, ha insegnato creando una scuola feconda e piena di discepoli che hanno finito per formare una cerchia ristretta di persone fedeli a cui lui poteva in ogni momento rivolgersi per consiglio o per l’impostazione di una dialettica da elaborare. Fozio si può definire come un umanista che ha preceduto di molti secoli coloro che professarono poi quest’impostazione socio-culturale. Egli precorreva semplicemente i tempi ed i modi rispetto al resto dell’umanità dotta e benpensante ed anche le sue opere si presentano sicuramente all’avanguardia rispetto a quelle dei coetanei. La sua opera maggiore è considerata senza dubbio la Biblioteca o Myriobiblon, una recensione accurata ed esauriente di tutti quelli che avevano avuto un importante passato nella storia sia greca sia romano-bizantina, sia politica che religiosa: la forma di recensione è la più idonea a definire questi scritti perché egli usa il tono e la preparazione tipica del censore indipendentemente sia egli favorevole o contrario all’esaminato. (..) E’ evidente, e si nota certamente, come Fozio non concepisca modelli diversi da quelli del classicismo greco nella valutazione del recensito, ma è altrettanto evidente la sua originalità nell’esporre la forma letteraria in maniera senz’altro innovatrice, piacevole e del tutto diversa rispetto a quella a cui s’era abituati in precedenza, tant’è che la sua polivalenza sullo scibile umano lo porta anche a scrivere un’opera come le Amphilochiae Questiones, dove egli, in forma di risposta trattata rispetto a presunte richieste formulate da Anfilochio, parla diffusamente su svariati argomenti (oltre 300) sbalordendo per l’efficacia delle sue analisi sempre profonde e lucide. Gli siamo debitori soprattutto del fatto che egli, illustrando i vari personaggi, ci presenta una società in continua evoluzione nello spirito e nella prassi quotidiana: l’analisi ed i testi che riporta sui primi cristiani, introvabili fino a quel momento, danno modo d’approfondire il momento storico nel contesto in cui essi operavano, in realtà egli non lascia nulla d’intentato, scrive sui mitomani o sui romanzieri come scrive su medici, analisti politici o dotti geografi. (...) Evidentemente la sua produzione letteraria rispecchiò il modo di porsi ed il modo di soffermarsi sulle questioni politiche e sociali, la prospettiva che aveva in relazione ai personaggi che s’erano susseguiti nel corso dei vari secoli dalla fondazione dell’Impero d’Oriente rientravano quindi in una sua logica ben precisa e tutto era ricondotto alla sua veduta immensa, certamente per portata culturale, ma anche spesso troppo soggettiva. (...) Dobbiamo in ogni caso ringraziare, e non dovremmo mai stancarci di farlo, questo saggista, perché proprio per merito suo abbiamo avuto la possibilità di conoscere fatti storici, uomini, scritti che altrimenti non sarebbero mai giunti fino a noi". Enrico Pantalone, autore di questo articolo – che qui riporto in sintesi – non parteggia certo per una della due parti, cerca di porre nella maniera più semplice ed obiettiva il periodo in cui Fozio ha vissuto, uno dei momenti storici più drammatici ed intensi del dopo Roma, il momento in cui le due “discendenze imperiali” – quella occidentale franco-tedesca-latina e quella greca – si scontravano duramente, sia politicamente che ancor più teologicamente. Qualche secolo prima v’era stata la separazione territoriale, ora v’era anche quella socio-religiosa, nulla sarà mai più come prima: per l’occidente “romano”sarà l’inizio del commino e della rinascita verso il dominio assoluto del mondo allora conosciuto, per l’oriente “romano” inizierà il lento e drammatico declino fino alla dissoluzione totale. Vi chiederete perché di questa insolita recensione che innanzi ad una formulazione critica ripercorre in forma di ‘cronaca’ la pubblicazione di un libro che si considerava andato definitivamente perduto nel rogo dei testi di Fozio, il Patriarca deposto nell’867 e condannato all’esilio in conseguenza del Concilio di Costantinopoli (869), che innescò la secolare diatriba tra la Chiesa d’Oriente e quella d’Occidente e che, qualche tempo dopo, portò allo scisma definitivo tra le due diverse confessioni, sebbene sia avvenuto un secolo e mezzo dopo di lui. Ovviamente una ragione c’è e non è frutto della sola curiosità, ma prende spunto da una mostra “Lux in Arcana: l’Archivio Segreto Vaticano si rivela” visitata appena un anno fa ai Musei Capitolini di Roma, più esattamente nelle splendide sale del Palazzo dei Conservatori, in cui, per la prima volta, venivano esposti importantissimi e straordinari ‘tesori’ della documentazione storico-letteraria, politica e teologica di quanto intercorso tra le diplomazie vaticane e il resto del mondo. Esemplari unici di documenti redatti da insigni imperatori e vicari di Cristo, in calligrafie che talvolta rasentano l’impossibile finanche oggi coi mezzi di cui disponiamo, rilegate e conservate in coperte di oreficeria e custodie di passamanerie di una ‘bellezza’ tale da trasformare ogni singolo libro esposto in vera e propria forma d’arte a se stante, illuminata da quella ‘luce che si sprigiona nei recessi più bui e al chiuso di ferrosi chiavistelli, dai preziosi manufatti scrittorii che brillano della propria creatività’. Quasi si volesse impedire ad essi di far ascoltare i costrutti delle parole, il suono veemente delle frasi, le condanne e gli abiuri, le scomuniche ma anche gli accordi diplomatici e quant’altro e capire quali scopi hanno assolto nei secoli, in quale relazione essi si pongono con gli eventi di cui serbano memoria. Va detto (e lo dico) che, insieme ai numerosi reperti della storia, mi sarei aspettato qualcosa di più segreto, e perché no dei testi evangelici originali mai visto in 2000 anni di storia, o l’Editto costantiniano, ecc., e forse, finalmente, l’esemplare dell’edizione del “Rothomagensis” di Fozio, pure conservata alla Biblioteca Apostolica Vaticana. E non certo per un eccesso di bizzarria quanto di desiderio di conoscenza e perché ritengo sia essa opera di grandissimo interesse divulgativo, non esclusivamente a uso degli studiosi, quanto per un raffronto ‘visivo’ diretto con ciò che si conosce (assai poco) della letteratura bizantina tout-court, e della quale non si trovano molti riferimenti se non sporadici, nei testi redatti dagli storici arabi delle Crociate, di molto successive agli anni in cui Fozio commenta i testi della sua ‘Biblioteca’. E della quale oggi ci giungono distorti gli echi, così come diversi lo sono le testimonianza politico-religiose e culturali che non completano il quadro solitamente offerto dalle sole fonti occidentali. Ma ahimè non conosco neppure quei testi, oltre all’impossibilità di leggerli nella lingua originale in cui furono redatti, benché ritengo che possano offrire allo storico e all’appassionato di letteratura (in questo caso io che scrivo), uno squarcio interessante di quei secoli così lontani da noi. Ma questa volta c’è di più del semplice riscoprire la ‘bellezza’ del pensiero antico o le capacità scrittorie di un letterato di grande valore quale è Fozio. È interessante, credetemi, immergersi nelle diatribe, anatemi e scomuniche (ops!), che hanno tinto di ‘giallo’, o di profondo ‘nero’ se preferite, quanto occorso alla ‘Biblioteca’ di Fozio, sulle cui pagine si sono scontrati illuminati e sapienti, grecisti e latinisti, teologi e papi, chiese e religioni. Non in ultimo un Concilio a Costantinopoli che, con accuse senza fondamento verso Fozio, ne decretò la sua deposizione (per ben due volte) da Patriarca, l’esilio da parte di Leone VI di Bisanzio, pensate detto ‘il filosofo’, e la segregazione in un monastero in Armenia, dove la morte lo incolse nel 893. E, successivamente al ‘rogo’ di tutti i suoi libri. Ma come la storia talvolta vuole, Fozio ottenne il suo riscatto quando fu proclamato Santo dalla Chiesa Ortodossa. Nel frattempo, i suoi lasciti letterari, avevano posto le basi teologiche e politiche per lo Scisma d’Oriente, ed anche negli ordinamenti del ‘diritto’ di ogni paese europeo, contribuendo fortemente all’opera di elaborazione di testi normativi emanati da Basilio I di Bisanzio e poi dal figlio di questi Leone VI , conosciuti anche come ‘I Basilici’. È grazie a Fozio e al suo contributo dato alla storia della letteratura bizantina, che si è conservato il ricordo di molte opere, per lo più andate perdute, di fondamentale importanza della letteratura greca classica. Autore inoltre di poesie e di una raccolta di sentenze morali Fozio occupa oggi, giustamente, uno spazio rilevante nelle collezioni bibliotecarie di numerose Università, Librerie, Musei e Mediateche che si possono (più o meno) consultare. È tuttavia all’opera sopra citata di Luciano Canfora (medaglia d’oro ai benemeriti della scienza e della cultura della Repubblica Italiana) considerato un «profondo conoscitore della cultura classica», al cui studio egli applica «un approccio multidisciplinare» attivo negli studi e nella pubblicazione di numerosi testi ‘capisaldi’ storici, che ha trasformato la ‘vicenda’ di Fozio in un ‘quasi’ thriller dal titolo “La Biblioteca del Patriarca” che ha come sottotitolo: ‘Fozio censurato nella Francia di Mazzarino’ e che si legge come un romanzo dai risvolti decisamente ‘noir’ a fronte di una documentazione ‘precisa nei termini quanto oculata nell’esposizione’ cui non mancano riferimenti propri dell’arte, curiosità filologiche e momenti di ricercata ‘bellezza’ letteraria. Riporto qui sotto l’incipit di uno dei capitoli: “Il rogo dei libri di Fozio”. “Al di sopra delle ampie sale in cui è sistemata, oggi, la parte ‘visibile’ della Biblioteca Vaticana si estende un immenso salone: il ‘salone sistino’, così detto perché il suo assetto architettonico e gli imponenti affreschi che lo adornano risalgono appunto all’iniziativa di Sisto V (1590). Oggi si entra in quel salone dalla parte sbagliata, e questo attutisce, o comunque riduce di molto, l’effetto didattico che gli affreschi intendono produrre. Bisognerebbe ‘leggerli’ infatti partendo da quello che attualmente è il fondo del salone: è di lì, cioè dall’originario ingresso, che dovrebbe incominciare la ‘lettura’ dell’ampio testo figurato che occupa le immense pareti. L’osservatore ha sulla destra la storia delle Biblioteche di Mosè, degli Ebrei, di Babilonia, di Atene, di Alessandria, dei Romani, di Gerusalemme, di Cesarea, degli Apostoli e, infine dei Pontefici; e sulla sinistra la storia dei Concilii ecumenici, a cominciare da quello di Nicea, sotto Costantino il Grande, fino all’VIII Concilio ecumenico (Costantinopolitano quarto), svoltosi sotto il regno di Basilio il Macedone a Bisanzio e del Papa Adriano II a Roma negli anni 869-870. Intercalati tra gli affreschi che raffigurano le varie assemblee conciliari figurano altri affreschi, talvolta di pari dimensioni, talaltra di dimensioni minori, che illustrano gli effetti ‘librarii’ dei Concili, per lo meno dei più importanti: dalla distruzione dei libri di Ario, in conseguenza del Concilio di Nicea, alla distruzione - sempre nel fuoco – dei libri di Fozio (il Patriarca deposto nell’867 e condannato, per volere di Roma, nell’VIII Concilio) a seguito appunto dell’assise costantinopolitana. La disposizione è sapiente e accuratamente calcolata. L’affresco in cui si osserva il rogo dei libri di Fozio viene a trovarsi esattamente di fronte, sulla parete opposta, rispetto all’immagine di Sisto V che approva il progetto di ristrutturazione del salone e poggia una mano protettiva su di un libro, mentre gli architetti gli illustrano il progetto. Particolare da non dimenticare: il salone sistino era l’originaria ‘sala di lettura’ della Biblioteca Vaticana. I lettori erano, per così dire, circondati da codesto ‘ciclo’ pittorico apertamente e intenzionalmente didattico. Una didattica che si estende anche ai piloni, alle quadrate colonne che sorreggono il soffitto, sulle quali sono raffigurati i vari alfabeti”. Immaginate, dunque, questa è la scena, oggi diremmo la location del ‘film’ che Luciano Canfora, senza premeditazione, ha escogitato per dare il primo ciak alla regia del suo ‘giallo’ storico intorno alla ‘censura’ dei testi di Fozio. E lo fa con ordine meticoloso, ricostruendo ‘passo dopo passo’ tutti gli accadimenti, un susseguirsi di ‘scoop’ che si alternano alle vicende storiche autentiche, escogitate da filologi e librai nonché da editori trasgressivi delle norme che già, in quell’epoca lontana, lavoravano a trasformare il ‘commercio’ dei libri (dei papiri, delle pergamene redatte a mano, degli in-folio), in vere e proprie ‘guerre’ di accaparramento, di primato, di potere culturale e sociale del ‘libero’ pensiero, che oggi riconosciamo essere patrimonio dell’umanità intera. Ma nulla si è fatto e si fà per sostenere la ‘ricerca’ di quanti, tra studiosi, scienziati, specialisti della conservazione libraria, artigiani ‘professionisti’ della carta e della stampa ecc. Senza contare quante opere di grande valore letterario sono andate disperse o perdute nel corso di questi ultimi cinquant’anni, per l’incuria dei suo detentori, perché rubate e non denunciate, trasferite all’estero da trafficanti senza scrupoli, o semplicemente fatte sparire e mai recuperate, da chi invece dovrebbe tenerne la cura e la conservazione. Le cronache anche recentemente si sono occupate di queste sparizioni ma, al fine del loro recupero, non si conosce neppure dove cercare o che cosa si dovrebbe cercare. Per questo ho ritenuto doveroso quanto necessario parlare in questo lungo excursus scaturito dalla Mostra “Lux in Arcana” visitata di recente al Palazzo dei Conservatori di Roma che, oltre all’allestimento pregevole ed ai suoi limiti inevitabili, se non altro, ha restituito a tutti noi, per tutto il tempo della sua durata, il piacere ‘incommensurabile’ di un incontro con la storia artistica e la cultura aulica di un tesoro che è e deve rimanere di tutti. Anche per questo va salvaguardato. Invito quindi ognuno che abbia o sia a conoscenza di testi poco conosciuti o del tutto dimenticati di ‘farli conoscere’, cioè di portarli all’attenzione del pubblico dei lettori. Solo in questo modo potremo salvare un patrimonio che è della ‘conoscenza’ ed eredità dell’umano sapere.        

 

Fozio “Biblioteca”, a cura di Nigel Wilson – Adelphi 1992 Enrico Pantalone, “Fozio: La figura più grande della cultura bizantina” art. in ‘Archeologia e Storia’, gennaio 2013. M. Bendiscioli, A. Gallia, “Annales bertinienses (857)” in “Documenti di Storia Medievale 400-1492, Mursia 1970-1973

 

 

 


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