Suonava già la campana delle cinque
tra strade sbrecciate e usci consumati;
le case crollate d'inerzia
nel lungo lavoro del sonno.
Nelle contrade il gallo, cantando,
faceva orazioni al giorno nascente
e una donna di zelo vestita
s'attorciava la cappa alla vita.
Pater Noster qui es in caelis...
in cieli lontani d'infamie intoccati
panem nostrum cotidianum da nobis hodie...
più amaro del basto così è meritato
et ne non inducas in tentationem...
il laccio del diavolo morale ammorba.
E il giorno s'apriva santo e crocefisso
tra lana da lavare, da cardare e da filare
e lavoranti giovani e inesperte
avvezze già al peccato del sorriso.
Svista fatale il destino delle rose
teneva l'occhio aperto la Parca
e il vincastro.
Pulpito e acquasantiera le braccia operose
stringevano canestri, potavano le rose
mentre il pendolo scandiva il tempo
delle angosce trattenute nelle labbra
strette e mute
che dicevano. rosari per i morti di ogni
tempo,
vivi, estinti o spirati col vento.
Sfinito cedeva il giorno dilaniato,
per le scale incalcinate il tacco immacolato
salutava senza indugio il dovere onorato.
Ave pater gloria
Ora pro nobis peccatoribus
tieni lontana l'Avurie e le voglie
nel sonno pesante e immacolato
affossa il tormento del giorno passato.
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