Sostieni il nostro comune progetto: diventa Socio e/o fai una donazione
:: Pagina iniziale | Autenticati | Registrati | Tutti gli autori | Biografie | Ricerca | Altri siti ::  :: Chi siamo | Contatti ::
:: Poesia | Aforismi | Prosa/Narrativa | Pensieri | Articoli | Saggi | Eventi | Autori proposti | Video proposti | 4 mani  :: Posta ::
:: Poesia della settimana | Recensioni | Interviste | Libri liberi [eBook] | I libri vagabondi [book crossing] ::  :: Commenti dei lettori ::
Premio letterario "Il Giardino di Babuk - Proust en Italie" VI Edizione 2020
Una notte magica: Presentazione il 22 settembre 2019
alle ore 17 presso il Villaggio Cultura – Pentatonic
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Sei nella sezione Recensioni
gli ultimi 15 titoli pubblicati in questa sezione
Pagina aperta 1332 volte, esclusa la tua visita
Ultima visita il Wed Sep 18 19:22:05 UTC+0200 2019
Moderatore »
se ti autentichi puoi inserire un segnalibro in questa pagina

La palude definitiva

Romanzo

Giorgio Manganelli
Adelphi

Recensione di Fabrizio Oddi
[ biografia | pagina personale | scrivi all'autore ]


[ Raccogli tutte le recensioni scritte dall'autore in una sola pagina ]

« indietro | stampa | invia ad un amico »
# 0 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »




Pubblicato il 14/07/2015 12:00:00

 

Un prisma prezioso e segreto, un gioiello immaginifico e visionario

 

Ho memoria oscura, sempre più logora col passare degli anni, di ciò che mi ha condotto in questo luogo deserto che mi è diventato patria. Rammento una città sontuosa, edifici irti di pinnacoli, grovigli di strade sottili, subitanee piazze; su una di queste s'affaccia una casa dalle stanze anguste, certamente una casa illustre, sulle pareti della quale erano disegnati stemmi, motti, ora nella memoria, risibili e sinistri; giacché quel che ricordo è una folla che, di notte, gremiva la piazza davanti all'ingresso - un ingresso elaboratamente ornato da belve allegoriche, devotamente araldiche - e urlava la mia infamia. Si agitavano torce, come a promettere il rogo, si scuotevano ferri; ma che mai avevo compiuto per essere oggetto di tanto furore?.

 

Un incipit da brivido, un libro difficile, complesso e densissimo, scritto in un linguaggio immaginifico, forbito e visionario, un’opera da assaporare e riprendere, per soffermarsi sulle miriadi di immagini, figure, esseri, incessanti metamorfosi, trasformazioni notturne e mondi magicamente e incredibilmente creati e subito dissolti.

 

La palude definitiva – e la Casa –, oltre ad essere “il luogo [della poliedrica] immaginazione” (come recita il risvolto di copertina e direi della stessa storia di Manganelli), attraverso i suoi occhi disincantati e impietosi (soprattutto verso sé stesso), è anche, a ben vedere, per tutti noi “un’avventura estrema”, irrinunciabile, negli insondabili e rischiosi labirinti del nostro animo.

 

Alla prima lettura non può che lasciarci attoniti e smarriti, senza possibilità di reazione, in una rapidissima sequenza di rappresentazioni dalle infinite sfaccettature, che scorrono davanti ai nostri occhi, incessanti e imprevedibili, inquietanti e affascinanti, con un periodare compatto e, apparentemente, insondabile nella sua struttura, lungo un percorso che fa rimanere il lettore letteralmente senza fiato.

 

In tale ultimo profilo, pur nella diversità stilistica (la prosa infatti contrariamente a quella di Manganelli è povera di punteggiatura) il pensiero rivà irrimediabilmente – con un accostamento forse ardito – allo stupendo e inquietante romanzo del 1964 di Giuseppe Berto: Il male oscuro: un ininterrotto flusso di coscienza, un percorso autobiografico della propria vita alla ricerca delle radici della propria sofferenza; flusso che, privo di sistematicità, dissolve la struttura narrativa, presentandosi come una vera novità a livello letterario, quale è, in effetti, La palude definitiva di Manganelli (e ritengo tutta la sua attività di scrittore).

 

Nel luogo dove abitano demòni e démoni, brulicante di esseri come nella Genesi biblica, pervaso dunque come da una  “metamorfosi divina”, per menzionare Pietro Citati (le cui lodi si affiancano a quelle di Calvino, Roberto Saviano, Angelo Guglielmi), alla fine ci sarà una redenzione? “viaggiamo, tu, io, la reggia, le carte degli antenati verso una dannazione, verso la suprema, perfetta luminaria?” (p. 117).

 

Un prisma prezioso e segreto, un gioiello sicuramente da non perdere.

 


« indietro | stampa | invia ad un amico »
# 0 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »