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Una notte magica [ Magie e cunicoli spaziotemporali ], Aa. Vv.
Presentazione il 22 settembre 2019, ore 17 presso il Villaggio Cultura – Pentatonic
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Fiori estinti

Argomento: Poesia

di Mattia Tarantino
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Pubblicato il 26/07/2019 11:45:09

Questo libro di poesie vuole essere una sorta di diario interiore, personale e spirituale.  Il titolo stesso rappresenta un viaggio a   ritroso nella materia che intende ritornare alla sua origine. Si vuole tornare al nulla o al tutto primordiale.

Mattia Tarantino racconta quella realtà che non è visibile, quella di cui tutti conoscono l’esistenza, ma che si fa fatica ad interpretare, una realtà misterica. Le poesie del nostro autore sono sempre viaggio, itinerario non definito, processo dialettico di trasformazione e sempre e costantemente  in divenire.

L’intero percorso poetico di Tarantino è “ Sincronico” , ovvero il presente si alterna in modo dinamico e coinvolgente con il passato e con il futuro; per Tarantino il tempo e lo spazio rappresentano realmente le intuizioni pure kantiane, esistono a priori e non ingabbiano l’esistenza umana.

Il desiderio di tornare alle origini però non è per il nostro autore malinconia del passato, o regressione è immagine, sogno, reminiscenza, il voler entrare nell’intimità dell’esistenza umana, con le sue imperfezioni e debolezze.

L’immagine dell’uomo di Tarantino mi ha fatto tonare alla memoria l’idea dell’uomo di  Heidegger, colui che è stato gettato nel modo, ente tra gli enti,  colui che procede progettando se stesso, colui che ha il sommo incarico della ricerca. L’uomo per Mattia è  l’angelo che si confonde con il fango. L’uomo di Mattia è protagonista ma anche folla tra la folla.

La visione del reale e del mondo mi ricorda il meccanicismo foscoliano, nella sua celebre opera “ I Sepolcri, dove tutto torna alla terra, noi siamo terra, l’eterno rapporto tra la vita e la morte.

Concludo la mia disamina con un leggero accenno alla sintassi che ha suscitato in me molta curiosità, mi ha destabilizzato e meravigliato, ma fondamentalmente mi ha incuriosito, considerando anche la giovane età.

I versi sono anti-lirici, e poco comprensibili, si può addirittura ravvisare una sorta di incomunicabilità, ma è solo una prima impressione. Leggendo le poesie di Tarantino e facendosi aiutare dal nostro amico dizionario è possibile scoprire la parte misterica della parole e il verso come d’incanto diventa illuminante. Ci sono termini ricorrenti, ovvero : madre, gerundio, verbo, sillaba, grafema, angelo, allodola.

La madre è l’essere umano capace di donare la vita. Il gerundio il tempo del movimento, e che permette l’azione continua ( andando…, parlando…). Il verbo, azione di per se. Grafema, singola lettera, singola esistenza che diventa sillaba se accompagnata e di esistenze ne abbiamo due, e via altre a formare la parola, ovvero a formare il mondo. L’angelo l’immagine dell’uomo che trasforma se stesso diventando protagonista e uomo tra gli altri e l’allodola, uccello che compie il suo volo cantando e superando il limite del visibile, per poi scendere in picchiata toccando il mondo reale. L’allodola tanto cantata da Dante, Fontaine e Shakespeare.

 Termino sostenendo che i versi di Mattia Tarantino sono a mio avviso paragonabile al quadro di Munch”

 “ L’Urlo” perché desiderano essere un urlo per risvegliare l’uomo dal suo eterno torpore.Copertina

 

di Lucia Credentino


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