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Cartolina per Norma

di Michela D. Castellazzo
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Pubblicato il 22/04/2011 18:33:01

 

Una modesta insegnante elementare. Una cinquantina danni e due grandi occhi blu a delimitare un volto aperto, ancora vivo nonostante la solitudine. Le mani poco curate, ti cambi il palt per il pranzo ma non la camicetta con i bordi sbiaditi e anche un po anneriti. Con lo sguardo raccogli i cani randagi e se potessi li ospiteresti tutti nella tua piccola casa, piccola come te, che sarai alta si e no un metro e cinquanta. In realt, per, uno solo stato il fortunato: il piccolo yorkshire di tua sorella, per il quale sei ben pi che una zia.  Racconti del tuo paese senza cerimonia e alla cerimonia partecipi con semplicit, come una di casa; ma sei senza radici, senza marito e figli; senza amici e senza famiglia. Una pasionaria della padnia che, imbevuta di nebbia e mattine troppo fredde, nelle ossa ha tutti i chilometri percorsi avanti e indietro per andare a lavorare, mentre negli occhi trattiene il riflesso delle soddisfazioni degli altri; mancano solo le tue.

Passeggiando dispensi continuamente saluti e nessuno risponde; anche se si sa - come dice semepre la tua amica - tu conosci proprio tutti. Hai viaggiato con il sacco a pelo e la tenda quando ancora lo facevano in pochi, utilizzando il tuo inglese perfetto (ben prima di insegnarlo a scuola) in Grecia, Jugoslavia, AustriaOvunque, a patto che fosse in Europa.

Porti a spasso il nipotino e ci aspetti un po in disparte sulla piazza. Il palcoscenico della tua vita: la piazza e laula dove i marmocchi urlavano da troppi anni per poterli tollerare ancora. E poi, da allora, sempre pochi spettatori, perch non ami farti notare e sposti subito lattenzione se per caso ti trafigge. Sei abituata a pagarti tutto; dalla compagnia ai saluti, ai sorrisi, ma dici quasi sempre quello che pensi senza formalismi, e sai farti ascoltare senza alzare la voce o cadere nella banalit.

Quando non sei con il nipotino vai a spasso con la carolina, la vecchia abarth turchese  pugno - nellocchio che ti trasporta in giro ma mai troppo lontano, perch per quello ci sono i treni, che sono pi comodi e costano meno. E cos scarichi a casa la bestiola, apri il garage e tiri fuori la carolina. Non dimenticher che pioveva e dal tetto apribile temevo filtrassero le gocce. Lho toccato, e invece ho trovato un morbido telo insaccato che prima o poi verr gi, sono sicura. E poi

Ti avevamo incontrata la sera prima in un circolo dove presentavano un libro. Ci hai quasi subito invitate a pranzo per il giorno dopo, rammaricandoti di non averlo potuto fare prima. (Non ci conoscevi?!) Ti avevamo notata, per, gi al bar, quando ti stavi lamentando per lo stato dei cessi: improponibili, avevi detto. Poi sei venuta a sederti vicino a noi mentre aspettavamo, e quando hai saputo del premio forse hai pensato che stavi parlando con una vera scrittrice. Eri venuta apposta? Oppure era stato per largomento del libro (unimprecazione contro la giovent)? In ogni caso, il giorno dopo, tutta fiera, ci hai mostrato larticolo che parlava di noi, e sei venuta a  sederti al posto degli assenti, proprio al nostro fianco.

Penso che forse lhai sempre fatto, che hai sempre fatto cos. I successi degli altri. I cani degli altri, randagi come te. La casa della tua amica col marito malato. I figli dei tuoi fratelli. Penso che di solito ti appropri di tutto, ma con discrezione e poi a casa non porti via altro che qualche superfluo trofeo a testimonianza della tua partecipazione. Nel nostro caso la mimosa, ma anche cartoline, fotografie, ceramiche, ninnoli portafortuna, centrini, vasetti accessori costanti di chi sempre di passaggio perch al tramonto nessuno gli chiede di restare. Comeravamo anche noi quel giorno, colleghe doccasione. Inutile aggiungere altro. 

Era la festa della donna; dora in poi penser a te ogni volta che vorr credermi una scrittrice.



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