Tu vedevi,
nel ritmo delle case scrostate,
nei silenzi delle colline e dei pascoli
l'eco
di quella umanità primordiale,
custode del Segreto.
Tra lo sfacelo,
le sue tranvie di dolore,
vedevi il segno:
il Moloch moderno
ingoiare figli e sogni.
Ma le albe ti arrosavano dentro,
coi rossi resilienti, gagliardi,
riflessi nei tuguri delle passioni ancestrali.
Eri tu , - non monumento alla caduta-,
ma carne traspirante nel marciume;
carne di vallate e di freschi sguardi,
di vigneti incontaminati dove Dioniso
celebra l'innocenza in un oblio che sa
di ritrovamento.
Rotto di rughe di compassione,
setacciavi frammenti di una umanità
non ancoraaggreggiata al tempo linere,
della norma: l'illusione dei crani pascolanti.
Resistivi resisitevi resistevi,
freneticamente vivo nell'occhio,
morto e risorto in un ciclo di visioni
che durano.
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