NON MERA POESIA
Non è mera poesia
questa che affiora,
ma un resto sottratto
alle pietraie del tempo,
raccolto sul sentiero scheggiato
dei giorni,
dove le foglie,
inermi,
si consegnano al tedio del vento.
Sono giorni
in cui il conforto ha disertato le case.
Il sangue dei bambini
sale come una voce
che nessun cielo riesce più a tacitare.
L'alba apre il suo registro di cenere,
e ogni mattino
aggiunge una pagina
alla liturgia dell'uomo perduto.
Sotto garze di nebbia
ardente, risale il sole,
ma non consola.
Il pettirosso tace.
Le rondini hanno mutato rotta,
quasi conoscessero
l'offesa inflitta all'aria.
Disegnano nell'invisibile
traiettorie di abbandono,
com'un presagio
che ancora non trova nome.
Allora il cuore
si ritrae
in una valle nascosta,
dove il biancospino
osa il suo primo fiore.
Poca cosa,
eppure abbastanza
per opporsi all'inverno.
I nidi
non appartengono più allo sguardo.
L'uomo,
incoronato dalla propria follia,
ha spianato campi e selve,
ha innalzato il cemento
a nuova divinità,
ha chiamato legge
ciò che dimentica la pietà,
ha chiamato perdono
ciò che non conosce giustizia.
Ritorna così
un'ombra antica,
con mille nomi nuovi.
La febbre
che incendiò i secoli
ha soltanto cambiato volto.
Porta ancora
il marchio di Caino.
Ogni genocidio
nasce prima
nel silenzio dell'anima,
poi si veste
d'ordine,
di ragione,
di civiltà.
Non è canto
per chi cerca ornamento.
È una voce
che risale dalle pietraie,
dal fianco nudo dei monti,
dov'il vento
consuma ogni illusione
e il silenzio
diventa misura dell'uomo.
Là
il mio respiro
si disperde nell'infinito.
Là
l'anima,
libera dalla polvere,
leva gli occhi
oltre i regni provvisori.
Attende
che la Verità
ritrovi la sua voce,
che la Giustizia,
esule da troppo tempo,
discenda finalmente
vestita di luce.
E allora
monti e valli,
inermi testimoni,
custodiranno ancora
la Parola
che non conosce tramonto.
***
NOT MERE POETRY
By Dr. Arch. Franca Colozzo
Not mere poetry is this that I proclaim,
But witness wrested from the crags of Time,
Gathered upon the flinty road of mortal days,
Where leaves, like fallen hopes, are driven
By the barren winds of weariness.
These are the days when comfort is no more,
When the blood of infants cries unto the heavens,
And every dawn unfolds its mournful scroll,
Bearing the black liturgy of humankind's undoing.
Veiled in the tattered vestments of the mist,
The sun ascends with silent countenance.
The titmouse utters not its morning hymn;
The swallows flee the violated sky,
Tracing with unseen wings the paths of sorrow,
Where abandonment hangs suspended
Like a prophecy yet unfulfilled.
Then does my heart retreat into the hidden vale
Where the hawthorn dares its first white bloom,
A frail annunciation against the reign of frost.
For every nest lies veiled from human sight,
Since man, enthroned upon his madness,
Has levelled field and forest alike,
Exalting cement above the living earth,
Law without mercy, pardon without justice,
The cold dominion of forgetfulness.
There rises now the ancient spectre,
Wearing a thousand modern names:
The fever that once darkened nations
Returns with an altered visage,
Yet bearing still the mark of Cain.
Thus every genocide is first conceived
Within the secret chambers of the soul,
Then crowned by the false order
That men dare call civilization.
This is no fleeting song,
Nor ornament woven for idle ears.
It is a refrain of the eternal wilderness,
Echoing through untamed heights,
Across the fearless summits
Where the spirit is tried by wind and silence.
There my breath dissolves into the Infinite;
There my soul, unshackled by the dust of earth,
Lifts its gaze beyond the passing kingdoms of men,
Awaiting the Day when Truth shall speak again,
And Justice, long exiled,
Shall descend clothed in light,
While every mountain and every valley
Bear witness to the everlasting Word.
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