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Una notte magica: Presentazione il 22 settembre 2019
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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Progetto per un romanzo educativo

di Paolo Melandri
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Pubblicato il 25/04/2019 11:41:04

Egli chiuse gli occhi.

Il suo primo pensiero inseguiva già il secondo, che non voleva manifestarsi. E così ebbe grande difficoltà ad aprire i pugni. Cercò un oggetto da tormentare con le mani. Anche le tende immobili, leggermente aperte, non lo calmarono neppure fugacemente; fin da piccolo aveva sempre creduto di sognare quando dormiva. Dentro di sé però fiutava qualcosa di marcio in quella storia. E nondimeno se la svignò al primo canto del gallo.

La cosa prometteva bene. Col passar del tempo, in città si fece una fama come lanciatore di coltelli. La cosa che più gli piaceva erano i fili del tram. Dato che oltre a ciò aveva la faccia di uno che non sa contare fino a tre, nessuno arrivava a prendersela per le sue occhiate terribili. Ogni volta che attraversava le rotaie, succedeva che persone assolutamente sconosciute si gettassero le braccia al collo. La sua fede nell'umanità cresceva. Tuttavia le sue azioni non diventarono fini a se stesse. Si era proposto ripetutamente di raccontare la verità su se stesso.

Così non gli sembrò inaspettato che un pazzo, appoggiato per ore e ore all'angolo di casa, potesse fischiare aguzzando le labbra.

Questo fatto rafforzò la sua coscienza di sé. Non poteva poi mancare che ciò degenerasse in una specie di smania di se stesso, e come conseguenza nessuno volle accettare la sua storia. Finalmente arrivò ad essere disposto a condividere il pane con un postino; anzi, davanti a un invalido, dopo che entrambi si erano evitati con lo sguardo, abbassò gli occhi per terra. Gli divenne chiaro che tra loro due c'era di mezzo un mondo.

E non soltanto, dopo una riflessione del genere, le cose gli andarono di male in peggio. Dall'agitazione faceva le scale di volata. Gli piaceva ancora saltare i gradini come un tempo, ma a poco a poco la paura aumentava.

Questi pensieri ossessivi svanivano però rapidamente. Le cattive lingue sostenevano, non a torto, che il suo coltello non era più quello di un tempo. Ed era un errore non credere a quelle insinuazioni. In ogni caso viveva senza farsi troppi problemi. Invece di mettere in azione i suoi pensieri, aveva intenzione di fare l'esatto contrario. Dai libri che leggeva uno dietro l'altro imparò che l'inutilità puzza di pesce marcio; perciò si cercava un buon cinema e giocava con le macchinette automatiche all'entrata. Per lo meno arrivò a sapere cos'è la vita.

Dai visi delle persone che passavano, intuiva che erano guardinghe di fronte a lui. In ogni caso amore era per lui una parola sconosciuta. E non poteva poi mancare che gli stessero prudentemente alla larga.

A parte ciò, le cose erano andate meglio in passato. Quando era necessario, riusciva ad ammazzare il tempo col palmo della mano. Certo che però non riusciva a combinare nulla col tempo morto lì davanti a lui.

Viveva in una zona battuta dai venti dell'ovest. Una volta, alzando lo sguardo, vide nel firmamento un'entità simile a un corpo celeste. Si appoggiò a un muro e si riposò. Il vento si alzò. Abbassò la testa, il suo cuore volava. Il vento si calmò.

I parenti lo ritenevano un fannullone perché non voleva mai andare a letto. Anche per la polizia non era più uno sconosciuto. Come poi si dimostrò, i timori dei suoi maestri non erano proprio campati in aria: non gli sarebbe sempre andata liscia. Lo sguardo di una vecchia, che un tempo aveva avuto una bettola e che lui vedeva spesso da lontano, non lo turbò affatto, ma una pozzanghera nera in strada gli fece venire i sudori freddi.

 

© Paolo Melandri (25. 4. 2019)


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