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’L’amicizia pura’ lettere di Simone Weil

di Marisa Madonini
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Pubblicato il 29/04/2019 18:32:44

Le sedici lettere indirizzate da Simone Weil all'anarchico spagnolo Antonio Atarés si trovano nel volume 'L'amicizia pura' (Castelvecchi, Roma 2013, ristampato nel 2016 a cura di D. Canciani e M. Antonietta Vito). Nello stesso volume sono raccolte anche le lettere indirizzate al poeta Joe Bousquet durante i mesi passati a Marsiglia, una stagione di fioritura delle amicizie e un momento di straordinaria ricchezza e fecondità del pensiero e della scrittura di Simone Weil.

Rivolgendosi ad Antonio Atarés, Simone si ricorda della Spagna, della sua breve partecipazione alla guerra civile (estate 1936) :'... sono stata, per qualche tempo, nel suo bel Paese, anche in alcuni piccoli villaggi dove gli stranieri non si spingono mai. Credo che sia la sua regione. Non ho mai dimenticato i contadini che ho visto nelle campagne; mi hanno lasciato un'impressione indimenticabile'

Simone, che ha conosciuto Atarés tramite Nicolas Lazarevitch, amico e confidente, militante sindacalista, ha subito intuito di poter corrispondere con un essere d'eccezione, spirito straordinario che la sventura (Antonio, poeta, contadino e anarchico recluso  in Algeria dove era stato confinato dal regime di Vichy) non ha sopraffatto. 

Ecco alcuni pensieri di S. Weil  tratti da queste lettere:

'[...] rimpiangi ancora gli uccelli dei Pirenei? Non so se il silenzio non sia più bello di qualsiasi canto. In un vasto paesaggio, quando il sole tramonta o sorge, non c'è armonia più perfetta del silenzio... sono contenta che tu abbia l'acqua pura;  l'acqua pura è una bella cosa...

 

Ti ho spedito un vaglia; te ne spedirò altri di tanto in tanto secondo i tuoi bisogni e le mie possibilità. Non penso che ti faccia degli scrupoli o abbia dei dubbi in proposito.  Quando ho del denaro tra le mani, non penso affatto che mi appartenga. Si trova lì e basta... vorrei tanto che il denaro fosse come l'acqua e scorresse  da solo dove ce n'è troppo poco...

 

Quando vivevo nella casa abbandonata che ti ho descritto, ho letto, in spagnolo, San Giovanni della Croce (S. Juan de la Cruz). Il proprietario della casa possedeva il libro e me l'ha prestato. E' un susseguirsi di poesia e di prosa, entrambe estremamente belle. Il pensiero, con parole diverse, è molto simile a quello di Platone... Ti ricopio una 'copia' che trovo molto bella:

Les aves de Arabia Viven eternas;

Viven porque no sabien Lo que son penas.

Que si penaron

En el mundo no hubiera Aves de Arabia

 

Gli uccelli d'Arabia vivono in eterno;

Vivono perchè non sanno cosa sono le pene.

Se dovessero penare

Nel mondo non ci sarebbero

Uccelli d'Arabia

 

Simone, al fine di lenire la tristezza del deportato, trasmette moti di tenerezza e lucidità di pensiero e chiude sempre le lettere con parole incoraggianti e di profonda amicizia che rivelano eccezionale energia e la cura nella qualità dei rapporti umani

 

 

 

 

 


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