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"Il Giardino di Babuk - Proust en Italie" VI Edizione 2020
Intervista a Sara Galeotti, I classificata sezione B: Racconto breve
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Il Richiamo

di Maria Teresa
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Pubblicato il 16/02/2020 02:46:39

Dal romanzo IL RICHIAMO (2017)

(...)
Da quella sera iniziò il loro fidanzamento segreto, fatto di sguardi rubati, cenni d’intesa, parole sussurrate timidamente, laddove un androne sfuggiva alla fioca luce delle lanterne.
Al ritorno dai campi Cecchino correva a lavarsi in tutta fretta e svestiva i panni della campagna, per andare ad attendere Maria, che intanto era riuscita ad ottenere il permesso di frequentare una scuola di ricamo e di cucito, e la scortava, dall’uscita della sartoria, a debita distanza, fino a casa.
Le sue scarpe nuove e ben lucidate ogni sera, tenute come una reliquia per quegli incontri, ticchettavano nei vicoli; Maria avrebbe saputo riconoscerlo anche solo dal suo passo. Un incedere sicuro e cadenzato.
Non potevano fare il tragitto insieme. Se li avesse scorti il padre o qualcuno avesse riferito, Maria avrebbe perso anche quella li-cenza. Ogni tanto si voltava, si regalavano uno sguardo tenero e desideroso, fino al portoncino, poi un ultimo saluto dietro i ve-tri del balcone, con Cecchino fermo all’angolo dirimpetto, la madre che la redarguiva, e via, aspettando che domani arrivasse in fretta.
Una sola volta Maria trovò il coraggio di aggirare i severi divieti del burbero genitore.
Cecchino partiva militare e con l’angoscia nel cuore, si recò in stazione. Si tennero per mano a lungo, fuori dal mondo, questa volta incuranti degli sguardi dei curiosi. Il fischio del treno, in partenza sull’unico binario, li riportò alla realtà.
Si salutarono goffamente e lei tirò fuori dalla borsa in raffia, la-vorata a mano, un fagotto che avvolgeva la scarcella, preparata con le uova fresche, solo per lui. Gliela porse imbarazzata, era il primo dono che si scambiavano, e nel momento in cui stava per andar via, Cecchino approfittò di quell’attimo di debolezza e osò.
Non sapeva quando l’avrebbe rivista:
– Të në va’ accusì? – le disse all’improvviso.
Lei farfugliò, confusa:
– Cosa, come? Che vuoi dire? – Maria si esprimeva sempre in italiano, mai in dialetto. Anche in questo il padre era intransi-gente e lui pensò non avesse capito. Rincarò la dose:
– Non mi dai neanche un bacio? Vado militare, maneggerò le armi, è pericoloso sai, e se non torno, se mi succede qualcosa, non possiamo sapere cosa può accadere – Maria angosciata non gli diede il tempo di finire la frase, gli buttò le braccia al collo, gli impresse un bacio sulla guancia e scappò. Non gli concesse neanche il tempo di vedere le sue gote in fiamme.
– Allora mi vuoi proprio bene! – le urlò Cecchino, sorridendo tronfio, mentre saliva sul treno che sbuffava.
Era il loro primo bacio.
– Aspettami, tanto torno, torno presto. E ccèrtë ca tòrnë – esclamò felice come se invece che militare andasse a nozze.
Maria non si girò, continuò a correre, con le sue parole strette al cuore. Il pegno del loro amore.

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