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Cineuropa News - Al Cinema x il Cinema

Argomento: Cinema

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 05/12/2019 07:52:53

ArteKino Festival: 10 film europei gratuiti in digitale
di Fabien Lemercier

29/11/2019 -
The ArteKino Festival, launched in 2016 by ARTE and Festival Scope with the support of Europe Créative in order to showcase and promote European arthouse cinema, is back for its 4th edition, set to take place from Sunday 1 to Tuesday 31 December.
50.000 posti disponibili per vedere dieci film d'autore in digitale, in dieci lingue e in 45 paesi europei, dal 1° dicembre - in inglese.

On the menu are ten features (helmed by five female and five male directors), including seven feature debuts, which will be available online, free of charge with a total of 50,000 tickets (5,000 per film) available, to be requested via artekinofestival.com and the ArteKino app. The line-up is accessible in 45 countries and in ten languages (French, German, English, Italian, Spanish, Portuguese, Romanian, Hungarian, Polish and Ukrainian).
Standing out from the programme is the explosive politico-familial thriller Sons of Denmark [+] by Ulaa Salim (discovered in competition at Rotterdam) and the disturbing psychological drama Stitches from Serbian director Miroslav Terzic (winner among other prizes of the Label Europa Cinemas award in the Panorama section of the Berlinale and of the Golden Antigone award for Best Film at the Cinemed festival in Montpellier).

Also in the programme are German production Thirty from Bulgarian director Simona Kostova (in competition earlier this year in the Bright Future section at Rotterdam), Psychobitch from Norwegian director Martin Lund, Ruth from Portuguese director Antonio Pinhão Botelho, Thirst from Bulgarian director Svetla Tsotsorkova (shown in the New Directors section at San Sebastian) and Messi and Maud from Dutch director Marleen Jonkman (which screened in Toronto).
The selection also features three documentaries, two of which were discovered in the Panorama section of the Berlinale (the extremely endearing Selfie from Italian director Agostino Ferrente, which is among the five films nominated for the European Film Award 2019 for Best Documentary, and Normal from fellow country woman Adele Tulli), as well as Sad Song from French director Louise Narboni (winner at FIDMarseille).

Two awards (adding up to a total of €30,000) will be handed out: Internet viewers will be able to vote for the Audience Award, and a brand new Youth Jury Prize will be bestowed by a panel of young Europeans aged between 18 and 25 years old.
Finally, it is worth noting that the ArteKino Foundation also supports feature projects, with the ArteKino International Prize, a development award handed out in a dozen of major film festivals. With ArteKino Selection, one film or one cycle is now programmed every month for free, on Arte’s three cinema internet offerings (artekinofestival.com, arte.tv and the YouTube channel Arte Cinéma).

The complete selection of ArteKino 2019 :
Sad Song – Louise Narboni (France)
Messi and Maud – Marleen Jonkman (Netherlands/Germany)
Normal - Adele Tulli (Italy)
Psychobitch – Martin Lund (Norway)
Ruth - Antonio Pinhão Botelho (Portugal)
Selfie – Agostino Ferrente (France/Italy)
Sons of Denmark – Ulaa Salim (Denmark)
Stitches – Miroslav Terzić (Serbia/Slovenia/Bosnia and Herzegovina)
Thirst – Svetla Tsotsorkova (Bulgaria)
Thirty – Simona Kostova (Germany)

Recensione: "Pastrone!"
di Vittoria Scarpa

04/12/2019 - Il doc di Lorenzo De Nicola porta a galla lati sorprendenti e poco noti del regista del kolossal del 1914 Cabiria, Giovanni Pastrone, un inventore e sperimentatore a tutto tondo.
Nella foto: Il regista Lorenzo De Nicola in "Pastrone!"

La figura di Giovanni Pastrone è di quelle che meritano di essere conosciute e studiate a tutto tondo, perché fonte di ispirazione e meraviglia. Uomo del ‘900, ricco di ingegno, avido di conoscenza, diplomatosi ragioniere ma studioso anche di musica, fisica e meccanica, nella Torino dei primi del ‘900, capitale italiana del neonato cinema, cavalcò tutte le innovazioni della sua epoca, spingendo sempre oltre i limiti delle sue sperimentazioni. Pastrone è noto soprattutto per essere stato il pioniere del cinema muto italiano – autore nel 1914 del primo vero kolossal della settima arte, Cabiria – e per aver reinventato lo spazio del cinema attraverso l’utilizzo delle carrellate e delle scenografie in tre dimensioni. Ma il documentario che gli dedica Lorenzo De Nicola, Pastrone! (proclamato miglior doc al 18° RIFF - Rome Independent Film Festival e film d’apertura, oggi, dell’Asti Film Festival) scava più a fondo nell’opera di questo genio eclettico e ne restituisce un’immagine ampia e sfaccettata.

Il punto di partenza di questa nuova indagine di De Nicola, studioso di Pastrone sin dal 2000 e oggi riconosciuto come suo biografo ufficiale, è stato il ritrovamento di un manoscritto autobiografico che ha schiuso al ricercatore un universo fino ad allora sconosciuto, fatto di riflessioni, ricordi – in breve, il Pastrone uomo – ma che è anche il diario inedito di un regista. “Un giocattolo scientifico”, questo era per Pastrone il cinema, un connubio di intrattenimento e arti applicate. Il cinema racchiudeva tutte le sue passioni del tempo, dal lato artistico e scientifico, e con Itala Film realizzò e produsse centinaia di film, molti di genere peplum, tra cui (oltre a Cabiria, straordinario successo internazionale) La caduta di Troia e la nota serie di film su Maciste. Ma ciò che di particolare emerge dal manoscritto, intitolato Virus et homo, è soprattutto l’altro oggetto di studio di Pastrone, al quale si dedicherà ossessivamente dai 36 anni in poi, dopo la morte di sua madre e dopo essersi ritirato dai set cinematografici: la medicina.

Pastrone rincorre così, nella seconda parte della sua vita, quello che lui stesso definisce “il più scandaloso dei sogni”: quello di curare tutte le malattie dell’uomo, compresi i tumori, con “fucilate elettriche” emesse da un apposito macchinario da lui inventato e costruito a seguito di approfondite ricerche da autodidatta su virus e batteri. Un macchinario che sognava di mettere a disposizione di tutti, ricchi e poveri, gratuitamente, e che di fatto testò su un gran numero di persone (nel doc parlano alcuni suoi pazienti dell’epoca, oggi molto anziani) ottenendo risultati incredibilmente positivi. Ma nonostante ciò, le scoperte di Pastrone non furono mai riconosciute dalla medicina ufficiale, e questa sua più grande utopia si trasformò anche nel suo più grande fallimento: Pastrone diede disposizione di distruggere la macchina dopo la sua morte (ma verso la fine del film c’è un colpo di scena).

Il doc di De Nicola ha il pregio di farci scoprire, attraverso una ricca quantità di materiali inediti e testimonianze, il genio multiforme di questo grande innovatore, la sua dedizione totale alla scienza e alla conoscenza, ma anche il suo tormento interiore, la sua piccola e salutare vena di follia. E il dialogo che si instaura idealmente tra le nuove generazioni (qui sono i giovani “amanuensi 2.0”, collaboratori del regista incaricati di trascrivere in digitale l’intero manoscritto) e questa mente creativa del ‘900, è uno degli aspetti più belli del film, di grande ispirazione. La voce di Pastrone è di Fabrizio Bentivoglio.

Pastrone! è prodotto da Clean Film e coprodotto da Lab 80 film, con il sostegno del Mibac e di Film Commission Torino Piemonte. La distribuzione è affidata a Lab 80 film.

FESTIVAL / PREMI Italia
Il RIFF compie 18 anni
di Vittoria Scarpa

14/11/2019 - Dal 15 al 22 novembre torna il Rome Independent Film Festival con 90 film, tra cui 15 anteprime mondiali e 10 europee, e focus sulla Spagna e l’Ucraina
Il documentario sulla diva de La Dolce Vita Anita Ekberg (Ciao Anita), quello su uno dei più grandi fotografi del XX secolo, Peter Lindbergh - Women’s Stories, e The World According to Amazon, sul fondatore della piattaforma di e-commerce globale Jeff Bezos, sono tra i titoli più attesi al RIFF - Rome Independent Film Festival, la cui 18ma edizione è in programma dal 15 al 22 novembre al Nuovo Cinema Aquila di Roma. In tutto 90 film, 15 anteprime mondiali, 10 anteprime europee e oltre 60 anteprime italiane, tra lungometraggi e documentari, saranno proposti al pubblico del festival internazionale di cinema indipendente diretto da Fabrizio Ferrari, che si aprirà quest’anno con il film premiato al Sundance Nancy di Christina Choe.

Tra i 9 titoli nel Concorso internazionale lungometraggi, By a Sharp Knife dello slovacco Teodor Kuhn che racconta la storia di un padre che ha perso il figlio, Negative Numbers del georgiano Uta Beria su un centro di detenzione giovanile post sovietico, e poi El despertar de las hormigas di Antonella Sudasassi e Temblores di Jayro Bustamante. I film italiani in anteprima sono Affittasi vita di Stefano Usardi, con Massimiliano Varrese nei panni di un artista in crisi d’ispirazione con dei vicini di casa molto stravaganti, e Tensione superficiale di Giovanni Aloi, su una giovane madre italiana che decide di prostituirsi part-time in Austria. Fuori concorso sarà proiettata la coproduzione italo-russa Di tutti i colori di Max Nadari, una commedia ambientata nel mondo della moda con Nino Frassica, Alessandro Borghi e Giancarlo Giannini.

Nella sezione Documentari italiani si segnalano Pastrone! di Lorenzo De Nicola sull’emblematico regista di cinema muto Giovanni Pastrone, Moby Dick o il Teatro dei Venti di Raffaele Manco sull’epica messa in scena del capolavoro di Herman Melville a Modena, e Un uomo deve essere forte, opera LGBTQ di Ilaria Ciavattini e Elsi Perino, che sullo sfondo della provincia del Nord Italia, porta sul grande schermo un toccante percorso di transizione. Tra i Documentari internazionali, la saga familiare Madame [+] dello svizzero Stéphane Riethauser, vincitore del Premio della Giuria al Festival del Documentario di Madrid, e il poetico Mr. Dimitris e Mrs. Dimitrula della greca Tzeli Hadjidimitriou, su cosa significhi essere diversi in una comunità tradizionale. Questi ultimi tre titoli faranno parte, insieme ad altri, del “Focus LGBT - Love & Pride Day - Il valore della diversità”.

Tra gli Eventi Speciali, “Il nuovo cinema ucraino: la realtà che ispira” con 6 film di giovani registi ucraini che rappresentano diversità nei temi e nei mezzi espressivi, tra cui la commedia drammatica The Strayed (Pryputni) di Arkadiy Nepytaliuk, Premio per la regia a Odessa, e il doc My Father Is My Mother’s Brother di Vadym Ilkov. Torna anche il “Focus Spagna - L’animazione Valenciana” in cui il Cortoons Gandia Festival e l'IVAC, Istituto Valenciano di Cultura, presentano una proiezione speciale dedicata ai cortometraggi di animazione realizzati nella Comunitá Valenciana.

CANNES 2019 Concorso
Recensione: "Il paradiso probabilmente"
di Kaleem Aftab

25/05/2019 - CANNES 2019: Elia Suleiman è in competizione con un ritratto divertente e assurdo su cosa significhi essere un palestinese Elia Suleiman è uno dei preferiti del Festival di Cannes. Il paradiso probabilmente è il suo quarto lungometraggio a partecipare al grande evento nel sud della Francia, e il suo terzo in concorso. Alcune cose non cambiano mai: Suleiman interpreta ancora una volta una versione silenziosa di se stesso sullo schermo (che per chiunque sappia quanto è loquace il regista, è ironico di per sé) e guarda al caos della vita che si aggira intorno a lui con divertimento. C'è un tocco di Jacques Tati nel tono e nello stile del suo lavoro, e questo nuovo sforzo, con la sua messa in scena in stile tableaux, ha un tocco di Roy Andersson.

It Must Be Heaven è il film più divertente e accessibile di Suleiman fino ad oggi, soprattutto perché il regista porta se stesso fuori dalla sua terra natale palestinese dopo il primo atto e sposta l'azione a Parigi e New York. Non affrontando direttamente il conflitto israelo-palestinese, Suleiman è in grado di fare i conti con una domanda altrettanto pertinente: cosa significa essere un palestinese? L'erba del vicino è sempre più verde?

Il film inizia nei dintorni familiari di Nazareth. Vestito con il suo cappello tipico e il cappotto a tre quarti, Suleiman beve vino e guarda qualcuno cogliere un limone dall'albero del suo vicino. Costui sostiene che va bene così perché di solito chiede il permesso e questo gli viene concesso: "Non sto rubando". Eppure ogni giorno l’uomo invade un po' di più, abbattendo gli alberi e coltivando la terra – tanto da farci chiedere se in realtà non sia il proprietario. La scena è divertente in sé, ma fa pensare anche agli insediamenti in un film pieno di doppi significati. Il regista è consapevole di essere stato già su questo territorio prima, quindi è una mossa intelligente da parte sua quella di affrontare direttamente questa minaccia, e fare quello che hanno fatto molti palestinesi: lasciare il paese. Come regista, ha il privilegio di poter andare e venire, e non dover andare in esilio.

Quando arriva a Parigi, si siede in un bar e osserva la belle vie. Passano graziose modelle, e sembra una versione da cartolina della città, realizzata da una casa di moda. Ma le cose cambiano mano a mano che Suleiman trascorre più tempo nella capitale francese. Le strade sono stranamente vuote al mattino, e quello che vede sono neri che puliscono dappertutto, la burocrazia della polizia e una presenza militare. Quando si incontra con un finanziatore francese per il suo film, gli viene detto: "Non è abbastanza palestinese".
Quindi se ne va a New York, dove non riesce nemmeno a entrare in una casa di produzione cinematografica per presentare il suo progetto. Ovunque guardi, vede gli americani trasportare armi; è una situazione tanto negativa quanto quella che ha lasciato in Palestina. Suleiman prende di mira Trump e l'imperialismo americano semplicemente ritraendo fucili estratti dalle macchine e appesi alle spalle. Le assurdità e le gag visive contenute in It Must Be Heaven sono alcuni degli sketch più divertenti che Suleiman abbia mai messo sullo schermo, rendendo questo film il suo film più gradevole e divertente fino ad oggi.

Il paradiso probabilmente è prodotto dalla francese Rectangle Productions e Nazira Films, la tedesca Pallas Film, la canadese Possibles Media e la turca ZeynoFilm, in associazione con il Doha Film Institute, Wild Bunch, Le Pacte, Schortcut Films, Maison 4:3, l’Arab Fund for Arts and Culture e KNM. Le vendite internazionali sono gestite da Wild Bunch.

CANNES 2019 Concorso
Elia Suleiman • Regista di Il paradiso probabilmente
"Il divario di classe ed economico, la migrazione, l'ansia e la violenza: di questo parla il film, fondamentalmente" di Kaleem Aftab

25/05/2019 - CANNES 2019: Abbiamo incontrato il regista palestinese Elia Suleiman per parlare del suo film in corsa per la Palma d'Oro, Il paradiso probabilmente.

Il paradiso probabilmente è il terzo lungometraggio di Elia Suleiman a partecipare in concorso al Festival di Cannes. Il film prosegue le avventure del personaggio muto che lo stesso Suleiman interpreta, e che va in giro osservando le molte assurdità del mondo che lo circonda. Nei suoi lavori precedenti, questo Jacques Tati palestinese era rimasto in patria, invece in It Must Be Heaven viaggia per Parigi e New York, solo per scoprire che altrove è tutto altrettanto strano e complesso quanto a casa.
Cineuropa: Il paradiso probabilmente la vede tentare di arrivare all'essenza di ciò che significa essere non solo palestinesi, ma outsider. Ha sentito che doveva allontanarsi dal conflitto arabo-israeliano in questo film?

Elia Suleiman: No, non l'ho sentito affatto. Penso che stavo solo cercando di dire che il conflitto ha esteso i suoi tentacoli a qualsiasi altra parte del mondo e che c'è una "palestinizzazione" globale dello stato delle cose. È in pratica ciò che questo film cerca di indicare, in realtà. Voglio dire, lo stato di eccezione, lo stato di polizia e la violenza sono ora come un terreno comune ovunque andiamo. La tensione e l'ansia sono praticamente ovunque, e non è più solo un conflitto locale.

Perché ha scelto Parigi e New York?
Per la ragione molto, molto semplice – quasi semplice quanto lo sono io – che non volevo fare il film in posti che non mi sono familiari. L'ho fatto una volta, ed è stato fantastico. New York e Parigi sono due luoghi in cui ho vissuto a lungo –14 anni lì e 14 anni là – quindi ho familiarità con l'umorismo e l'atmosfera di quei luoghi.

Le scene a Parigi spiccano perché ha girato con le strade completamente prive di persone e automobili. Perché ha fatto questa scelta?

Mostrare le ossa nude di Parigi è rivelare il sottoproletariato, rivelare gli oppressi, i senzatetto, i poveri, gli arabi inseguiti dalla polizia, lo stato di polizia. Volevo renderlo davvero evidente e non realistico, ovviamente, e per farlo, avevo bisogno di fare ciò che ho fatto. In qualche modo, speravo sempre che, se l'avessi fatto, la domanda da porre sullo stato delle cose sarebbe diventata più importante di quanto sarebbe stato se lo avessi fatto con l'animazione, o con un realismo di qualche tipo.

La prima volta che vediamo Parigi è in una versione da cartolina, e poi mostra gli addetti alle pulizie. Voleva dimostrare che esiste una diaspora collettiva di persone che vengono schiacciate dall'Europa e dall'America?

Non intendevo dirlo; è semplicemente evidente. Fondamentalmente, il divario di classe ed economico, la migrazione, l'ansia e la violenza – di questo parla il film. Parla di discriminazione. Parla di declassamento in base al colore. È ciò che questo film cerca di rivelare, e collega tutto questo al colonialismo.


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