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Funghi

Argomento: Biologia

di Paolo Melandri
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Pubblicato il 19/07/2019 09:59:46

Se ai funghi vada attribuito un proprio regno della natura, distinto da quello delle piante, è un'antica questione, e vi sono buone ragioni di porla; nell'ambito della botanica richiedono, come minimo, una osservazione particolare, come i cristalli nell'ambito della geologia. In questi come in quelli si rende visibile l'invisibile, sono entrambi custodi di manifesti segreti.

Il micelio dei funghi col cappello è certamente simile a una radice, ma non è paragonabile alla radice di un filo d'erba, né a quella di una quercia. Esso non rappresenta un organo, ma una forza che costituisce ed organizza gli organi. Rappresenta l'intera vita, non una parte di essa. Il possente porcino, la vista del quale tanto ci rallegra, non corrisponde alla quercia, ma a ciascuna delle piccole ghiande: è solo un frutto. Potrebbe anche non esserci: senza di esso il micelio non sarebbe privato di nulla.

Il micelio è divisibile all'infinito, come sa bene ogni coltivatore di funghi. In esso agisce ancora la forza proteica della pianta originaria, che lascia avvertire la sua potenza nascosta nello spuntare di gemme e germogli, nel crescere e rimarginarsi dei rami, nella riproduzione e nella ripartizione nei due sessi, nella costituzione di ceppi, colonie e comunità. Continuano però a sussistere alcune differenze: lo si deduce dal fatto che ciascun micelio presenta un suo particolare fenotipo. Anche nel micelio dunque, non agisce la forza vitale allo stato puro, sebbene traspaia da esso. Essa abita nell'inaccessibile, nell'«intimo della natura». Se per prendere le nostre misure faremo sempre riferimento a ciò che è misurabile, continueremo a trattenerci nel vestibolo. Se, osservando questa crescita, traiamo conclusioni sull'azione di una forza invisibile che si rende manifesta nel visibile, ci serviamo di un simbolo, di una metafora. Anche se consideriamo il cervello come un pallido micelio, che realizza sogni e configura mondi, ricorriamo ad una metafora utile al livello della rappresentazione. Si allude a ciò che non è rappresentabile, alla potenza creativa che anche nell'opera d'arte si manifesta solo fugacemente, mai completamente.

 

© Paolo Melandri (19. 7. 2019)


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