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Sei Cento Quaranta

di Emilia Filocamo
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Pubblicato il 10/11/2013 12:57:15

Ricordo quando chiamasti la

nera signora per sverminarmi

dalla paura dal ventre  e lei,

sotto i tre nodi, trovò le tre

urla ed i bordi esplosi della

culla che non sarebbe arrivata.

Ricordo  il bastone e la spola- cantilena

del fruttivendolo, Don Paolo dimenticato

al sonno, ciliegio da marciapiede e la

testa ottanta spaiata dalla smemoratezza:

anestesia da morte, gatte sorelle.

E la Messa pomeridiana nel forno

di Via Magenta  e l'incontinente

colata appiccicosa dei passeri

sui marmi del bar e Pippo,

silenzioso quanto un nano.

Ricordo la bionda signora

della farmacia, le gambe bambù

sotto il camice bianco, lische

senza peli, pali spenti.

Ma da notizie sicure,

so che la sera è arrivata

pure là, strattonando il sole,

rovesciando il secchio, pittura buia.

Mentre un geco risale la catena

dei muri, scalatore upside down,

tutti credono  di vedermi ancora

chiaramente semplice nei miei

ritmi blu. Forse anche tu  mi

credi così, collezionabile fra

la caldaia ed il terrazzo, la

margherita stizzosa e lo strofinaccio:

ma proprio io sono cento volte più spaventosa.


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