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Testa di bronzo

di Paolo Melandri
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Pubblicato il 27/02/2019 14:39:06

Qui a destra dell'ingresso questa testa di bronzo,

umana, sovrumana, l'occhio tondo da uccello,

tutto il resto avvizzito e come mummia.

Quale grande frequentatore di tombe spazza il cielo lontano

(qualcosa lassù può resistere, anche se muore tutto il resto)

e non vi trova nulla che ne riduca il terrore,

hysterica passio della propria vacuità?

 

Non era un tempo una cupa frequentatrice di tombe; la sua forma

tutta colma, quasi un dono della munificenza della luce,

eppure donna dolcissima: chi può affermare

quale delle sue forme ha mostrato la sua vera essenza?

Forse l'essenza è composita (l'acuto Redi

l'ha pensato) e in un respiro una boccata

trattenne l'estremo della vita e della morte.

 

Ma persino al palo di partenza, tutta lucente e nuova,

io vidi in lei una natura selvaggia, e pensai

che una visione del terrore che doveva attraversare

le avesse infranto l'anima. La sua vicinanza

aveva portato la fantasia a quell'estremo in cui respinge

tutto quanto è altro da lei: divenni frenetico,

vagavo ovunque mormorando: “Piccola mia! piccola mia!”.

 

O la pensavo soprannaturale; come se un occhio

più severo guardasse attraverso il suo occhio

questo sozzo mondo nel suo declino e crollo,

progenie dinoccolate fatte grandi, grandi stirpi avvilite,

perle ancestrali gettate in un porcile,

in sogni eroici derisi da pagliacci e furfanti,

e chiedesse che cosa restasse da salvare al massacro.

 

© Paolo Melandri (27. 2. 2019)


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