Cade la speranza sui muri d'ufficio
di chi, così povero,
non ved la propria miseria.
Io la vedo stritolare i sogni ,
tra i muri a secco della storia.
Potrei dirmi diversa,
attaccare al gabinetto la laurea.
Diversa da cosa?
Dal macellaio con fosse in faccia?
Dall'ubriacone che ostenta i peli d'orso
mentre si fa un bicchiere?
Diversa sotto questo cielo nero
che cade come una mannaia?
Eppure vedo.
E potrebbero esserci attenuanti,
prima del sonno.
Vedo la statua di certezze
che sfrolla a ogni passo
come carne di lebbra.
Precipita, questo mondo futile.
Dio abita i vuoti delle chiese,
presiede parate,
videomaker di questa giostra
che crolla pezzo pezzo.
Un dio politico,
al suo estremo fallimento.
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